di Gianni Sartori
Il 30 settembre settembre, in coincidenza con la Giornata della verità e della riconciliazione (National Day for Truth and Reconciliation – Journée nationale de la verité et de la réconciliation; detta anche Orange Shirt Day – Jour du chandail orange), è stata emessa la sentenza della 57ª sessione dedicata alle bambine e ai bambiniindigeni scomparsi e alle sepolture senza nome in Canada.La sessione (tenuta a Montreal dal 25 al 29 maggio 2026) era stata convocata su richiesta del Native Women’s Shelter di Montreal, con il sostegno di diverse organizzazioni: Future Generations Foundation, David Suzuki Foundation, Know History, JFK Law LLP, Aboriginal Legal Service e il Daphne art centre.
Con lo scopo di ripristinare la realtà, la visibilità, l’entità e le responsabilità storiche in merito agli abusi subiti dai piccoli indigeni, oltre che dalle loro famiglie e dall’intera comunità di appartenenza.
Al Tribunale Permanente dei Popoli (TPP)* il compito della composizione della giuria. Formata da sette giuristi, accademici e difensori dei diritti umani provenienti da diversi contesti geografici. Esperti di diritto indigeno, giustizia di transizione, diritto penale internazionale e diritti delle minoranze:Lo spagnolo Carlos Beristain, medico e dottore di ricerca in psicologia, ha condotto numerose ricerche sulle violazioni dei diritti umani in America Latina (Colombia, Guatemala, Ecuador, Messico e Brasile) e in altre regioni del mondo. Ha fatto parte del Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti della Commissione Interamericana per il caso dei 43 studenti scomparsi ad Ayotzinapa, Messico.Carlos Castresana, pubblico ministero e giurista spagnolo, dal novembre 2014 è membro del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia (UNICRI). E’ stato Commissario della Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala, con la categoria di Assistente Segretario Generale delle Nazioni Unite.La canadese Katsi’tsakwas Ellen Gabriel, laureata alla New York Film Academy in cinema documentario, ha incentrato il suo lavoro sull’advocacy per rivendicare la narrazione di storie di popoli indigeni. Venne scelta dal Popolo del Longhouse e la sua comunità di Kanehsatà:ke come portavoce durante l’“Oka” Crisis, nel 1990, una mobilitazione comunitaria di popolazioni indigene per proteggere la natura boschiva del loro territorio dall’ampliamento di un campo da golf in Kanehsatà:ke (il nome “Oka” è di origine coloniale). Membro della Steering Committee con l’associazione Indigenous Climate Action epresidente del Quebec Native Women’s Association (tra i suoi documentari di denuncia va segnalato Présence Autochtones for Kanàntenhs – When the Pine Needles Fall del 2024).Seánna Howard ha collaborato con l’Indigenous Peoples Law and Policy Program dal 2006, ricoprendo ruolo di Direttrice dell’International Human Rights Advocacy Workshop nella facoltà di Giurisprudenza dell’università dell’Arizona. Ha difeso i diritti di diverse comunità, come Western Shoshone, Chiricahua Apache, I Maya in Belize, il Hul’qumi’num Treaty Group, il Water Protector Legal Collective, e la nazione Navajo.L’ avvocata e procuratrice legale neozelandese Valmaine Toki (di origine Ngati Rehua, Ngatiwai, Ngapuhi) ha collaborato con l’organizzazione Te Ohu Kaimoana e nel 2011è diventata la prima neozelandese nominata dal Presidente del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite come esperta indipendente presso il Forum Permanente delle Nazioni Unite sulle Questioni Indigene. Nel 2022 è stata nominata dal Presidente del Consiglio per i Diritti Umani al Meccanismo di Esperti delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni (EMRIP).L’ex avvocata britannica Frances Webberè (autrice di Borderline justice: the fight for refugee and migrant rights) è vicepresidente onoraria dell’Haldane Society of Socialist Lawyers. Ha fatto parte della squadra che operava per l’estradizione di Pinochet. Da circa 40 anni scrive per la rivista Race & Class su temi di razzismo di Stato e diritti umani. Ha lavorato con l’European Legal Support