di Umberto Franchi
Siamo in presenza dell’agire degli speculatori finanziari come la NYMES o ICE, nonché la presenza di Fondi di Investimento e Banche, i quali comprano e vendono contratti petrolieri grezzi basandosi sulle aspettative di domanda e offerta future , influenzate dalle guerre e crisi geopolitiche.
Nel Mondo del cosi detto “Libero Mercato” manca una autorità centrale globale che fissa il prezzo del petrolio per decreto, quindi la speculazione tutta finalizzata a gonfiare i prezzi alla fonte ed alla pompa di benzina , dipende solo dall’incontro libero tra domanda ed offerta.
Secondo e stime ufficiali globali effettuate da Brent, WTI, e dall’organizzazione non governativa “Transport & Environment” (T&E) in modo rigoroso sui margini di raffinazione delle maggiori compagnie petrolifere, i guadagni speculativi che vengono chiamati Extraprofitti, dall’inizio della guerra con l’RAN voluta da Trump e Netanyahu, hanno fatto fare profitti per 234 miliardi di dollari.
Ci sono colossi che solo nell’ultimo trimestre hanno registrato incrementi speculativi mastodontici come: la Saudi Aramco con 32,69 miliardi, ExxonMobil un utile netto di 14,5 miliardi, la Chevron 12, 1 miliardi, la Shel 10,8 miliardi, mentre l’Eni, Total, BP, Shel, Repsol si attestano con utili tra i 7,5 ed 8,5 miliardi ciascuna compagnia. Sono miliardi di profitti in dollari con incrementi del 130% rispetto ai periodi precedenti la guerra.
Quindi gli speculatori finanziari che aumentano i prezzi del greggio al barile e le compagnie petrolifere mondiali che lo raffinano e lo vendono ai distributori di benzina, non hanno ragioni razionali come la mancanza di grezzo a causa della guerra, le scorte di petrolio esistono come e più di prima della guerra, ma sono dovute solo al fatto che in un regime capitalista di libero mercato, le imprese possono agire impunemente aumentando i prezzi con la scusa dei venti di guerra o della parziale chiusura dello stretto di Hormuz.
In sostanza i profitti non derivano da scelte industriali come potrebbero realizzarsi con investimenti strutturali, ma dalla speculazione autorizzata che prende a pretesto la situazione geopolitica con i conflitti internazionali, creando uno shock sull’offerta petrolifera e anche del gas con il pretesto di timori di possibili future carenze, che in realtà non esistono.
Ora in questa realtà, quando il prezzo del petrolio al barile sale, le compagnie petrolifere scaricano immediatamente i rincari con gli aumenti della benzina e diesel, (che rispetto a prima della guerra in Iran, in Italia sono cresciuti di mezzo euro) mentre quando i prezzi al barile scendono, i prezzi alle pompe di benzina continuano come prima e solo dopo molti giorni scendono di qualche cosa.
Oggi in media in Italia il Diesel costa 2,20 euro al litro e la benzina 2,08 al litro, con i margini di raffinazione molto gonfiati rispetto al costo del grezzo con enormi plusvalenze puramente speculative che devono pagare i cittadini quando vanno a fare benzina.
In questo contesto Germania, Spagna, Italia, Austria, Polonia, Portogallo, hanno chiesto al Consiglio UE un quadro normativo coordinato sulla tassazione dei vergognosi extraprofitti per recuperare un qualche sostegno economico alle famiglie colpite da carovita che non agisce solo sulla benzina ma anche su tutti i prodotti a partire da quelli dei generi alimentari. Ma la Commissione Europea ha detto che i prelievi forzosi possono farli solo i vari Stati membri della UE.
Ora in Italia, abbiamo un governo che mentre fa leggi come la chiede la Confindustria … [di recente hanno fatto una legge che regala alle imprese un miliardo se le medesime applicano i minimi contrattuali ai propri dipendenti (paghe di fame)]… decide di destinare 9 miliardi di euro agli incrementi di armamenti, mentre sul rincaro della benzina adotta il metodo della carità temporanea tagliando le accise di alcuni centesimi di euro per qualche giorno.
Abbiamo un governo che non è in grado nemmeno di far pagare alle compagnie petrolifere un contributo sui miliardi di extraprofitti guadagnati speculando, con un ministro dell’azienda Berlusconiana chiamata Forza Italia che dice non poter far ridurre gli extraprofitti fatti dagli speculatori, perché “sarebbe una misura da “Unione Sovietica” (sic).
