di Gianni Sartori

La strage del 13 novembre 2022, con il suo tragico bilancio di civili massacrati, ha suscitato oltre che sacrosanta indignazione, una ridda di ipotesi. Da quelle improbabili (come la “pista armena, dopo un presunta rivendicazione dell’ASALA, un’organizzazione di cui non si sentiva parlare da circa 30 anni…) ad altre più realistiche (vedi chi ha creduto di riconoscervi i metodi dell’Isis). Altra ipotesi, una deriva terroristica interna al movimento curdo, opera di qualche gruppo “incontrollato”.

O magari potrebbe essere collegata alle recenti difficoltà incontrate da Ankara nel gestire i suoi ascari (a scelta: l’Esercito Nazionale Siriano, l’ex al-Nusra ora Hayat Tahrir al-Sham, Jabhat al-Shamiya, Jaish al-Islam…con episodi di insubordinazione da parte di che teme di essere scaricato).

A parte il classico “cui prodest” (non certo ai Curdi, piuttosto a Erdogan che sembra intenzionato a capitalizzare quanto accaduto), a molti poi sarà venuto in mente il 12 dicembre 1969 e la “pista anarchica” (poi evaporata).

In ogni caso si tratta di un gesto orribile, esecrabile e senza alcuna possibile giustificazione.

Il 14 novembre, esprimendo innanzitutto le proprie condoglianze ai parenti delle persone che hanno perso la vita nella strage del 13 novembre e augurando una pronta guarigione ai feriti, il Comando del centro di Difesa del popolo (HSM, la struttura a capo dell’organizzazione militare del PKK) ha dichiarato di non aver assolutamente nessun legame con quanto era accaduto a Istanbul.

Nel comunicato si legge che “il nostro popolo e l’opinione pubblica sono consapevoli che noi non colpiremo mai i civili e che non accettiamo azioni rivolte contro i civili”.

In quanto “operiamo nella prospettiva di un futuro comune, democratico, libero ed egualitario con la società turca”.

Sempre secondo il comunicato di HSM “è evidente che il regime turco incontra serie difficoltà di fronte allo sviluppo della nostra legittima lotta. In particolare di fronte alla denuncia dell’uso di armi chimiche e alla divulgazione di immagini in cui vengono bruciati i corpi dei loro stessi soldati”.

Inoltre, il fatto che dopo questo tragico evento sia stata colpita Kobane indicherebbe senza ombra di dubbio quale sia il prossimo obiettivo di Ankara (utilizzando appunto la strage come un pretesto).

Potrebbe quindi, sempre secondo HSM, trattarsi di un episodi di “guerra sporca” (oppure di “strategia della tensione” all’italiana) funzionale al colonialismo turco.

E questo anche se gli esecutori materiali dovessero risultare siriani o curdi.

Anche l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord e dell’Est (AANES), ovviamente, ha condannato l’attentato e richiesto “l’apertura di una inchiesta internazionale”. Per l’AANES “lo Stato turco e i suoi servizi di intelligence stanno diffondendo notizie false”.

Accusare l’Amministrazione autonoma servirebbe a “distrarre l’attenzione dai problemi interni della Turchia” e rientrerebbe in un piano per giustificare l’ulteriore invasione del Rojava.

Come è stato ricordato da fonti curde, già qualche anno fa, in diretta alla televisione turca, İsmail Hakki Pekin (in passato a capo dell’intelligence turca) faceva l’apologia dell’uso strumentale dei gruppi jihadisti per colpire i curdi in Siria e spezzarne le alleanze con la Coalizione internazionale .

Per cui non si può escludere che “il massacro di Istanbul / Beyoglu del 13 novembre 2022 sia sortito dal cappello del MIT, notoriamente esperti in materia”.

Gianni Sartori