Centre, occupandosi dei diritti degli studenti palestinesi nel Regno Unito; con Reprieve, sulla revoca della cittadinanza e sul caso di Shamima Begum; con la Black Equity Organisation e il the Public Law Project, contribuendo all’attuazione di tutte le raccomandazioni del rapporto Windrush Lessons Learned. Nel 2025 è stata Presidente della giuria del Tribunale Permanente dei Popoli sui crimini di guerra in Rojava.Il canadese Andrew Woolford (professore emerito di sociologia e criminologia presso l’Università del Manitoba, membro del Royal Society of Canada College ed ex presidente dell’International Association of Genocide Scholars) ha pubblicatoalcuni testi fondamentali sull’argomento (v.Genocide in Canada nel 2026 e Did You See Us? Reunion, Remembrance, and Reclamation at an Urban Indian Residential School nel 2021). Ha contribuito alla ricerca della Truth and Reconciliation Commission canadese sul “genocidio attraverso l’educazione assimilativa”. Collaborando a due progetti di ricerca con le comunità di sopravvissuti alle scuole residenziali canadesi (Embodying Empathy e Remembering Assiniboia).Nel corso di cinque giorni (25-29 maggio 2026) i Giudici avevano esaminato l’accusa di genocidio e crimini contro l’umanità commessi dal Canada contro i popoli indigeni delle First Nations, Inuit e Métis. Ascoltando testimonianze “sull’allontanamento forzato, sugli abusi fisici e sugli stupri di minori; sulla reclusione, sul lavoro forzato e sui decessi per malattie non trattate, maltrattamenti, malnutrizione; sulle sparizioni; sulle sepolture in tombe non contrassegnate; e sulla sterilizzazione forzata di molte donne”.Oltre ad analizzare le prove di “accaparramento di terre, acqua e altre risorse; sull’espropriazione e sull’allontanamento dei popoli indigeni dalle loro terre ancestrali; sulla separazione dei bambini dai genitori; e sul tentativo di distruggere intere culture, modi di vita, lingue e ordinamenti giuridici”.Con le testimonianze sugli effetti subiti da individui, famiglie e comunità indigene. Compreso il “trauma intergenerazionale, che porta con sé proprie patologie – dipendenze, abusi, violenza, suicidio, il circolo vizioso degli interventi dei servizi di tutela dei minori, l’eccesso di controllo di polizia, l’incarcerazione sproporzionata e l’alienazione sociale e culturale – destinate a perdurare finché non saranno affrontate le cause profonde”.Il TPP non è stato il primo a esaminare l’impatto sui diritti fondamentali del Sistema delle scuole residenziali indiane (IRSS) in Canada. Già nel 2015 la Commissione per la verità e la riconciliazione del Canada (TRC) aveva concluso che l’IRSS equivaleva a un “genocidio culturale”. I popoli indigeni hanno considerato questa conclusione (per quanto tardiva) come un passo importante perché “il Canada affronti la propria eredità di genocidio coloniale e razzismo, e prenda misure per ottenere riparazioni reali”.
Così la National Inquiry for Missing and Murderd Indigenous Women and Girls (NIMMIWG), nel suo rapporto finale del 2019, definiva “genocidio” la violenza contro le donne e le ragazze indigene. In precedenza, nel 1996, la Royal Commission on Aboriginal Peoples (RCAP) aveva riconosciuto la sovranità indigena e l’espropriazione coloniale delle terre. Chiedendo un radicale ripensamento del rapporto del Canada con i suoi popoli indigeni.Tuttavia – ed è questa la convinzione del TPP – finora gli attesi cambiamenti non si sono realizzati. Anche ai nostri giorni “il numero, i nomi e il luogo in cui si trovano i bambini morti o scomparsi restano sconosciuti, e molti giacciono sotto i campi coltivati, sotto i campi da golf o nei terreni lungo le strade. Milioni di documenti che potrebbero aiutare le famiglie a ritrovare i propri cari restano nelle mani del governo canadese e delle chiese, e la distruzione degli archivi negherà l’accesso ai familiari e ai loro discendenti”. Prosegue inoltre l’esproprio delle terre e delle risorse ancestrali indigene, mentre i bambini che crescono nelle riserve “si ammalano per la mancanza di acqua potabile e di servizi igienici”.
