A più di un anno dall’inizio della pandemia di CoVid-19 è sempre più evidente che l’emergenza sanitaria e la crisi economica capitalistica si alimentano a vicenda, in una spirale che sembra senza via di uscita.

La tanto strombazzata “ripresa”, annunciata ai quattro venti dai governi nazionali e internazionali come effetto del Recovery Fund, si rivelerà nient’altro che una favola e una tragedia per i lavoratori. La massa enorme di denaro messa in circolazione da BCE e UE sta già andando quasi tutta nelle casse e nelle tasche dei soliti noti: i padroni del digitale, dell’informatica, delle infrastrutture e, come sempre, della produzione militare (in vista di nuove guerre imperialiste). Il PNRR e il Decreto Sostegni del governo Draghi lo dicono chiaramente: il grosso dei 248 miliardi è per i “sussidi” ai padroni e ai loro profitti, mentre per la spesa sociale (misure di sostegno ai salari, all’occupazione femminile e ai servizi per l’infanzia, alla sanità, all’istruzione, ai trasporti pubblici) ci saranno pochi spiccioli, con un ulteriore aggravamento delle già drammatiche condizioni di vita di milioni di lavoratori e lavoratrici.

L’impatto di queste politiche in termini di crescita e di nuova occupazione è del tutto incerto. Ad oggi, le uniche certezze che il governo Draghi sta dando alla classe operaia e ai lavoratori sono:

  • l’inasprimento della repressione contro gli scioperi, le lotte, le forme di dissenso sui posti di lavoro (basti pensare a quel che sta accadendo in queste settimane nei magazzini Fedex,Texprint, Arcelor Mittal, ecc.);
  • il via libera ai licenziamenti di massa a partire dal prossimo 30 giugno, che si andranno ad aggiungere alle migliaia di licenziamenti “occulti” di questi mesi per mezzo di provvedimenti disciplinari o di chiusure di attività, e agli 850 mila precari che hanno gia perso il lavoro;
  • la cancellazione di “quota 100” per andare in pensione e la riduzione degli assegni familiari ai lavoratori dipendenti.

Tutto ciò incoraggia il padronato a spingersi ancora oltre nell’attacco ai lavoratori imponendo con la complicità di Cgil-Cisl-Uil, rinnovi contrattuali-capestro, salari da fame e una generale precarizzazione dei rapporti di lavoro. E’ uno scenario simile a quello dell’intera Europa, ma aggravato da un alto tasso di disoccupazione destinato, aldilà delle vacue promesse governative, a crescere ancora, con un costo particolarmente alto pagato dalle donne lavoratrici, dai giovani perlopiù immigrate/i (che continuano a morire a migliaia lungo le rotte dell’immigrazione).

La maggioranza dei lavoratori non è ancora riuscita a scendere in campo in maniera forte e generale di fronte all’attacco che si protrae da più di un trentennio. L’inizio di mobilitazione nelle fabbriche, in particolare metalmeccaniche, nel marzo dello scorso anno sui problemi della sicurezza è stato tradito, nonostante la formale proclamazione di sciopero della FIOM, dal gruppo dirigente della CGIL, e in particolare da Maurizio Landini per “impedire lo scoppio di uno scontro sociale” (sono parole sue). Tuttavia in questi mesi le lotte del SI Cobas nella logistica, Slai Cobas e altre realta del sindacalismo classista e combattivo sono state uno dei pochi argini all’offensiva padronale creato attraverso iniziative di lotta tanto sul piano economico che su quello politico. La battaglia per la tutela della salute e l’astensione dal lavoro nella fase del picco pandemico, gli scioperi contro l’utilizzo capitalistico dell’emergenza sanitaria, a partire dall’importante lotta portata avanti dai lavoratori Fedex-Tnt contro la repressione e la chiusura del sito di Piacenza, la resistenza in tanti posti di lavoro e territori a difesa del salario, dell’occupazione, della rappresentanza sindacale scelta dai lavoratori, si sono legate al tenace lavoro per la costruzione di un fronte largo dei proletari in lotta con l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi e con il Patto d’azione Anticapitalista.

Il prossimo 1° maggio dev’essere un’occasione per rafforzare l’iniziativa e l’unità di classe, per rilanciare la necessità di un fronte unico dei lavoratori, autonomo da ogni schieramento borghese, libero dai localismi, alternativo ai sindacati di stato legati a doppio filo ai padroni e al governo Draghi, capace di promuovere una mobilitazione di massa per imporre ai padroni di pagare i costi di una crisi da essi stessi creata, in stretto rapporto con le lotte che si svolgono e si svolgeranno sul piano internazionale.

Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario a 30/32 ore!

Salario medio garantito a tutti i proletari e stabilizzazione di tutti i precari!

Patrimoniale del 10% sulle grandi ricchezze da impiegare per un servizio sanitario pubblico, universale, gratuito, la medicina territoriale e gli altri servizi sociali!

Documenti e permesso di soggiorno incondizionato a tutti gli immigrati!

Contro la repressione antioperaia e antipopolare e contro tutte le norme che limitano la libertà di sciopero e di organizzazione sindacale per la cancellazione dei decreti-sicurezza!

Costruzione di un fronte unico di lotta internazionale e internazionalista di tutti gli sfruttati!

Per un 1 Maggio all’insegna dell’Internazionalismo sul piano mondiale!

Il 1 MAGGIO TUTTI IN PIAZZA!

Milano – ore 15 Piazza Cairoli – Napoli – ore 15 Piazza Dante

Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi

Patto d’azione anti-capitalista per il fronte unico di classe