Oggi pomeriggio (venerdì 11) a partire dalle 18, sfidando le nuvole nere minaccianti un temporale, una settantina di persone, in gran maggioranza giovani, ha dato vita ad un presidio di protesta, davanti alla Prefettura. Il Collettivo UNO, gruppo di giovani che da oltre un anno sta organizzando iniziative antirazziste, prendendo spunto dagli ultimi tristi episodi di cronaca (i suicidi di due “neri”, uno senegalese, rinchiuso in un CPR, e l’altro italiano, che ha parlato nella sua ultima lettera del clima avvelenato intorno a lui) ha voluto denunciare i “nuovi fascismi”, che sembrano prendere sempre più piede nella società italiana. Per Francesca, che ha introdotto il “microfono aperto” in Piazza Duomo, non c’è altro modo di definire un’estrema destra razzista, misogina, omofobica, anti-ambientalista e antiproletaria. E il Collettivo (che si firma anche “Uno Collective”) ha chiamato altre realtà “di movimento”, come Restiamo Umani (ugualmente impegnata sul terreno antirazzista), Fridays For Future e Basta Veleni (entrambi impegnati sul terreno della difesa dell’ambiente), l’Associazione Senegalese, il KSL, oltre a Sinistra Anticapitalista, a partecipare ed intervenire su tutti questi terreni. Infatti i numerosi interventi (una dozzina) hanno spaziato dall’antirazzismo, appunto, all’ambientalismo, ai diritti LGBTQI, all’anticapitalismo a 360 gradi. Beppe, di Sinistra Anticapitalista, ha voluto ricordare il gravissimo episodio della scorsa notte alla Fedex vicino a Tavazzano (Lodi), dove un lavoratore immigrato, impegnato nel picchetto del SICOBAS, è stato ridotto in fin di vita da un’aggressione premeditata di “sbirri” privati, prezzolati dal padrone. Una “perfetta sintesi” di razzismo antiproletario. Alla fine sono state lette alcune frasi scritte da giovani immigrati e si sono osservati due minuti di silenzio, uno per ciascuno dei due ragazzi suicidatisi nei giorni scorsi. Poi un gruppo di ragazzi senegalesi ha dato vita ad un concerto improvvisato (percussioni e voci), spingendo a ballare la quarantina di persone che erano rimaste in piazza dopo le 20, e coinvolgendo anche qualche passante con i ritmi africani.