Quantomeno inquietante poi che da quando l’IRSS è terminato (1996/97) le sottrazioni di bambini indigeni ai genitori siano state di un numero maggiore (circa 165.000) rispetto ai 130 anni di storia delle scuole residenziali (bambini sottratti: circa 150.000).Dal comunicato del TPP del 30 settembre: “Oggi, nella Giornata nazionale per la verità e la riconciliazione, il Tribunale conclude che il Canada ha commesso i crimini internazionali di genocidio (la deliberata distruzione di un gruppo in quanto tale) e crimini contro l’umanità, in particolare apartheid e sparizione forzata. Tali crimini proseguono finché non saranno affrontati con un cambiamento reale, e non meramente simbolico. Il Tribunale individua inoltre violazioni di altri trattati internazionali sui diritti umani, quali la Convenzione sui diritti dell’infanzia e le Convenzioni contro la discriminazione razziale e di genere. I modi in cui il Canada ha eluso le proprie responsabilità per i crimini internazionali commessi si sono espressi con l’esclusione del «genocidio culturale» nella Convenzione sul genocidio del 1948; non ratificando importanti trattati contro l’apartheid e le sparizioni forzate; e non inserendo questi crimini, né forme di genocidio come il trasferimento forzato di minori, nella propria legislazione interna”.Per cui il governo canadese dovrebbe “riprendere in esame gli appelli all’azione della RCAP, della TRC e della NIMMIWG e impegnarsi in un nuovo rapporto che soddisfi le richieste indigene di uguaglianza sovrana”.Raccomandando di “indagare a fondo, assistere e sostenere il recupero e la tutela dei corpi e dei luoghi di sepoltura dei bambini indigeni, garantendo finanziamenti adeguati e continuativi, supporto tecnico e logistico, nonché la divulgazione e il pieno accesso a tutta la documentazione pertinente, nel rispetto della sovranità indigena sui dati”.Pressante poi l’invito a indagare (“e agire”) ugualmente sulle “sterilizzazioni forzate e coatte, con la formazione del personale medico, l’applicazione di sanzioni ai responsabili e la riparazione per le vittime. Si chiedono interventi riguardo alle donne e alle ragazze indigene assassinate e scomparse, ai difensori della terra e all’autogoverno indigeno. Il sistema di tutela dei minori deve essere finanziato in modo da prevenire, anziché incentivare, l’allontanamento dei bambini”.Esortando infine il Canada a garantire “riparazioni per le violazioni dei diritti sulla terra e per il trauma intergenerazionale, a rivitalizzare le lingue indigene, a rispettare e riconoscere le risorse, gli ordinamenti giuridici, il sapere medico e i luoghi sacri indigeni, e a finanziare e assicurare un accesso equo ad alloggio, assistenza sanitaria, istruzione e altri servizi sociali nelle riserve”.Anche modificando se necessario “la propria legislazione interna per conformarsi pienamente agli obblighi internazionali in materia di diritti umani e per incorporare le prospettive indigene.”
Gianni Sartori
* nota 1: Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) è un tribunale di opinione che si occupa di gravi violazioni dei diritti umani, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Fondato a Bologna nel 1979, il TPP ha tenuto più di 50 sessioni. Ispirandosi alla Dichiarazione universale dei Diritti dei Popoli (Dichiarazione di Algeri) del 1976, il TPP agisce su richiesta di popoli and comunità che non hanno ottenuto giustizia nei tribunali nazionali. Quella di Montreal 2026 e stata la 57esima sessione.
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