Ma gli italiani, i lavoratori, con il caro benzina, luce, gas, prezzi generi alimentari , dall’inizio della guerra hanno dovuto tirare fuori dalle proprie tasche circa 1.000 euro, molto di più di quanto hanno preso con gli incrementi dei rinnovi contrattuali.
I consumatori quando vanno a fare benzina sanno che il costo del 60% di ogni litro di benzina viene dato allo Stato in tasse chiamate accise e si ricordano molto bene come la Meloni nella sua compagna elettorale in un famoso spot alla pompa di benzina, chiedeva al governo di allora di togliere l’accise.
Oggi che governa lei, agisce al contrario ed ha tutto l’interesse affinché la benzina aumenti, così incassano loro più soldi.
Quindi è anche per questo motivo che la Meloni non intraprende nessun intervento strutturale fregandosene di essere in contraddizione con se stessa, e tanto pensa alle tasche degli italiani, anzi spera che gli italiani la votino ugualmente.
Ora alla drammatica situazione creata dai rincari della benzina ed energia, l’Italia del governo delle destre a guida Meloni da quattro anni, è l’unico caso in Europa dove salari e pensioni diminuiscono. In tutti gli altri stati d’Europa e non solo d’Europa, i salari sono aumentati e aumentano assai più dell’inflazione mentre in Italia dal 2021 ad oggi sono diminuiti del 7,60% , divenendo gli ultimi su 20 Paesi Europei.
Quindi la gravità che gli aumenti della benzina/energia hanno sui ceti più deboli, con la benzina potrebbe arrivare presto a 3 euro al litro, stanno anche nel fatto che essi vanno a colpire una realtà Italiana che era già grave in precedenza a causa delle scelte economiche e sociali fatte in quattro anni dal governo delle destre di Meloni, ma non solo, che hanno ridotto 5,7 milioni di persone in povertà assoluta senza, una povertà relativa che investe altre 8,7 milioni di persone che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, 4,5 milioni di persone che pur lavorando sono poveri e percepiscono meno di 1.000 euro al mese.
Allora mi faccio e faccio queste domande:
Come è possibile che nonostante questa situazione sociale, nel nostro Paese il conflitto di classe oggi sostanzialmente non esiste o non è un conflitto adeguato…?
Come mai non c’è una rivolta del mondo del lavoro e popolare?
Non credo che sia per il caldo, In altri tempi il popolo sarebbe sceso nelle piazze e reclamato il blocco dei prezzi sulla benzina.
Non penso nemmeno che ciò sia dovuto solo alle infami leggi fatte dal governo Meloni/Nordio per reprimere chi protesta con multe salate e galera… .
Sicuramente nel nostro Paese esiste anche una forte rabbia per la realtà sociale, civile, culturale, politica che viviamo. Ma la reazione è complessivamente debole, quasi di rassegnazione .
La risposta a mio parere va ricercata nella sfiducia esistente verso “tutti” : forze politiche (destra ma anche sinistra) e forze sindacali a causa delle esperienze avute nel passato.
Ma la corda a suon di tirarla sono convinto che si spezzerà…. Occorre allora che la sinistra sociale e politica si doti di una logica che non teme il conflitto, ma l’organizza perché esso è il motore necessario affinché la realtà possa profondamente cambiare.
Ma chi dovrebbe alimentare ed organizzare il conflitto sociale ?
Oggi , sono comunque le OO.SS. che avrebbero ancora la forza di mobilitare le piazze contro il caro benzina … e la CGIL avrebbe avere la forza di dotarsi di una piattaforma rivendicativa non solo per reclamare il blocco dei prezzi a partire dalla benzina ma anche per riconquistare i salari e tutto ciò che i lavoratori hanno perso negli ultimi 40 anni…
Penso però che anche i Comitati ed Associazioni esistenti dovrebbero fare un salto di qualità , uscire dalla sola logica della battaglia locale per risolvere problemi specifici spesso legati all’ambiente e legare le questioni locali alla realtà più generale , cercando di procedere nel Costruire le condizioni della lotta sulle tematiche sociali generali (anche contro l’aumento della benzina), dal basso. Credo che i comitati, le associazioni, forse in questa fase avrebbero più possibilità di mobilitazione che dei partiti di sinistra.
Umberto Franchi 28 agosto 2026
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