A.I., organizzazione conosciuta in tutto il mondo per la sua lotta in difesa dei diritti umani, si rivolge alle varie forze politiche in vista delle prossime elezioni, chiedendo un impegno su 10 punti qualificanti. Credo che nessuno si aspetti un’adesione da parte delle forze della destra, oggi ancora più sbilanciata verso l’estrema destra rispetto ai tempi “berlusconiani”. Sarà molto difficile che anche la coalizione cosiddetta di “centro-sinistra” (dove la sinistra appare come foglia di fico di una coalizione di tipo liberal-democristiano) accetti la maggior parte di questi punti (tipo l’1, il 7, l’8, ecc.), anche se è possibile un’approvazione puramente formale e di facciata (tanto le chiacchiere non costano nulla!). Qualche speranza, forse, in ciò che resta dei “grillini”? Mah, magari previa autocritica su quasi tutti i punti in 4 anni di coinvolgimento in tre governi padronali…Resta quel poco che sopravvive a sinistra, con (forse) quel 5 o 6% complessivo che probabilmente si porterà a casa. Resta comunque inalterata la necessità di far sentire la propria voce da parte di chi tenta in maniera equilibrata di non fare sconti a nessuno (vedi il recente rapporto sull’esercito ucraino che, come ci si aspettava, non ha nulla da invidiare a quello russo quanto a violazione dei diritti umani).

FG

Amnesty International Italia ha reso noto oggi il suo manifesto in dieci punti, che intende sottoporre ai leader e alle leader delle coalizioni e dei partiti che si presenteranno alle elezioni del 25 settembre affinché aderiscano e s’impegnino ad attuarlo.

“In un contesto europeo e mondiale di forte incertezza, tra pandemia, conflitti e instabilità economica, la politica italiana non può permettersi scelte strategiche che perdano di vista i diritti umani”, si legge nella premessa al manifesto.

L’esito delle elezioni del 25 settembre determinerà la strada dei diritti umani nei prossimi anni. Vogliamo un governo e un parlamento formati da persone impegnate a sostenere e promuovere i diritti umani sia in ambito nazionale che estero e che non facciano passi indietro su tortura, aborto, unioni civili e su tutte le altre leggi che garantiscono la tutela dei diritti umani.  Abbiamo bisogno di istituzioni libere da discorsi di odio e divisioni, impegnate a lottare contro tutte le forme di discriminazione e a garantire le libertà fondamentali. Sui diritti umani non si torna indietro ma si deve andare avanti”, prosegue il manifesto.

Questi i dieci punti del manifesto:

  1. Promuovere i diritti economici e sociali, inclusi il diritto alla salute, al lavoro, alla sicurezza sociale e a un alloggio adeguato
  2. Tutelare i diritti sessuali e riproduttivi delle donne sostenendo la diffusione della cultura del consenso e l’adeguamento del codice penale italiano al diritto internazionale e garantendo servizi sanitari appropriati e accessibili
  3. Istituire strumenti efficaci per contrastare l’abilismo, la misoginia e gli atti discriminatori nei confronti della comunità Lgbtqia+
  4. Riformare la legge n. 91/1992 sull’acquisizione della cittadinanza
  5. Adottare misure positive per prevenire e combattere la profilazione razziale ed etnica e le forme di discriminazione correlate
  6. Rispettare il diritto alla libertà di riunione pacifica, porre fine alla criminalizzazione di chi manifesta, all’uso illegale della forza e delle armi meno letali da parte delle forze di polizia e all’uso della sorveglianza di massa illegale e mirata
  7. Tutelare le persone che necessitano di protezione, abolire il Memorandum di cooperazione con la Libia, fermare la discriminazione e la criminalizzazione dei migranti e delle persone e delle organizzazioni che li assistono
  8. Porre le persone e i diritti umani al centro del dibattito sul cambiamento climatico, tramite un impegno concreto per la riduzione dei gas serra, azioni per il contenimento dell’aumento della temperatura globale di oltre 1,5 °C e l’imposizione di misure di tutela conformi al rispetto dei diritti umani
  9. Assicurare giustizia e rispetto dei diritti umani nell’ambito delle crisi internazionali ponendo al centro dell’agenda di politica estera la salvaguardia delle popolazioni civili nelle zone di conflitto
  10. Creare un’autorità nazionale indipendente per la promozione e la protezione dei diritti umani.

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