Pubblichiamo, dopo l’articolo del NPA-Anticapitaliste, anche quello del NPA-Revolutionnaires
In TV, Macron ha parlato più della “violenza” che ha segnato le manifestazioni del 17 ottobre che delle cause della rabbia. Se aveva qualche frase per “richieste legittime”, era per annunciare riunioni di bla bla, senza alcuna misura concreta. D’altra parte, contro i “teppisti”, ha invitato prefetti e procuratori a essere il più severi possibile, invitando i partiti politici a unirsi… riportare tutto alle elezioni presidenziali del 2027.
Ma è impossibile nascondere l’immenso successo del giorno del 17 ottobre. Con tutto il rispetto per Macron, l’autunno sarà caldo! 550.000, secondo la polizia, o 800.000, cifra riportata dalla stampa, sono stati, in ogni caso, una grande mobilitazione per una data che è arrivata dal nulla all’inizio di settembre, rivendicata dai “Gillet Gialli”, solo per ricordarci che nel 2018 la rivolta si era diffusa nel paese per un litro di diesel circa… 1,50 euro al litro. Fu l’irruzione dei giovani studenti delle superiori a dare una spinta alla mobilitazione e a mettere la data sul calendario per sempre.
Il governo, tormentato dalla convergenza di rabbia contro le sue politiche, cercò di stroncare sul nascere il movimento degli studenti delle scuole superiori assaggiando, gassando e colpendo adolescenti molto giovani. Ma nulla ha aiutato. I giovani hanno resistito e il loro movimento ha fatto da catalizzatore: tutta la rabbia si è concentrata sabato 17 ottobre!
Chi sono i veri “teppisti”?
Condannando la “violenza” che circola in loop sui media, Lecornu inviò una sorta di ultimatum: “Dovete scegliere la vostra parte: quella della Repubblica – e quindi della polizia – o quella dei rivoltosi.” C’è stata davvero violenza, senza dubbio uno specchio di quella che la polizia ha sottoposto agli studenti delle scuole superiori, specialmente nei quartieri operai, ad esempio nel ’93. Violenza, inoltre, è commisurata alla rabbia contro questo governo che copre i ricchi di generosità togliendo tutto ciò che è utile alle classi lavoratrici.
Ma coloro che denunciano la distruzione e il saccheggio di un sabato sera sembrano non vedere la distruzione di vite causata dalle politiche pro-imprese: 350.000 senzatetto, quasi due milioni di lavoratori che sopravvivono con meno del salario minimo, code sempre più lunghe ai Restos du Cœur e in altre associazioni di soccorso. Un rotto umano, non una rottura della pensilina dell’autobus!
E che dire di chi viola i servizi pubblici? Chi ha lasciato che le scuole cadessero in rovina? Chi ha smantellato il sistema sanitario pubblico? Di quelli che distruggono posti di lavoro chiudendo fabbriche? Macron-Lecornu-Nuñez sperano che lo spaventapasseri della “violenza” zittire la rabbia: non ci riusciranno.
Protestare non basterà, l’economia dovrà essere paralizzata
Già il coordinamento nazionale delle scuole superiori e degli studenti prevede nuove giornate di azione a partire da giovedì 22 ottobre, con i Gillet Gialli sabato 24, dall’inizio dell’anno scolastico martedì 3 novembre e, insieme a tutti i lavoratori, il 5 novembre. L’interunione aveva già programmato questo giorno di ottobre, per poter collocarsi a cavallo di quello del 17 ottobre senza menzionarlo. Non solo il 17 ottobre è stato un enorme successo, ma quello del 5 novembre sembra ora un nuovo passo concreto, soprattutto con la pausa tra le vacanze scolastiche di Ognissanti che mette in pausa la mobilitazione delle scuole superiori.
Come hanno fatto gli studenti delle scuole superiori e dell’università, dobbiamo discutere ora, nei laboratori e negli uffici, come organizzarci per influenzare il movimento e amplificarlo. 22, 24, 3 e 5 novembre: tutte queste date devono essere traguardi. Protestare è ovviamente importante, ma non sarà sufficiente. Dovremo anche paralizzare l’economia, avvicinarci a uno sciopero generale, perché dietro questo governo dei ricchi ci sono i ricchi, proprio i padroni, a cui dobbiamo costringere a sputare tutto ciò che ci hanno rubato.
Editoriale NPA-Revolutionnaires del 19 ottobre 2026
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