Coinvolgimento delle basi Nato di Verona nella strage di Piazza Loggia. 

Rapporti tra il neofascista Silvio Ferrari – dilaniato dall’ordigno che trasportava il 19 maggio 1974 e che sarebbe stato informatore del vicequestore Lamanna della questura di Brescia – e l’allora capitano Delfino con cui avrebbe partecipato a riunioni a Verona nella sede dei Servizi e della Nato, dove si sarebbe preparata la strategia stragista.

Emergono anche queste rivelazioni dall’ultima inchiesta sulla strage della Procura e della Procura dei minori di Brescia riguardante i fascisti veronesi Roberto Zorzi e Marco Toffaloni e che indica quest’ultimo come autore materiale dell’attentato e presente in Piazza Loggia  anche nei momenti successivi alle ore 10,12 quando esplose la bomba nel cestino dei rifiuti posto su una colonna del portico sotto i Macc de le ure.

Un  coinvolgimento delle strutture della Nato nell’attivistà stragista di Ordine nuovo era già emerso anche dal fatto che Carlo Digilio era un agente informatore al servizio delle basi nato del Veneto e proprio lui viene considerato l’esperto di armi ed esplosivi dell’organizzazione fascista “Ordine nuovo”  che preparò e mise in sicurezza la bomba che poi arrivò a Brescia ed esplose in Piazza Loggia; così come Maurizio Tramonte, condannato per la strage insieme al leader di Ordine Nuovo veneto Carlo Maria Maggi, era un informatore del Sid (servizio segreto militare del tempo) con il nome in codice di “Fonte Tritone”.

“Viene accertato lo stesso meccanismo socio-politico che abbiamo già visto operante anche a Piazza Fontana – commenta l’avvocato Federico Sinicato legale di parte civile al processo per la Strage di Brescia – cioè gruppi neofascisti che vengono inquadrati da frange istituzionali, militari e non, e ritenuti utilizzabili, utili per compiere quelle operazioni sporche che talvolta sono necessarie al potere“.

L’intervista all’avvocato Federico Sinicato. VmPd

Da radiondadurto.org