da Rivoluzione Comunista

Dal Web: www.osservatorioafghanistan.org                                                                                                                                                                                                                                                 

Cinque anni dopo 

Dal Blog di Enrico Campofreda, 14 agosto 2026

A cinque anni dall’istaurazione dell’incubo dell’Emirato afghano, che la diplomazia statunitense nei mesi precedenti l’agosto 2021 aveva accettato e avallato prima di fare le valigie per Washington, alcune attiviste della sempreverde Rawa (Revolutionary Association Women of Afghanistan) in continuo contatto col Coordinamento italiano sostegno donne afghane hanno risposto a domande poste da giornaliste e attiviste italiane collegatesi in conferenza stampa. Un incontro virtuale ma vivacissimo. Nelle migliaia di chilometri di distanza la rete, con le precauzioni del caso viste le possibili conseguenze che loro stesse spiegano, ha consentito a Nihal, Bahin e altre giovani attiviste d’illustrare ciò che i propri occhi vedono quotidianamente e quello che le proprie menti e mani fanno. In clandestinità e con immensa determinazione. Applicando ogni stratagemma, alla maniera in cui anni addietro incontrammo una nota militante dell’epoca spuntata da sotto un burqa. Una fase in cui non governavano i talebani ma gli amici dell’Occidente, sempre comunque infidi per le donne. “I talebani non sono cambiati, sono solo diventati più spietati. Rispetto a tempi passati hanno maggiore supporto finanziario e accesso alla tecnologia, così possono controllare la vita privata delle persone”. “Hanno anche ricevuto maggiore sostegno internazionale, di fatto sono stati normalizzati. Sapete che da tempo vietano alle giovani l’accesso alla scuola secondaria e all’università, impediscono il lavoro femminile oltre a controllarne, direttamente o tramite gli uomini di famiglia, movimenti e presenza nella società. Subiamo una segregazione sistematica”. “Alle donne è vietato di vivere, vengono segregate in quanto donne, non hanno accesso a nulla, non possono fare nulla”. “Il genere femminile è soggetto a condizionamenti restrittivi, non viene colpito solo nell’istruzione, sul lavoro, nell’abbigliamento, siamo assediate nella privacy. Ormai lo stesso lavoro casalingo può subìre la censura dei controllori”. “Un esempio: se vogliamo ottenere una Sim card dobbiamo mostrare la carta d’identità elettronica, questa consente a chi vuole controllarti di ricevere ogni informazione comprese quelle biometriche. In alcune province periferiche alle donne è proibito di avere una personale Sim card, e se la ricevono attraverso il marito o parenti maschi, ecco che il controllo s’allarga alla famiglia”. “La rete viene utilizzata a scopo coercitivo dal Ministero del Vizio e della Virtù: s’inducono impiegati e funzionari all’ascolto delle chiamate, ultimamente ad Herat sono state individuate partecipanti a incontri di piazza tramite i loro cellulari”. “Ormai quando usiamo i telefoni, quando parliamo o ci connettiamo a Internet diamo al sistema di controllo talebano la possibilità d’individuarci”… LINK: Cinque anni dopo – osservatorioafghanistan

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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA 

GIANCARLO LANDONIO   

VIA STOPPANI,15 -21052 BUSTO ARSIZIO –VA-

(Quart.Sant’Anna dietro la piazza principale)

e-mail: circ.pro.g.landonio@tiscali.it 

—————————————————————————————–Archivio opuscoli in diffusione in prov. di Varese dall’ anno 2010.    
Afghanistan

Pubblicato da Rivoluzione Comunista

Opusc.Afghanistan

AFGHANISTAN

TEATRO DELLA RIPARTIZIONE IMPERIALISTICA DEL MONDO E DI ATROCITA’ INFINITE

Il ritiro delle ultime truppe americane e Nato, tra cui quelle italiane, dopo venti anni di occupazione dell’Afghanistan, è il risultato dell’accordo di Doha (Qatar), sottoscritto il 29 febbraio 2020 dall’allora segretario di stato Pompeo con il mullah Baradar, quale rappresentante dell’”Emirato Islamico dell’Afghanistan”, lo Stato dei Talebani rovesciato nel 2001 dall’intervento USA nel paese, e delle trattative seguite per 18 mesi sotto la presidenza Trump e Biden e tuttora in corso per l’attuazione di quegli accordi.

Gli USA sono giunti a questo accordo per due essenziali ragioni: la riorganizzazione della loro presenza politica e militare in Asia, imposta dal sempre più aspro confronto in atto con la Cina; l’impossibilità di continuare a dominare l’Afghanistan, paese devastato da oltre 40 anni di occupazioni militari straniere e di guerra civile, utilizzando il corrotto governo “democratico” dei loro manutengoli, i presidenti Karzai e Ghani e i vari signori della guerra. Per queste ragioni, gli imperialisti americani hanno ripreso a trattare con i Talebani, che già negli anni ’90 del secolo scorso – in combutta con Pakistan e Arabia Saudita – avevano armato e portato al potere nel 1996, prima di scalzarli nel 2001 occupando il paese, come si potrà leggere nell’opuscolo che qui riprendiamo, pubblicato il 24/2/2010.

Certo, il ritiro delle forze statunitensi, britanniche, italiane, francesi e della NATO – dopo vent’anni di occupazione, che hanno portato più morti, centinaia di migliaia, più profughi, più devastazione e miseria ai diseredati, alle donne e ai proletari afghani che durante la decennale occupazione russa dal 1979 al 1988 – non può che farci piacere ed è senz’altro il risultato dell’indomabile resistenza di questo popolo.

Ma non bisogna prendere lucciole per lanterne e credere che l’imperialismo USA e i suoi concorrenti europei rinuncino alla loro influenza e a futuri interventi nello sfortunato paese: l’accordo di Doha, infatti, riporta al potere i Talebani come unica forza ritenuta capace di controllare i braccianti senza terra e l’enorme proletariato concentrato nelle città, le donne e i giovani afghani con un apparato religioso-militare iper-reazionario rafforzato dagli accordi con i vari signori della guerra e i militari e burocrati del disfatto governo Ghani, che hanno consegnato le loro province e città senza combattere o sono fuggiti disordinatamente; ma li riporta in cambio di ferree garanzie dettate dagli USA ai mullah, in materia di politica estera (nei rapporti con Iran, Cina, Pakistan e Russia) e di futuri investimenti per lo sfruttamento delle grandi ricchezze del paese.

E’ dubbio che i Talebani, che già fallirono in questi compiti nel 1996-2001, possano riuscirvi ora, in una situazione molto più grave, sia sul terreno della guerra civile interna sia sul terreno dei conflitti internazionali.

La storia dell’Afghanistan e degli interventi stranieri nel paese, che viene ripercorsa nell’opuscolo, serve a chiarire i termini della questione e a dare gli strumenti per fare – qui “in casa nostra” – la guerra a chi ha portato e porterà ancora guerra in Afghanistan e in tutto il Mediterraneo, l’imperialismo italiano e i suoi compari americani, europei, russi etc.

Agosto 2021- 2026  image_print(PDF OPUSCOLO) 

—Edizione a cura—
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