Pubblichiamo il testo distribuito oggi da alcuni/e militanti dell’MPS i nostri compagni svizzeri, che, ieri 21 maggio, hanno svolto un’azione fuori e dentro BancaStato nel quadro delle attività dello sciopero per il clima. (Red)

BancaStato (e tutte le altre banche) devono smettere di sostenere gli investimenti e le attività nella produzione e del commercio di materie prime responsabili della crisi climatica!

Negli ultimi anni studi importanti hanno messo in evidenza quale ruolo abbiano le grandi banche nel sostegno ad attività di aziende che hanno un impatto disastroso sull’ambiente e come quindi queste banche abbiano una responsabilità ambientale fondamentale per l’inquinamento e l’aumento dei gas serra a livello mondiale.

È chiaro ormai a tutti che le grandi banche svizzere, nel sostenere le attività di aziende che hanno un impatto disastroso sull’ambiente, abbiano una responsabilità per quel che accade oggi. Non è un caso, tra l’altro, che una delle rivendicazioni portate avanti dallo Sciopero per il clima/Sciopero per il futuro, sia proprio quella di chiedere la fine degli investimenti da parte di banche, assicurazioni e delle casse pensioni, nelle aziende attive nel settore delle energie fossili e nelle materie prime in generale. Questi investimenti, infatti, provocano almeno 20 volte più gas serra di tutto il consumo fatto su suolo svizzero e ciò non è più compatibile con le false promesse fatte dalla confederazione nell’ambito dell’emergenza climatica a cui tutto il pianeta è chiamato a far fronte. Con queste cifre, poco cambierà a livello globale: la produzione di gas serra non diminuirà e l’obiettivo di non superare i 2°C la temperatura terrestre sarà assolutamente impossibile da raggiungere.

Se influenzare l’operato delle grandi banche appare, purtroppo, oggi difficile perché necessiterebbe perlomeno un’incursione nel loro diritto assoluto di proprietà (senza di che ci si limita a prediche, rispettabili, ma prediche), intervenire, in materia di sostenibilità, appare più facile da parte di chi detiene la proprietà di BancaStato.

Viste le rivendicazioni ambientaliste di cui si fregiano ormai tutti i partiti presenti in governo e in Parlamento, si potrebbe pensare che a riflettere sulla sostenibilità degli investimenti di BancaStato ci pensi la commissione del controllo pubblico del Gran Consiglio che ogni anno presenta un rapporto su BancaStato e le sue attività. In realtà, nulla o poco più si trova, se non qualche applauso per i sistemi di aereazione interni nelle proprie sedi, qualche pannello solare e un riciclo di carta da far impallidire un albero. Questo rapporto si basa sul pomposo “Bilancio sociale e ambientale” che BancaStato pubblica ogni anno, da cui ci si aspetta almeno una trattazione dell’attività della banca sui veri e fondamentali temi ambientali, proprio perché la negoziazione delle materie prime, ormai lo sanno anche i bambini dell’asilo, è qualcosa che, diciamo così, ha molto a che vedere con la questione ambientale.

Ora, non vi sono dubbi, che il commercio di materie prime è intimamente legato all’estrazione e alla loro lavorazione, attività che sono tra le maggiori responsabili del degrado ambientale che viviamo in questi decenni; il commercio delle materie prime è l’ultimo anello del processo di saccheggio della natura che comporta poi le drammatiche conseguenze climatiche che viviamo e vivremo se non intervengono radicali cambiamenti del nostro sistema economico e sociale. Altro che attività sostenibili! Uno dei direttori di BancaStato, Davide Bignasca, ha rilasciato un’intervista in cui, orgoglioso, si esprimeva così: “Sono stato in Siberia a visitare le miniere di carbone a cielo aperto. Ero là con alcuni clienti con sede appunto a Lugano. Perché il carbone? Perché è molto importante per la produzione dell’acciaio e rientra dunque in questo particolare settore del Commodity Trade Finance”; aggiungendo relativamente all’impatto di questo tipo di attività per BancaStato che “il bilancio è ottimo e la crescita è stata armoniosa. Intendiamo continuare a svilupparci gradualmente, sempre all’insegna dei valori di BancaStato che si basano sulla sostenibilità degli affari”.

Tutto ciò deve finire. BancaStato è una banca pubblica; i suoi investimenti e le sue attività di finanziamento delle imprese non possono sostenere aziende che commerciano in materie prime la cui estrazione e utilizzazione contribuiscono in modo importante alla crisi climatica.

La crescita senza precedenti dell’economia globale nell’ultimo secolo ha comportato un uso crescente di materie prime e le relative emissioni di gas serra. Le maggiori emissioni di gas serra, a loro volta, hanno accelerato il cambiamento climatico, oggi non più tollerabile.

Chiediamo oggi, da subito, un’economia basata al 100% sulle energie rinnovabili e quindi che anche la finanza non investa più in qualsiasi tipo di combustibile fossile.

Abbiamo a disposizione ancora pochissimi anni per tentare di arginare l’ecatombe ambientale che sta per far soccombere non solo il suolo, l’aria e l’acqua: l’essere umano non avrà modo di sopravvivere.

La logica del profitto ci sta portando all’asfissia e non è più tempo per tergiversare e fingere di prendersi a carico di una situazione sfuggita al controllo di tutti!