(dal blog “Refrattario e Controcorrente”). Nell’articolo, quando si parla del NPA, ci si riferisce all’NPA-l’Anticapitaliste
Data la pericolosissima situazione politica in Francia, con una possibile vittoria del Rassemblement National alle prossime elezioni presidenziali, in tutte le organizzazioni e settori della sinistra si discute sulla posizione da adottare. La sinistra rivoluzionaria non può, ovviamente, sottrarsi a questo dibattito.In questo articolo di opinione, Razmig Keucheyan, Gilbert Achcar, Michael Löwy e Ugo Palheta sostengono che i rivoluzionari devono mantenere la propria “autonomia strategica” contribuendo attivamente a un fronte unito a sostegno del voto per Mélenchon.
L’odio della classe dominante per La France Insoumise tradisce la sua paura per una possibile vittoria della sinistra radicale. Questa polarizzazione sociale deve determinare l’atteggiamento dei rivoluzionari durante la campagna presidenziale del 2027. La decisione dell’NPA di sostenere la campagna di Jean-Luc Mélenchon contribuisce all’ascesa di una sinistra radicale. Tutti coloro che si identificano con l’anticapitalismo devono aderirvi.
La borghesia non odia gratuitamente; La France Insoumise (LFI) ha sfidato l’ordine costituito. In campo economico, propone un’alternativa al neoliberismo: la pianificazione ecologica, che mira a assoggettare il capitalismo a principi extraeconomici, di giustizia sociale e di rispetto per gli ecosistemi. Questa alternativa non è intrinsecamente anticapitalista, ma se attuata seriamente, tenendo conto degli equilibri di potere, apre una serie di possibilità e potrebbe portare al superamento del capitalismo e delle sue crisi.
LFI ha dimostrato la sua capacità di pensare controcorrente sulla questione palestinese. Ci ha ricordato che la storia non inizia il 7 ottobre 2023, che questo tragico evento è preceduto da 75 anni di oppressione dei palestinesi da parte di Israele e dei suoi sostenitori, e si è opposta con fermezza a un sistema politico e mediatico che accusa i suoi rappresentanti di antisemitismo in ogni modo possibile.
Dalla caduta del Muro di Berlino, numerosi movimenti sociali e politici hanno sfidato il neoliberismo in tutto il mondo. Tuttavia, siamo ancora all’inizio di un processo di ricomposizione che richiederà tempo. La campagna presidenziale rappresenta un’opportunità per fare un passo avanti nella costruzione di una sinistra combattiva.
A nostro avviso, non ci sono dubbi: chi rivendica l’eredità – nella sua forma plurale – del marxismo rivoluzionario deve schierarsi con La France Insoumise. Le elezioni presidenziali sono momenti importanti nella vita politica del paese, ma il loro legame con le mobilitazioni collettive di lungo periodo – movimenti sociali e sindacali – deve essere attentamente considerato. Gli anticapitalisti devono dare un contributo decisivo a questo legame.
Si raccomanda cautela: le nostre divergenze con La France Insoumise (LFI) sono significative. All’interno di LFI non esistono meccanismi democratici che consentano agli attivisti di decidere le principali direzioni del movimento. Mentre l’obiettivo di trasformare la società attraverso la riflessione e l’azione collettiva presuppone il libero dibattito e l’organizzazione del pluralismo. L’obiettivo è inseparabile dal percorso per raggiungerlo, poiché l’esperienza del XX secolo dimostra che separare completamente i due aspetti porta spesso al disastro. Ciò non esclude, ovviamente, l’esistenza di organizzazioni strutturate, purché funzionino democraticamente. La democrazia accresce il potere e l’intelligenza del collettivo e dei suoi membri.
Inoltre, sebbene LFI abbia contribuito a tutte le principali lotte degli ultimi anni, il suo centro di gravità risiede nel parlamento: non esiste praticamente alcun contrappeso al di fuori delle istituzioni. In queste condizioni, si corre il rischio che il movimento si adatti a queste istituzioni anziché trasformarle, soprattutto se l’organizzazione dovesse arrivare al potere. LFI ha istituito l’Istituto La Boétie, che svolge un ottimo lavoro di sviluppo intellettuale e formazione per gli attivisti. Tuttavia, manca di una funzione organizzativa di base e, pur contribuendo allo sviluppo intellettuale di La France Insoumise, l’istituto appare scollegato dalle decisioni strategiche del movimento.
