(Gianni Sartori)

Dopo gli attacchi di aprile (sia aerei che terresti) della Turchia contro i territori dove, legittimamente in quanto curdi, sono installati i guerriglieri delle HPG (Hezen Parastina Gel – Forze di difesa del popolo, braccio armato del PKK) la situazione è andata costantemente aggravandosi. Sia per l’uso da parte dell’esercito turco di armi proibite dalla Convenzione di Ginevra, sia per l’evidente tentativo da parte di Ankara di trascinare, coinvolgere nelle sue operazioni contro il PKK anche un altro partito curdo, il PDK che amministra il Kurdistan del Sud (quello “iracheno”, appunto il Basur). Suscitando indignazione e risentimento nella popolazione curda in generale, tra i militanti di base dello stesso PDK e anche nei ranghi dei peshmerga (i combattenti curdi in Basur).
Sia per il possibile “collaborazionismo” dei dirigenti del PDK, sia – soprattutto – per quella che ormai ha tutti i crismi di una vera e propria occupazione militare permanente della Turchia nei confronti di questa regione curda.
Un altro tassello nel folle progetto di Erdogan di ripristinare l’Impero ottomano. Come si intuisce dai suoi interventi a 360 gradi sullo scacchiere medio-orientale (Siria, Cipro, Armenia, Libia, Iraq…). A tale proposito era intervenuto Abdul Karim Seko, segretario del Partito Democratico del Kurdistan – Siria. Esprimendo grande apprezzamento per la presa di posizione (contro l’invasione-occupazione e contro i “collaborazionisti”) recentemente resa pubblica da alcuni partiti curdi e dai peshmerga (oltre che dalla presidenza irachena). Un segnale, a suo avviso, di una possibile, prossima sollevazione di massa contro l’occupazione turca (rifiutando di farsi ingannare da Erdogan e dalle sue tattiche del “divide et impera”). Per Seko la resistenza delle HPG dovrebbe rappresentare un campo di battaglia anche per i combattenti peshmerga. Non essendoci che due alternative per i curdi: “allearsi con il nemico storico o invece con l’amico che continua a resistere”. Ossia a fianco dei fratelli curdi del PKK. Senza ambiguità. La resistenza delle HPG costituisce “una vittoria per tutto il Kurdistan. Rappresenta la speranza per il popolo curdo e tutti i Curdi responsabili dovrebbero sollevarsi contro l’occupazione rifiutandola”. Si era poi rivolto in modo particolare a Necivan Barzani (dirigente del PDK), invitandolo a recedere dalle sue posizioni in quanto dovrebbe avere “piena consapevolezza che comunque non potranno innescare un guerra tra curdi” in quanto “le prese di posizione del popolo curdo e dei suoi alleati contro l’occupazione e contro i politici che la sostengono (come appunto alcuni dirigenti del PDK nda) si vanno allargando e intensificando”. Ancora alla fine dell’anno scorso Abdul Karim Seko aveva criticato duramente le aggressioni da parte del PDK nei confronti di alcuni veicoli delle HPG, attacchi che avevano causato il ferimento di almeno tre guerriglieri. Denunciando il fatto che “mentre i guerriglieri delle HPG si scontrano con l’esercito di occupazione, il PDK cerca di ostacolarli. Definendo questa politica come un “errore gravissimo” e l’attacco contro le HPG un “grande crimine che verrà giudicato dalla Storia e dal popolo curdo”.
(Gianni Sartori)