Ripubblichiamo un articolo tratto da LE MONDE LIBERTAIRE.NET – 1° GENNAIO 2022

LEYLA HOSSEINZADEH, MILITANTE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO, UN VERO E PROPRIO SIMBOLO DELLE SUE MOBILITAZIONI, E’ STATA NUOVAMENTE ARRESTATA IL 7 DICEMBRE SCORSO A SHIRAZ, IN IRAN, IN OCCASIONE DELLA “GIORNATA DELLO STUDENTE”

Sessant’anni fa, il 7 dicembre 1953, Richard Nixon, allora vicepresidente degli Stati Uniti, visitò l’Iran poco dopo il colpo di stato del 19 agosto 1953 contro il governo di Mohammad Mossadegh e il ritorno al potere dello Scià. All’Università di Teheran, gli studenti manifestarono. Le guardie di sicurezza dello Scià spararono e uccisero tre studenti.

Leyla fa parte del Consiglio sindacale degli studenti. Difende i diritti delle donne in Iran. E’ contro l’hijab islamico obbligatorio. La magistratura islamica l’ha condannata a 5 anni di carcere nel marzo 2018 per “azioni contro la sicurezza dello Stato”. Questa condanna è arrivata pochi mesi dopo le grandi rivolte popolari del novembre 2018. Leyla ha, quindi, trascorso diversi mesi in prigione, prima di essere rilasciata grazie agli sforzi del suo avvocato e al fatto di essere affetta dal morbo di Crohn.

L’accanimento del sistema giudiziario islamico contro Leyla non si è fermato dopo il suo rilascio. Leyla ha festeggiato presso l’Università di Scienze dell’Industria di Sharif a Teheran, insieme ad alcuni studenti, il compleanno di un altro studente imprigionato. Hanno festeggiato cantando il “sangue delle rose”. Solo per questo, Leyla è stata processata di nuovo e condannata a 5 anni di carcere; questa volta per “manifestazione contro la sicurezza dello stato” e per aver canticchiato questa canzone.
Il recente arresto di Leyla è avvenuto in condizioni spaventose. Era a casa dai suoi amici a Shiraz. All’improvviso, sono piombati dentro quindici agenti armati della polizia politica. Leyla viene picchiata e arrestata. Gli agenti sequestrano i cellulari degli altri occupanti della casa. Passano più di 10 giorni e nessuno sa dove sia. Migliaia di persone chiedono sui social media: “Dov’è Leyla?”. Alcuni attivisti aiutano suo padre, un lavoratore di 85 anni, a scoprire il luogo di detenzione. Si scopre, finalmente, che si trova nella prigione di Adelabad a Shiraz. La polizia l’ha poi trasferita nella prigione di Evin a Teheran e, di seguito, di nuovo a Shiraz. In tutto questo tempo, ha avuto diritto solo una brevissima telefonata alla sua famiglia. Ha affermato di essere stata picchiata durante il suo arresto e nei trasferimenti nelle varie carceri. La preoccupazione è grande, poiché non è noto se stia ricevendo le medicine per il morbo di Crohn che sono vitali per lei. Leyla è una combattente per la libertà. Quando è stata arrestata a Shiraz, mentre veniva picchiata, ha detto a un’amica presente: “Porta i miei saluti a tutti. Resisteremo fino alla fine.”

Essere la voce di migliaia di prigionieri politici in Iran è molto importante. Chiediamo con tutti i mezzi il loro rilascio e quello di Leyla, la sua vita è in pericolo.

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