La pandemia in cui siamo ancora immersi ha messo in luce in modo drammatico le contraddizioni del sistema capitalista. I vertici del G20 di Roma e della COP26 di Glasgow delle scorse settimane hanno rivelato l’indirizzo delle forze dominanti che, dopo le incertezze iniziali, vanno nel senso del rilancio del liberismo sfrenato senza guardare allo sviluppo sociale e alla riproduzione stessa delle condizioni ambientali in cui è possibile la vita sul pianeta (v. articolo di D. Tanuro).

L’Unione europea sta dimostrando ancora una volta la sua disumanità nella vicenda dei migranti che oggi si affollano sul confine orientale, respingendo e facendo morire al freddo migliaia di persone in fuga dalle contraddizioni che essa stessa ha contribuito a creare con le sue politiche di guerra in Afghanistan e in tutto il Medio Oriente.

In Italia abbiamo una nuova versione del liberismo rispetto all’austerità ma nella continuità dell’attacco al lavoro e con la messa in discussione delle strutture democratiche e sociali che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra. Si lascia mano libera alle imprese di licenziare e delocalizzare, non si investe sulla sicurezza sul lavoro, si attaccano il reddito di cittadinanza e le pensioni, riportando pienamente in funzione il meccanismo penalizzante della legge Fornero, non si finanziano i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, con contratti scaduti già da 3 anni, si avanza un progetto di privatizzazione dei servizi pubblici in aperta contraddizione con il risultato referendario del 2011 (per questo motivo sabato 20 il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha organizzato una manifestazione a Napoli), si rilancia l’autonomia differenziata delle regioni sotto la pressione di quelle più ricche. E’ un disegno politico che va contrastato fino in fondo, costruendo un’opposizione politica e sociale al governo Draghi. E’ necessario uno sciopero generale e la più ampia mobilitazione contro il governo per fermare questi attacchi, altrimenti assisteremo ad un ulteriore degrado dei rapporti di forza tra le classi.

L’epidemia è in ripresa in Europa ma anche in Italia e testimonia di una gestione inadeguata delle politiche antipandemiche: i vaccini non sono stati garantiti a tutti per la logica capitalistica dei brevetti e inoltre non sono stati messi in piedi protocolli efficaci per contenere lo sviluppo di una nuova ondata, anzi questi protocolli sono stati allentati con l’introduzione del Green Pass per i lavoratori, tornando a riempire i mezzi di trasporto pubblico e le aule scolastiche già sovraffollate. Nella manovra di bilancio si prevede una riduzione del finanziamento ordinario della Sanità rispetto al 2020; nel PNRR invece di finanziare la medicina territoriale, eliminare le code per le visite e le prestazioni ospedaliere, abbattere i ticket, si prevedono spese miliardarie per favorire l’ingresso dei privati nella sanità e investimenti per la digitalizzazione (v. articolo di E. Minervini).

La demoralizzazione sociale si è approfondita e avanza una radicalizzazione qualunquista e di estrema destra. Lo smarrimento si esprime nei movimenti No Vax e No Green Pass, mobilitazioni anche di notevoli dimensioni ma con una concezione del mondo individualista, antisolidarista e anticollettivista. Questo è possibile grazie all’indebolimento e l’inattività delle organizzazioni del movimento operaio e in primo luogo di quelle sindacali. Queste manifestazioni sono state raccontate come l’unica opposizione in campo al governo e sono state il pretesto per una ulteriore stretta repressiva con un forte restringimento del divieto di manifestare che è stato imposto con una circolare del ministero dell’Interno.

Le contraddizioni e la concorrenza interborghesi rimangono forti a livello internazionale, la borghesia italiana fronteggia la fase gestendo i fondi europei con lo strumento bonapartista del governo Draghi, che comincia però a rivelare i suoi limiti. Emergono le contraddizioni tra i partiti della maggioranza e i settori della borghesia da essi rappresentati che puntano a spartirsi le risorse della legge di bilancio, in particolare quegli 8 miliardi per la riforma fiscale che nessuno di essi pensa di destinare a vantaggio dei lavoratori e delle lavoratrici.

In questo quadro si colloca il complicato compito dell’elezione del Presidente della Repubblica, la permanenza del governo Draghi e l’eventualità di elezioni anticipate nel 2022.

Stellantis è alla vigilia di una ristrutturazione determinata sia dalla concorrenza capitalista che dalla modifica radicale della produzione automobilistica. Di fronte al disastro ambientale e alle necessarie scelte su cosa e come deve essere prodotto, lasciare queste decisioni alla proprietà privata è il peggiore quadro possibile i quanto ciò determinerà, come già sta determinando, esuberi e precarizzazione ulteriore del lavoro.

Le direzioni dei principali sindacati si sono appiattite nel sostegno del governo nella speranza di ottenere qualche briciola in cambio. Le iniziative sindacali si limitano alla mobilitazione del tutto simbolica delle strutture sindacali stesse senza esercitare alcuna vera pressione minimamente credibile. Le 8 ore di sciopero decise formalmente dalla Fiom non solo sono rimaste isolate, ma sono nei fatti congelate e non si sa se mai e quando saranno utilizzate. Le burocrazie sindacali portano una gravissima responsabilità in questa fase rinunciando a costruire una risposta delle lavoratrici e dei lavoratori contro l’attacco che viene loro portato dal governo e da Confindustria, come già hanno fatto nel 1992 con la soppressione della scala mobile, nel 2011 con la controriforma Fornero e nel 2014 con il Jobs Act.

