di Franco Turigliatto

L’inferno di Gaza. Fermare la barbarie

Siamo entrati in una fase particolarmente acuta e convulsa del sistema capitalista su scala mondiale, caratterizzata da profonde contraddizioni economiche e da scontri sempre più gravi e violenti tra i diversi imperialismi e di cui sono parte anche le altre potenze dominanti su scala locale, con il ricorso sempre più aperto agli interventi militari e alla guerra; tutto questo si produce nel quadro drammatico del riscaldamento climatico che minaccia a distanza sempre più ravvicinata la vita di intere popolazioni e il futuro stesso del nostro pianeta.

E’ quanto sottolinea e denuncia con forza la recente risoluzione della Quarta Internazionale:

Le contraddizioni del capitalismo globale continuano a portare a guerre brutali e occupazioni. Minacciati dalla crisi economica e politica, i governi capitalisti, portatori di ideologie razziste, patriarcali e imperiali, costruiscono nemici esterni e interni, provocando guerre e continuando l’oppressione. Tali conflitti fanno parte della logica globale del capitalismo neoliberista, della logica dell’intensa competizione economica e politica, dell’ampliamento delle disuguaglianze e del caos portato ad ogni livello. Le guerre che stiamo affrontando sono legate alla crisi globale del capitalismo e alla conseguente corsa a capofitto nel conflitto tra potenze imperialiste rivali.”

La barbarie e la crisi di civiltà

In realtà non siamo solo di fronte a una crisi economica, sociale e ambientale profondissima, ma al materializzarsi in tutta la sua drammaticità del binomio terribile individuato oltre 100 anni fa da Rosa Luxemburg espresso nella dicotomia “socialismo o barbarie”, che ha attraversato tutto il ‘900, ma che si esprime con ancora più forza nel nuovo millennio, dopo il fallimento miserevole delle società post capitaliste burocratiche e le sconfitte del movimento operaio internazionale sotto i colpi dell’offensiva neoliberista del capitalismo.

La barbarie caratterizza ormai da alcuni anni, diverse aeree geografiche e diversi conflitti atroci, compresa l’Europa segnata dall’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia imperiale e neozarista di Putin e dove continua la devastante guerra di trincea e i bombardamenti russi sulla popolazione civile. Essa segna contemporaneamente e più che mai le sue stigmate in tutto il Medio Oriente dove una nuova feroce tragedia colpisce il popolo palestinese.

La barbarie è ormai così onnipresente che ci porta a dire che siamo davanti a una vera e propria crisi di civiltà, di una complessiva involuzione democratica, di uno smarrimento della ragione che attraversa le elites politiche ed intellettuali di quei paesi capitalisti occidentali che si vantano di essere i depositari della democrazia.

Ci troviamo di fronte non solo a regimi autoritari, autocratici e repressivi e direttamente dittatoriali che caratterizzano diversi paesi del mondo, ma anche a lucidi disegni di settori delle borghesie capitaliste che hanno scelto di sostenere varie forme di neofascismo come soluzione politica e ideologica capace di rafforzare i loro regimi o domini, di controllare i movimenti di massa con mano di ferro, di imporre aggiustamenti brutali per recuperare i tassi di profitto nel quadro della acuta concorrenza capitalista.

L’inferno di Gaza e il cuore di tenebra dell’Occidente

Nel corso degli anni abbiamo visto produrre l’inferno in terra da parte degli USA in Iraq, in Afghanistan, da parte della Russia in Cecenia e in Siria, da parte dell’Arabia Saudita nella guerra in Yemen, (solo per fare gli esempi nefasti più importanti) ma oggi l’ultima Bolgia dell’Inferno è quella che il governo sionista di Israele, un governo reazionario di estrema destra con la presenza di ministri propriamente fascisti, sta infliggendo al popolo palestinese a Gaza.

Quanto sta avvenendo a Gaza è indicibile: è la tabula rasa, è la distruzione sistematica di un popolo, è l’uccisione programmatica dei civili e dei bambini, è la morte per fame; una azione militare e politica mostruosa che non lascia alcun scampo, alcun luogo sicuro, che spinge la popolazioni verso determinati luoghi, salvo poi bombardarli, che le caccia dalle loro case verso nessuna via di fuga, perché Gaza non ha via di uscita, che le priva di ogni mezzo materiale di sussistenza. Se l’azione di Hamas del 7 ottobre è stata una azione inumana  e inaccettabile da tutti i punti di vista, quante volte questa è stata già fatta pagare – non ad Hamas,-  ma al popolo palestinese? Non 10, ma 20 volte, quanti sono i 20 mila morti che si contano dopo più due mesi di guerra e l’orribile bilancio di molte migliaia di bambine e bambini uccisi. 

