Di Fernando Silva (Tostão)

L’11 agosto è stato segnato da manifestazioni ampie e plurali in difesa della democrazia in almeno le 26 capitali del Paese, più il Distretto Federale, e in molte altre città e università. In tutto il Paese, decine di migliaia di persone si sono riunite in mobilitazioni nelle strade, nelle università e in altre istituzioni per respingere l’escalation putschista del governo Bolsonaro.

Vale la pena sottolineare le varie mobilitazioni che si sono svolte a San Paolo durante tutta la giornata, in particolare la manifestazione unitaria tenutasi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di San Paolo (USP), in Largo São Francisco [nel centro della città]. Mentre migliaia di persone si riunivano nel cortile della facoltà e nelle strade circostanti di Largo São Francisco, sono state lette lettere in difesa dello Stato di diritto. Tra questi, il principale e più esteso è stato redatto dai professori e dagli studenti di legge dell’USP. Si ispira alla Lettera ai brasiliani del 1977 [prodotta dal costituzionalista Goffredo da Silva Telles Junior], un documento che è stato una delle pietre miliari della resistenza democratica alla dittatura militare.

La lettera-manifesto per la democrazia della Facoltà di Giurisprudenza dell’USP, “Estado Democratico de Direito Sempre! [Sempre per lo Stato democratico di diritto], ha un carattere molto nazionale e popolare. È già stato firmato da oltre un milione di persone e da più di 500 strutture. Non è la stessa lettera scritta dalla Fiesp (Federazione delle Industrie dello Stato di San Paolo), alla quale si è aggiunta la Febraban (Federazione Brasiliana delle Banche), che ha preferito avere un proprio documento, al di fuori dei movimenti sociali. Ma la loro dichiarazione esprime anche un’importante presa di distanza del padronato e del capitale finanziario dalle aspirazioni golpiste di Bolsonaro.

L’11 agosto potrebbe diventare una pietra miliare nella lotta contro il golpismo, contro ogni tentativo di invalidare le elezioni e i loro risultati, a condizione che questo movimento abbia continuità e che la mobilitazione si traduca nella comprensione che la lotta contro il fascismo di Bolsonaro non si fermerà alle elezioni, anche dopo la sua sconfitta elettorale.

Il movimento e le manifestazioni dell’11 agosto dimostrano la necessità di una tattica particolarmente necessaria in caso di mobilitazione difensiva: in questo caso si tratta della più ampia unità d’azione di tutti coloro che hanno come obiettivo quello di sconfiggere i tentativi di colpo di Stato e l’insediamento di regimi autoritari, o di rafforzare la lotta per i diritti democratici contro i poteri dittatoriali. Questa tattica comprende e accetta l’unità interclassista, perché l’obiettivo è esclusivamente democratico.

In altri momenti della storia politica del Paese, negli ultimi 40 anni, abbiamo già vissuto situazioni di questo tipo, come il movimento “Diretas Já!” sotto la dittatura militare negli anni ’80 e il movimento “Fora Collor” all’inizio degli anni ’90 [mobilitazione per l’impeachment, nel 1992, per corruzione, del presidente Fernando Collor de Mello, il cui mandato era iniziato nel marzo 1990; Collor de Mello aveva vinto le elezioni presidenziali contro Lula]. In queste circostanze, su un determinato obiettivo democratico, erano comuni le massicce mobilitazioni di piazza, i manifesti, le piattaforme adottate dalle strutture padronali, operaie e studentesche, dai partiti operai, socialisti e borghesi. Questa tattica è stata un orientamento corretto. Queste mobilitazioni furono molto importanti, decisive per la straordinaria avanzata nella lotta per la fine del regime militare [1985] e, anni dopo, per il rovesciamento del governo Collor.

Un nuovo ciclo di mobilitazioni all’insegna della diversità

Tuttavia, non si tratta solo di ricordare le analogie del movimento attuale con quelli degli anni Ottanta e Novanta. È necessario evidenziare le novità e le potenzialità emerse nelle mobilitazioni democratiche, con un profilo più nero [partecipazione afro-brasiliana], più femminile e più giovane, che si è espresso nella presa di parola e nella partecipazione di vari movimenti sociali, oltre che nella rappresentanza di donne docenti e figure accademiche.

Oltre all’unità d’azione che garantisce la presenza di un’ampia maggioranza di settori sociali in difesa della democrazia, le manifestazioni dell’11 agosto hanno espresso questo nuovo momento di protagonismo dei settori storicamente più sfruttati della nostra classe: i neri e le donne.

La lotta contro il razzismo strutturale nel Paese è una componente inseparabile della lotta per i diritti democratici e acquisisce il carattere di un simbolico regolamento di conti con la schiavitù passata e presente [la schiavitù fu formalmente abolita nel 1888; si veda su questo tema il libro, tra gli altri dello stesso autore, di Jacob Gorender, Brasil em preto & branco: o passado escravista que não passou, Editora Senac, 2000] e il genocidio del Brasile. Anche il volto della lotta antifascista e anti-putschista era più periferico, nero, giovane e femminile nelle mobilitazioni dell’11 agosto. Una diversità che si è espressa anche nella presenza dei senzatetto [Movimento dei Lavoratori Senza Dimora-MTST], dei senza terra [MST] e dei movimenti sindacali.