In questa fase alcune lotte di lavoratori e lavoratrici si sono comunque espresse con forza. Nel settore della logistica le vertenze condotte dal SiCobas hanno mostrato come il protagonismo e la radicalità delle lavoratrici e dei lavoratori portano a risultati concreti. Queste lotte sono osteggiate e represse di concerto tra i padroni e le istituzioni e devono trovare la solidarietà dei lavoratori e delle lavoratrici negli altri settori. La lotta del collettivo di fabbrica GKN contro i licenziamenti ha saputo costruire intorno alla propria vicenda la solidarietà operaia e di settori ampi nella società con la manifestazione di Firenze del 18 settembre e con la partecipazione in forze alla manifestazione contro il G20 del 30 ottobre. L’Assemblea dei lavoratori della GKN, con il contributo dei Giuristi Democratici, ha elaborato e approvato una proposta di legge presentata in Parlamento contro le delocalizzazioni. Il 21 novembre si è tenuta a Firenze una importante assemblea promossa dai lavoratori GKN in lotta. Sosterremo le proposte di mobilitazione che saranno decise dal Collettivo di fabbrica dei lavoratori GKN.

Il 26 novembre in occasione del Black Friday è stato indetto uno sciopero dei driver dai sindacati del settore, con una piattaforma che chiede la riduzione dei carichi di lavoro e la riduzione dell’orario di lavoro. Sosteniamo lo sciopero e chiediamo a tutte e a tutti di non fare acquisti su Amazon in occasione del Black Friday in segno di protesta e solidarietà con le richieste dei lavoratori e delle lavoratrici.

In questi giorni (19 e 20 novembre) il movimento studentesco è tornato in piazza a Roma e Firenze e in tante altre città, dopo gli scioperi Fridays for Future di settembre, per mettere in campo la loro critica contro le politiche governative che non hanno fatto nulla per rifinanziare le scuole, eliminare le classi pollaio, eliminare l’alternanza scuola lavoro e l’autoritarismo scolastico rafforzato dalle ultime riforme, Buona scuola in testa.

Alcuni sindacati della scuola (Flc Cgil, Uil, Snals e Gilda) hanno indetto lo stato di agitazione del settore in vista di uno sciopero di cui però non è ancora definita la data. Sosterremo questo sciopero se verrà indetto perché lo riteniamo necessario anche se arriverebbe già in ritardo, mentre la discussione sulla legge di bilancio è in stato avanzato.

Il 4 dicembre parteciperemo al No Draghi Day, una iniziativa di mobilitazione su scala nazionale, convocato su una piattaforma del tutto condivisibile da un cartello di sindacati di base per costruire con loro e insieme alle altre organizzazioni della sinistra di classe un altro tassello di opposizione sociale alle politiche del governo.

A partire dalle manifestazioni di Genova a vent’anni dal movimento altermondialista e dalla manifestazione del 30 ottobre, la società della cura sta costruendo con la Rete Genova 2021 una convergenza tra movimenti sociali e settori politici verso la costruzione di un’opposizione al governo su contenuti che condividiamo: contro le privatizzazioni, per l’eliminazione dei brevetti sui vaccini (il 30 novembre è prevista una giornata di mobilitazione in tal senso), contro le delocalizzazioni e i licenziamenti. Il 30 ottobre è stata la prima espressione di questa convergenza anche se con dimensioni non ancora sufficienti allo scopo. E’ stato elaborato un appello (link) che condividiamo e sottoscriviamo per la realizzazione di un mese di mobilitazione a dicembre e di un Forum della convergenza a febbraio, che va nella giusta direzione che da anni auspichiamo della costruzione di un forum politico e sociale della sinistra di classe.

Il 27 novembre saremo al fianco del movimento internazionale femminista e parteciperemo alla manifestazione nazionale convocata da Nudm, sui temi del femminicidio e dell’omotransfobia, contro la violenza sistemica di genere. Facciamo nostra la battaglia per l’autodeterminazione delle donne e delle persone LGBTQ*, che rivendicano la libertà di decidere sui loro corpi e sulle loro vite. Riteniamo essenziale conquistare la parità salariale e un salario dignitoso per tutt* , un welfare pubblico, universale e gratuito, la piena applicazione della 194, rilanciare il Ddl Zan e allargare i diritti delle persone LGBTQ* . Riteniamo essenziale la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario, un’educazione alla parità di genere nelle scuole e l’abolizione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, pari diritti per le persone migranti.

Contribuiremo a costruire queste mobilitazioni con le iniziative dei nostri circoli, seguendo gli assi che ci siamo dati al congresso: l’opposizione al governo, la critica al capitalismo, l’unità degli sfruttati e degli oppressi, un programma anticapitalista centrato sulla questione della riduzione del tempo di lavoro e sull’alternativa ecosocialista. Nei prossimi giorni metteremo a disposizione di tutte/i sul sito video o altri materiali sviluppati dai circoli sul disastro della COP26 (diretta video), sulla finanziaria e il PNRR (ci sarà una iniziativa il 2 dicembre a Napoli e una l’8 dicembre a Roma) sulla riforma delle pensioni e la falsa contrapposizione tra giovani e anziani (è calendarizzato un seminario martedì 23 novembre a Torino) su occupazione e lotta alle delocalizzazioni.

E’ compito della Direzione predisporre tutti i materiali necessari per questa nostra attività politica.

21 novembre 2021