Ieri sera, tra le 18 e le 19, si è tenuto il secondo flash mob contro il caro carburanti, dopo quello di via Milano della scorsa settimana. Stavolta i “gilet gialli” bresciani hanno picchettato l’ENI di via Valle Camonica, con striscioni e una pompa di cartone dove erano scritti i prezzi “medi” col punto di domanda. Come la scorsa settimana, l’accoglienza degli automobilisti è stata molto positiva. Non solo si fermavano a prendere il volantino, ma ci facevano i complimenti per l’iniziativa, dicendo “Era ora che qualcuno si muovesse”, “Bisognerebbe fare sciopero”, ecc. ecc. Il luogo, diversamente da quello della settimana scorsa, non ha quasi passaggio di pedoni, per cui è stato più difficile parlare con le poche persone appiedate, ma il fatto che fosse quasi unanime il consenso (un solo automobilista ci ha fatto il segno col medio alzato gridando “comunisti di m…”, probabilmente indignato per la bandiera rossa col simbolo di Sinistra Anticapitalista vicino ad uno striscione) è il segno dell’utilità di queste iniziative. Che cominciano a moltiplicarsi su scala nazionale, soprattutto al Sud. Il “contentino” della riduzione temporanea, iniziata da ENI a cui hanno fatto seguito le altre multinazionali petrolifere non inganna nessuno. Continuiamo a chiedere la requisizione dei sovrapprofitti, il controllo statale dei prezzi dei carburanti, lo stop alle spese militari, la cacciata del governo guerrafondaio e servo del capitale! Alle 19, i picchettanti sono andati al presidio in Largo Formentone in solidarietà con i Palestinesi, che ospitava l’iniziativa contro le politiche razziste nella scuola pubblica, a dimostrazione della necessità di unire le lotte contro tutti gli aspetti del sempre più barbarico sistema capitalistico.

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