E non lo hanno fatto in modo superficiale. Nel contesto di unità attorno al manifesto in difesa della democrazia, molti degli interventi dei rappresentanti dei movimenti sociali hanno assunto il carattere di un’esortazione a mantenere il proprio profilo, le proprie bandiere, la propria identità di classe sfruttata.

Per citare solo due esempi tratti dalle manifestazioni di Largo São Francisco, l’intervento di Beatriz Santos, della Coalizão Negra por Direitos [Coalizione nera per i diritti, che riunisce circa 200 organizzazioni e collettivi neri e antirazzisti], ha evidenziato l’interconnessione strutturale tra la lotta per i diritti democratici e la lotta antirazzista, ovvero che non esiste una vera democrazia nel Paese finché esiste il razzismo. La rappresentante del Centro Acadêmico 11 de Agosto, della Facoltà di Giurisprudenza della USP, Manuela Morais, ha letto la lettera del centro e ha sottolineato che abbiamo bisogno di “una democrazia che sia l’antitesi di quella attuale, una democrazia della diversità, una democrazia dei lavoratori”; ha inoltre denunciato il genocidio, la fame e la disuguaglianza sociale come ostacoli alla realizzazione di una vera democrazia.

I compiti che ci attendono

Il pericolo di un golpismo avventuroso o di un ricatto sul sistema elettorale non va assolutamente trascurato. Le provocazioni di Bolsonaro sono quotidiane. Bolsonaro attacca costantemente il sistema di voto elettronico nelle reti sociali [altamente mobilitate] e nei suoi discorsi. Il Ministero della Difesa sta sfidando e presentando richieste inaccettabili al TSE [Tribunale Elettorale Supremo, presieduto da Alexandre de Moraes]. Vuole esercitare un ruolo di controllore delle elezioni che non è previsto in alcun modo e in nessuna parte della Costituzione.

La prossima provocazione verrà sicuramente dalla manifestazione golpista del 7 settembre, nonostante la limitata capacità del bolsonismo di aumentare la partecipazione alle sue manifestazioni [1].

E la risposta del movimento democratico dovrebbe arrivare, già l’11 settembre, con una potente giornata di mobilitazioni. Anche se Bolsonaro non ha la maggioranza sociale per un colpo di Stato, il conflitto non è vinto. In uno scenario in cui le elezioni siano confermate nel senso della vittoria di Lula [2], ci troveremo sicuramente di fronte a una grande provocazione, che richiederà la più ampia unità e capacità di mobilitazione.

Dal nostro punto di vista, parallelamente alla lotta per i diritti democratici, si tratta di lottare per la vittoria elettorale di Lula, di garantire la sua investitura, di cambiare la composizione del Congresso nazionale e delle Assemblee legislative e di contribuire, infine, a un rinnovato, diversificato e ampio movimento sociale combattivo che si impegni nella lotta socio-politica e spinga per cambiamenti strutturali sotto il prossimo governo, nel senso di ricostruire il Brasile come Repubblica dei diritti. E per questi obiettivi, possiamo considerare l’11 agosto come un punto di partenza indispensabile e con un messaggio chiaro: la democrazia resta, Bolsonaro se ne va. (Articolo pubblicato su Correio da Cidadania, 16 agosto 2022; nostra traduzione dalla versione francese pubblicata da: http://alencontre.org/ameriques/amelat/bresil/bresil-le-message-des-mobilisations-du-11-aout-la-democratie-reste-bolsonaro-degage.html)

Fernando Silva è membro della direzione nazionale del PSOL e del comitato editoriale della rivista Debate Socialista, membro della corrente Insurgencia del PSOL.


[1] Bolsonaro ha lanciato la sua campagna a Juiz de Fora, nello Stato di Minas Gerais. È in questa città che è stato accoltellato quattro anni fa. Così ha introdotto la sua prima performance elettorale ufficiale, il 16 agosto, dicendo: “Qui è dove sono nato di nuovo. Ringrazio la mano di Dio che mi ha salvato”. Bolsonaro sta lanciando la sua campagna in nome della “lotta del bene contro il male”, facendo eco alle forze evangeliche reazionarie che lo sostengono. (Réd. A l’Encontre)

[2] Secondo il quotidiano Folha de São Paulo del 17 agosto, a meno di 50 giorni dalle elezioni, il sondaggio Genial/Quaest, condotto tra l’11 e il 14 agosto, conferma che l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva è in testa alla corsa presidenziale davanti al presidente Jair Bolsonaro. Lula ha il 45% delle intenzioni di voto, contro il 33% dell’attuale presidente. Ciro Gomes, del Partito laburista democratico di centro-sinistra, è al terzo posto con il 6% delle intenzioni di voto. “Nella simulazione di un secondo turno, l’ex presidente ottiene il 51% dei voti e Bolsonaro il 38%. Il tasso di rifiuto di Bolsonaro è del 55%, rispetto al 44% di Lula. Il sondaggio indica anche che il 52% non voterebbe per Ciro Gomes… Il sondaggio mostra anche che il 65% degli intervistati dice di aver già definito il proprio voto, mentre il 33% dice di poter ancora cambiare il proprio candidato”. (Nota della Redazione di A l’Encontre)