Ma è proprio questo il punto: gli anticapitalisti possono dare un contributo significativo alla campagna su queste diverse questioni, consentendo così alla sinistra militante di compiere progressi collettivi. Una cooperazione costante con l’NPA porterebbe grandi benefici a LFI, e viceversa. Jean-Luc Mélenchon ha ottenuto il 22% dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali del 2022; la sua influenza è incomparabile a quella dell’NPA. E cambiare il mondo è una questione di scala.
L’NPA è erede di una cultura profondamente democratica ed egualitaria. Ciò sarà evidente ovunque i suoi attivisti parteciperanno alla campagna. Allo stesso modo, nella tradizione del marxismo rivoluzionario, il pensiero e l’azione collettiva non devono essere separati: si alimentano reciprocamente in continuazione.
L’organizzazione americana Democratic Socialists of America (DSA) rappresenta un interessante caso di studio che invita a riflettere sulla situazione attuale. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, è parte della DSA, così come i candidati che da mesi partecipano alle primarie democratiche, sventolando la bandiera del “socialismo democratico”. A partire dalla campagna di Mamdani, i DSA hanno raddoppiato il numero dei propri iscritti: ora vantano oltre 120.000 membri in tutti gli Stati Uniti!
Per andare oltre
Questo cambiamento di scala comporta nuove sfide per l’organizzazione, in particolare il rischio di essere assorbita dalle istituzioni politiche esistenti. Ma questo pericolo è il rovescio della medaglia del progresso del movimento; l’alternativa è rimanere per sempre stagnanti come un piccolo gruppo. Il DSA è rimasto fedele alla sua struttura democratica e al suo impegno a porre la lotta di classe al centro delle sue azioni. La sua esperienza dimostra che le battaglie istituzionali sono talvolta parte dell’arsenale che i rivoluzionari devono impiegare per cambiare il mondo.
L’elezione di Jean-Luc Mélenchon non è lo scenario più probabile, anche se non può essere esclusa. Non siamo più negli anni ’80. All’epoca, l’ascesa al potere di François Mitterrand, che portò rapidamente a misure di austerità, si verificò in un contesto di crescente neoliberismo a livello globale, in particolare con le elezioni di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Sebbene il neoliberismo sia tutt’altro che morto, e sebbene la destra sia forse persino più minacciosa rispetto agli anni ’80, il panorama politico odierno è più aperto: con l’aggravarsi delle crisi del capitalismo, si stanno ampliando i settori potenzialmente ricettivi alla retorica anticapitalista.
Uno scenario più probabile è l’ascesa al potere di Marine Le Pen e del Rassemblement National, strumento elettorale del neofascismo francese. Nonostante il suo ottimismo, La France Insoumise (LFI) non sembra preparata a questa eventualità. Il quadro giuridico per mettere al bando LFI è già predisposto; un futuro presidente di estrema destra dovrebbe semplicemente premere il pulsante.
Sarà quindi necessario trasformarsi in una resistenza antifascista, il che richiede un’organizzazione decentralizzata, se non clandestina: la base deve dimostrare iniziativa. Eppure questo è proprio il tipo di organizzazione che LFI si rifiuta di creare. I “gruppi d’azione” non hanno risorse né autonomia: che ne sarà di loro se il movimento verrà decapitato? Cosa accadrà quando la politica non sarà più – o molto meno – una questione di istituzioni, perché i neofascisti avranno preso il controllo?
L’NPA è erede di tradizioni politiche che hanno saputo organizzare con successo lotte extraparlamentari, e al suo interno esistono ancora risorse e competenze per questo scopo. Questo compito spetterà, più in generale, a tutti coloro che, all’interno dei movimenti ambientalisti e sindacali, dei gruppi antirazzisti, femministi, pacifisti e, naturalmente, antifascisti, desiderano costruire la lotta su tutti i fronti. Qualunque sia l’esito delle elezioni presidenziali, la cooperazione tra LFI e i rivoluzionari ha senso: si tratta di rafforzare ora le infrastrutture per le proteste di domani, il che è essenziale a prescindere da ciò che accadrà alle prossime elezioni presidenziali.
È giunto il momento che i rivoluzionari abbiano fiducia nelle proprie idee. “La storia ci sta mordendo il collo”, scriveva Daniel Bensaïd in un contesto pur completamente diverso. Prende strade inaspettate e spesso impervie, ma non è sempre stato così? Le circostanze attuali richiedono la formazione di un blocco di gruppi di sinistra combattivi, in cui ogni organizzazione possa mantenere la propria autonomia strategica, ma nella cui costruzione i rivoluzionari debbano svolgere un ruolo decisivo.
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