Siamo ovviamente felici per la liberazione di Ikram, giovane 23enne italo-marocchina, arrestata il 20 giugno e condannata, in prima istanza, a oltre 3 anni di reclusione. Il suo “delitto”? Furto? Omicidio? Truffa? No, udite udite: “blasfemia”! E nemmeno quella blasfemia quotidiana, un po’ grezza, dei “porcodio”, “diocane”, ecc. che sentiamo nei bar, nell’officina del meccanico, tra i muratori incazzati perché gli è caduto un peso sul piede, quando molte persone se la prendono con “l’eterno assente”, dimostrando, seppur “au contraire“, di essere figli di quella cultura religiosa che recita “non cade foglia che dio non voglia”. Ha semplicemente osato fare dell’ironia (peraltro molto delicata e quasi inavvertibile) su un versetto di quel libro, vecchio di 14 secoli, che secondo i credenti musulmani, sarebbe stato ispirato direttamente dal Lui (con la elle maiuscola, non si sa mai che si offenda e mi fulmini all’istante). Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. I commenti soddisfatti dei nostri politici (a cominciare dal ministro Di Maio) e giornalisti, che si rallegrano del fatto che, in appello, la sentenza di condanna sia stata ribaltata, non mi sembrano del tutto azzeccati. Ma come, una ragazza si è fatta due mesi di galera per aver ironizzato sulla presunta “sacralità” superstiziosa di gente immersa nel Medio Evo, e ci si dovrebbe accontentare? Ovvio, meglio due mesi che tre anni. Ovvio, non sto chiedendo che l’Italia dichiari guerra al Marocco per imporgli una “svolta progressista” basata sulla laicità (tra l’altro, mi viene da dire, da che pulpito!, visto com’è ridotta la laicità nel paese che ospita il monarca assoluto del Vaticano, che regna indisturbato su 44 ettari sottratti alla Repubblica Italiana). Ma almeno, nei commenti, stigmatizzare una legislazione palesemente nemica della libertà di espressione e della libertà religiosa, mi sarebbe sembrato, per così dire, il “minimo sindacale”. Bestemmiare (al di là dei simpatici aspetti folcloristici, Livorno docet) o non farlo è un semplice problema di sensibilità personale. Anch’io (che sono un bestemmiatore quasi seriale) cerco di trattenermi quando sono con qualche amico/a credente, cosciente del fatto che, per loro, quel personaggio parto della fantasia di “profeti” apocalittici, è un personaggio reale. Un po’ come, quando fai i regali di Natale o S. Lucia ai bambini, non ti sembra carino dir loro che Babbo Natale o Santa Lucia non esistono. Ma che mi mettano in galera perché “svelo” ai bimbi il mistero dell’inesistenza del barbone vestito di rosso con le renne, mi sembra qualcosa che dovrebbe ripugnare a tutte le persone dotate di buon senso! Comunque, bentornata a casa, Ikram.

Lucifero