La nuova Nakba è in atto e lo sterminio dei palestinesi è davanti agli occhi del mondo con il governo sionista che procede implacabile senza che nessuno lo voglia veramente fermare o anche solo denunciare per quello che sta facendo di inumano.

Eppure questa è la realtà che da giorni l’Onu denuncia inascoltata. 

Tutto avviene con il sostegno pieno ed ipocrita degli USA e delle potenze occidentali, compresa l’Italia, mentre altri grandi paesi come Russia, Cina, India, in realtà stanno a guardare  al di là di qualche dichiarazione interessata.

E poi l’infamia dei media e di gran parte non solo delle forze politiche occidentali, ma anche di quelle intellettuali che coprono od anche giustificano l’ignobile massacro. Siamo a un salto di qualità, la precipitazione in un buco nero del cosiddetto mondo occidentale, dei suoi politici, delle suoi giornalisti, dei suoi intellettuali. Una ferita insanabile che segna appunto la crisi di civiltà. 

Tutti costoro appartengono o sono i corifei di quelle classi sociali, le borghesie europee che, storicamente tra l’800 e il 900 hanno fomentato (nel migliore dei casi non combattuto) l’antisemitismo che ha infine prodotto la Shoah e lo sterminio degli ebrei da parte del nazismo.

E’ possibile che abbiano dei sensi di colpa per il passato, ma lo schierarsi a fianco di un governo colonialista come quello attuale che governa Israele, conferma solo la loro predisposizione a stare con il potere. 

Inoltre costoro pretendono di dare lezioni di democrazia al mondo intero, quasi che la democrazia parziale, ma reale che ha caratterizzato i paesi europei non sia stato il frutto delle rivoluzioni popolari, quelle francese certo, quelle successive democratiche, popolari e proletarie, in primis quella russa, e poi la lotta popolare antifascista. E’ stato il movimento e l’organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori a rendere l’Europa occidentale democratica e sociale (pur sempre nei limiti del capitalismo); non è un caso che la sconfitta liberista del movimento operaio segni anche l’involuzione della democrazia borghese.

Quale credibilità pensano di avere questi sicofanti presentandosi come gli unici paladini della libertà e della democrazia agli occhi delle popolazioni del mondo, quando a queste risultano non solo sempre più insopportabile il ruolo coloniale del passato delle potenze occidentali, ma anche i loro crimini più recenti in Asia, Medio Oriente, Africa e America Latina ed oggi la loro totale complicità con il massacro dell’intero popolo palestinese a cui  non è mai stato riconosciuto  alcun diritto?

Con il loro comportamento queste elites “liberali” e liberiste fanno un ulteriore danno al concetto della democrazia politica e dei diritti e alla storia sociale e democratica dei paesi europei.

Il risultato si vede già anche nei nostri stessi paesi, (in particolare in Francia), dove al peggio si aggiunge il peggio: riemerge il mai sopito antisemitismo e nello stesso tempo i governi hanno attivato un nuovo veleno, un’altra forma vergognosa di razzismo, l’islamofobia; Scilla e Cariddi allo stesso tempo.

Da fonte inesauribile del pensiero critico occidentale al cambio di paradigma del potere

E il governo reazionario di estrema destra di Netanyahu, non rende giustizia certo al popolo di Israele e alla storia del popolo ebraico, anzi ne è nemico.

Non è la prima volta nella storia che un popolo che ha subito una terribile oppressione e violenza nei meandri delle vicende storiche, per le scelte dei suoi gruppi dirigenti, diventa a sua volta oppressore di un altro popolo. Lo stato sionista e i suoi leaders hanno costruito esattamente questo percorso con la colonizzazione e l’oppressione del popolo palestinese, facendo così torto al passato del popolo ebraico. 

Lo storico ed intellettuale ebreo, Enzo Traverso, autore di alcuni libri fondamentali sulla Shoah, sulla violenza nazista e sul totalitarismo ha tratteggiato con straordinaria efficacia e drammaticità quanto è avvenuto nel corso degli ultimi due secoli: gli ebrei tra l‘800 e il 900 sono stati tra i principali protagonisti del pensiero critico, cosmopolita, antinazionalista, internazionalista e rivoluzionario del mondo occidentale e hanno avuto un ruolo intellettuale centrale sul piano politico, culturale, artistico e scientifico in Occidente. Traverso prende come figura emblematica di questo periodo un rivoluzionario come Trotski , esule e in fuga per il mondo. Si veda https://jacobinitalia.it/la-guerra-di-gaza-offusca-la-memoria-dellolocausto/

