Come sempre, e più che mai in questi giorni, radio, tv, giornali ci spaccano i timpani con il merito di Israele di essere la sola “democrazia” del Medio Oriente, per cui – quali che siano le sue rappresaglie militari – resta comunque il solo faro di civiltà in questa intera regione “incivile”. Questo suo “primato” parrebbe confermato dalla celerità con cui è stata vaccinata una parte consistente della sua popolazione. 

Il rovescio della medaglia, naturalmente “dimenticato”, eccolo qui: l’apartheid sanitario che costituisce una condanna a malattia e morte per masse di palestinesi, in particolare a Gaza. Le notizie le riprendiamo da un testo di denuncia della psichiatra Judith Deutsch, una psicoanalista ebrea di Toronto, comparso sul sito canadese “The Bullet”, intitolato Medical Apartheid: From Israel/Palestine to Canada.

Il 16 febbraio 2021, Democracy Now ha riferito che Israele ha interrotto la spedizione di 2.000 dosi di vaccino COVID-19 nella Striscia di Gaza, dove erano previste per gli operatori sanitari. “Il territorio assediato ospita più di due milioni di persone, ma non ha ancora ricevuto alcun vaccino. Ciò avviene quando i funzionari sanitari israeliani hanno segnalato un calo di quasi il 95% delle infezioni sintomatiche da coronavirus tra i 600.000 israeliani che hanno ricevuto il vaccino COVID-19 della Pfizer. Circa il 30% dei cittadini israeliani ha ricevuto almeno una dose di vaccino – il tasso più alto di qualsiasi grande nazione – ma questa cifra esclude i palestinesi nei Territori occupati che rimangono in gran parte non vaccinati “. 

Al 25 marzo 2021, il numero di vaccini ricevuti dal popolo palestinese rappresenta solo una “goccia nel mare”. L’ONU riferisce: “Dopo le recenti consultazioni annuali con gli Stati membri, il Comitato speciale delle Nazioni Unite per indagare sulle pratiche israeliane ha espresso oggi profonda preoccupazione per i rapporti secondo cui Israele, pur donando i vaccini COVID-19 in eccesso all’estero, non ha adempiuto alla sua responsabilità e obbligo legale internazionale per garantire la vaccinazione della popolazione palestinese “. Israele ha inviato vaccini in Guatemala e Honduras, due paesi che hanno trasferito le loro ambasciate a Gerusalemme. Secondo Ha’aretz, dosi aggiuntive di vaccino consentiranno a Israele di effettuare il richiamo all’intera popolazione fino al 2022. 

Dati sui vaccini israeliani [ad inizio maggio]: 53,5% della popolazione completamente vaccinata. Ad aprile, il 3% dei palestinesi è stato vaccinato. La Striscia di Gaza ha ricevuto solo circa 120.000 dosi di vaccino (su oltre 2 milioni di abitanti). A Gaza, Israele controlla l’importazione di tutto attraverso la chiusura delle frontiere terrestri, marittime e aeree. A marzo 2020 c’è stata una grave carenza di strutture sanitarie, farmaci (deficit del 45% di farmaci, 31% di forniture mediche, 65% di laboratorio e banca del sangue) e DPI. 

A partire dal 7 aprile 2021, Gaza ha il più alto numero giornaliero di infezioni dall’inizio della pandemia, con un tasso di positività che è arrivato al 43%. I tassi di infezione giornalieri stanno ora superando i 2.000 nuovi casi ogni 24 ore; una parte significativa dei nuovi casi viene ricondotta a varianti più recenti e più letali, inclusa la variante britannica. https://socialistproject.ca/2020/04/between-rock-of-occupation-and-hammer-of-coronavirus/