È morta ancora una volta una giovane operaia. 

Ancora una volta una morte straziante in nome di un profitto assassino, tra i telai di una piccola industria tessile di Montemurlo. 
Non è stata una morte casuale. I ritmi, la solita mancata manutenzione dei macchinari, la rincorsa contro i costi destinati alla sicurezza. Lo sfruttamento del lavoro salariato. 
Luana non è purtroppo sola. Con lei dall’inizio dell’anno sono morti sul posto di lavoro più di duecento lavoratori. Storie e vite dimenticate di sacrifici e mancati diritti. 

In questi ultimi anni spesso abbiamo dovuto ascoltare le voci e la propaganda della borghesia contro la classe operaia. “Non esiste più una classe operaia”, “non esistono più gli operai come quelli che hanno lottato nel dopoguerra per i propri diritti”, “gli operai e gli imprenditori sono uniti contro la crisi”… in un coro interessato e ipocrita proveniente anche dalle dirigenze dei sindacati confederali. Il moralismo interessato del capitale condito dal compromesso di classe di un riformismo che non ha più nulla da dire in difesa dei più deboli. 
Luana D’Orazio, con i suoi 22 anni e da poco mamma, con il suo lavoro voleva ritagliarsi un futuro, anche se incerto. La violenza di una classe su un’altra è anche avere spezzato tutto questo. La morale della borghesia è nascondere le condizioni di sfruttamento nelle quali sono costretti milioni di giovani precari. Nasconderli dentro la logica degli algoritmi, nelle regole del profitto selvaggio, nel cottimo, nella mancanza di un futuro, nella mancanza di diritti. 

La nostra morale è diversa. La nostra morale di militanti marxisti rivoluzionari è tutta protesa in difesa della classe operaia, che esiste malgrado tutti i tentativi di dividerla, schiacciarla in una realtà senza diritti. 
Per noi la vita in un operaio ha un valore enorme, perché è la realtà nella quale viviamo ogni giorno, e sappiamo che l’unica strada per difenderla è la lotta di classe. Non è cambiato nulla nel sistema di sfruttamento da quando Marx ed Engels descrivevano nell’800 le condizioni del lavoro salariato delle operaie tessili senza diritti piegate sui grandi telai. 

La lotta per il diritto inalienabile di non morire sui posti di lavoro è sempre con noi nella lotta contro il capitalismo. Il nostro compito irrinunciabile è far esplodere ovunque la coscienza di classe. Vogliamo inoltre denunciare il comportamento delle burocrazie sindacali di CGIL, CISL E UIL, le quali si sono ridotte a indire uno sciopero di sole quattro ore per venerdì 7 maggio, limitato alla sola provincia di Prato, uno sciopericchio fra i tanti a fronte di una situazione di gravità inaudita, una risposta condita con le solite liturgie confederali che hanno allontanato i lavoratori dal terreno della lotta, che hanno disabituato la classe operaia, in particolar modo quella di questa regione, a rispondere con le azioni di lotta alle sfide che il padronato porta sul terreno della sicurezza e della salute sul posto di lavoro, piegate agli interessi dei profitti aziendali.

Partito Comunista dei Lavoratori – Coordinamento toscano