Il quadro cambia dopo la Seconda guerra mondiale, dopo l’Olocausto e la nascita di Israele. Sostiene Traverso: “Certo, il cosmopolitismo e il pensiero critico non sono scomparsi, rimangono dei tratti tipici del mondo ebraico. Durante la seconda metà del XX secolo, tuttavia, un altro paradigma si impone, di cui la figura emblematica è quella di Henry Kissinger: un ebreo tedesco esiliato negli Stati uniti che diviene il principale stratega dell’imperialismo americano…….Con Israele, il popolo che era per definizione cosmopolita, diasporico e universalista diviene la fonte dello Stato più etnocentrico e territoriale che si possa immaginare. Uno Stato edificato su una serie di guerre contro i propri vicini, si concepisce come uno Stato ebraico esclusivo – sta scritto dal 2018 nella sua Legge fondamentale – e pianifica l’espansione del proprio territorio a spese dei palestinesi…..  Aggiunge ancora Traverso: “Da un lato, l’attacco portato da Hamas è stato un massacro spaventoso che nulla può giustificare. D’altra parte, quel che sta accadendo a Gaza assume i tratti di un genocidio che occorre fermare: Una guerra genocida condotta in nome della memoria dell’Olocausto non può che offendere e gettare discredito su questa memoria. Se non si ferma questa guerra, nessuno potrà parlare di Olocausto senza suscitare diffidenza e incredulità; molti finiranno per credere che l’Olocausto è un mito inventato per difendere gli interessi di Israele e dell’Occidente. La memoria della Shoah come «religione civile» dei diritti umani, dell’antirazzismo e della democrazia, sarebbe cancellata. Questa memoria è servita come paradigma per costruire il ricordo di altre violenze di massa, dalle dittature militari in America latina all’Holodomor in Ucraina, fino al genocidio dei Tutsi in Ruanda.”

Tuttavia dobbiamo aggiungere che questa corrente profonda dell’ebraismo democratico, progressista, internazionalista non si è del tutto esaurita; vive, se pur molto minoritaria oggi, nello stesso Stato d’Israele e vive nel mondo dove abbiamo assistito a significative manifestazioni  di attivisti ed intellettuali ebrei che si sono schierati contro il governo di Tel Aviv, e il massacro dei palestinesi.  A dire il vero queste prese di posizioni hanno caratterizzato più altri paesi che non l’Italia, dove invece la fedeltà cieca al governo israeliano ha avuto largamente il sopravvento.

No al massacro del popolo palestinese. Costruiamo la solidarietà internazionale

Di fronte a quanto avviene a Gaza occorre lavorare incessantemente per costruire la mobilitazione più ampia e forte a sostegno del popolo palestinese, denunziando contemporaneamente tutti coloro che coprono e rendono possibile il massacro spaventoso.

Ieri le lavoratrici e i lavoratori palestinesi e non solo hanno scioperato in Cisgiordania contro il massacro, questa iniziativa deve incontrare la solidarietà di tutte le lavoratrici e i lavoratori nei Paesi occidentali che sostengono economicamente e militarmente lo Stato d’Israele.

Nel nostro recente convegno abbiamo preso una serie di impegni di mobilitazione e di manifestazione che cercheremo di realizzare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

Per questo rilanciamo anche quanto scritto dalla Quarta Internazionale in merito:

Oggi dobbiamo fare tutto il possibile per mobilitare un massiccio movimento mondiale in solidarietà con il popolo palestinese i suoi alleati in Israele. Il popolo palestinese è isolato e occupato, senza praticamente nessun supporto materiale dall’esterno. Questo rende la nostra solidarietà ancora più necessaria. Dobbiamo impedire l’espulsione delle persone, la “pulizia etnica” del popolo palestinese da parte dello stato israeliano e una seconda “Nakba”, chiediamo la fine immediata dei bombardamenti e del blocco a Gaza, il cessate il fuoco e aiuti umanitari. Chiediamo il rilascio dei prigionieri da tutte le parti. Siamo solidali con la società civile palestinese e sosteniamo la sua richiesta di rafforzare il movimento per il boicottaggio, le sanzioni e il disinvestimento (BDS).”

La stella polare della nostra organizzazione è una sola: a fianco delle classi e dei popoli oppressi, a sostegno dei loro movimenti di massa e di lotta contro i loro oppressori e sfruttatori, chiunque essi siano e qualsiasi ruolo giochino nello scacchiere geopolitico dello scontro imperialista. Per essere ancora più chiari: i paesi che costituiscono i Brics sono parte del problema e non certo uno schieramento di riferimento per le classi lavoratrici.  Più che mai serve invece costruire la solidarietà e l’unità degli sfruttati ed oppressi contro le diverse classi dominanti imperialiste, nazionaliste, neocoloniali e i loro governi e  regimi reazionari e antidemocratici.  


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