I nostri lettori sapranno già di cosa stiamo parlando, visto che già due articoli sono apparsi sul nostro blog tra ieri sera ed oggi pomeriggio. Riassumendo per i più distratti: ieri pomeriggio c’erano due manifestazioni quasi concomitanti in centro a Brescia; la prima, alle 16,30 in Piazza Rovetta, contro l’aggressione sionista in Palestina (a cui Sinistra Anticapitalista aveva aderito), con molte centinaia di partecipanti (forse un migliaio) e l’altra, alle 17,30 in Piazza Vittoria, contro l’omotransfobia e a favore del DDL Zan (a cui pure SA aveva aderito), che ha visto circa 200 partecipanti. Durante l’intervento di una compagna, in Piazza Vittoria, un gruppetto di una ventina di giovanissimi, provenienti dalla manifestazione pro-Palestina (alcuni avevano degli adesivi con su scritto “Free Palestine”) hanno cominciato a fischiare, insultare e persino a lanciare una bottiglia vuota in direzione di una compagna che stava parlando. Uno di questi ragazzotti sventolava una bandiera del Partito Comunista (quello di Marco Rizzo), a quanto pare pur non essendo militante di quel partito. In seguito alla pubblicazione dei nostri due articoli, tre militanti del PC ci hanno scritto, su Facebook, esprimendo il loro sdegno per quanto da noi pubblicato, e dicendo che sicuramente il teppistello in questione non era un loro militante, visto che mancavano due bandiere quando la manifestazione anti-sionista si è conclusa. Prendiamo atto di questa “smentita” non ufficiale, anche se avremmo preferito una smentita ufficiale da parte del PC, che contenesse una condanna dell’inqualificabile aggressione omofoba. Evidentemente le numerose esternazioni televisive del segretario del PC, in cui spesso contrappone diritti sociali a diritti civili, hanno creato un certo clima di sospetto nei confronti di questo partito. Non che si pensasse ad un’aggressione organizzata. Ma si temeva che, con questi discorsi, qualche personaggio più o meno attratto dalla “falce e martello” in versione “rizziana”, potesse interpretare le dichiarazioni di Rizzo come un attacco alla lotta per la liberazione sessuale e decidesse, per conto suo, di “praticare” una linea evidentemente mal interpretata. Ci rallegriamo del fatto che i tre militanti del PC abbiano accolto i nostri articoli con sdegno, del tipo “come avete potuto pensare che approvassimo una schifezza simile?” e si siano ritenuti offesi e calunniati. Vuol dire che ci eravamo figurati il diavolo peggio di quello che era in realtà, per dirla alla clericale, o, detto in altro modo, che qualcosa di sinistra c’è anche nel PC. Per noi il partito di Rizzo è già talmente lontano da quelli che sono i nostri valori comunisti, rivoluzionari e libertari, che non c’era bisogno di aggiungere il carico da 90 di una schifezza simile. Mutatis mutandis, è come quando si accusa Stalin di aver voluto espressamente “distruggere il popolo ucraino” (accusa piuttosto diffusa negli ambienti del nazionalismo ucraino), un’accusa evidentemente infondata. Sono talmente tante e pesanti, le colpe del prete mancato georgiano, becchino della rivoluzione russa, che aggiungerne altre prive di realtà rischia di avere l’effetto opposto, quasi assolutorio. Chiarita, a quanto pare, “l’innocenza” del PC riguardo all’aggressione, resta il fatto, gravissimo, che una ventina di giovanissimi pro-Palestina abbiano assunto atteggiamenti e parole d’ordine tipicamente fascisti. Si tratta di capire se erano ragazzi appartenenti ad organizzazioni parafasciste (di tipo “islamico”, “cristiano”, o d’altro tipo) o se invece si tratta di qualcosa di “spontaneo”. Personalmente propendo per la seconda ipotesi. Non perché non esistano organizzazioni fasciste o parafasciste che si definiscano pro-palestinesi: quasi tutti i gruppi neofascisti, in Italia, in Europa, nel Medio Oriente, ecc., si definiscono anti-sionisti (e quelli meno ipocriti anti-semiti). Ma credo che avrebbero avuto qualche difficoltà ad inserirsi in una mobilitazione organizzata dalla “sinistra radicale”, come quella di ieri. Più probabile che si tratti di giovani immigrati (alcuni parlavano arabo, a quanto pare dialetto marocchino, secondo alcune testimonianze) spoliticizzati, indignati dall’aggressione israeliana, ma impregnati della cultura reazionaria sessuofobica diffusa in molte moschee. Nel caso che questa seconda ipotesi fosse veritiera, dobbiamo porci una serie di domande sul modo migliore di affrontare il problema. Quando ci sono movimenti di massa, non si può pretendere che le persone, soprattutto se prive d’esperienza politica, arrivino già “belle e formate” (magari con un libro di Marx o di Trotsky sotto il braccio). Normale che portino con sé tutto il bagaglio culturale in cui sono cresciuti. Un atteggiamento elitista, che escluda il dialogo con loro, sarebbe sterile e controproducente. Ma anche un atteggiamento condiscendente, troppo tollerante (che tra l’altro è di fatto contiguo ad una mentalità colonialista, tipo “povero africano, o arabo, o asiatico, bisogna capirlo”) mi sembrerebbe sbagliato. Bisogna fare un lavoro di lunga lena, paziente e faticoso, quasi sempre contro corrente (soprattutto in questi tempi, con le ideologie di estrema destra, religiosa o meno, in pieno sviluppo) per cercare di far attecchire in tutti i settori che si avvicinano ad una lotta sociale e politica (dalle lotte sindacali alla solidarietà con la Palestina) una visione improntata ai valori del socialismo (che a sua volta ha le sue radici nell’Illuminismo e nella Rivoluzione francese). Se chi scende oggi in piazza per la Palestina non sarà domani disponibile a farlo per il Rojava, o il Chiapas, o la Colombia, avremo perso un’occasione. Se chi fa oggi gli scioperi nella logistica non sarà domani disposto a lottare l’8 marzo a fianco delle femministe, o a solidarizzare con le persone LGBT in lotta per i loro diritti, avremo perso un’occasione. Una strada lunga, tortuosa, difficile. Ma l’unica percorribile.

Flavio Guidi