1. Che la destra “radicale”, alias estrema destra , alias partiti, gruppi, associazioni, fondazioni apertamente fasciste o fascistoidi siano, purtroppo, ormai saldamente presenti nel panorama politico della maggior parte dei paesi del pianeta è un dato difficilmente contestabile. I recenti avvenimenti di Washington hanno ulteriormente chiarito anche ai più ottimisti (o scettici) che non si tratta di un fenomeno marginale o passeggero, o limitato alle zone cosiddette “sottosviluppate” del mondo. Il fatto stesso che Trump, basandosi sul progetto politico probabilmente più a destra della storia statunitense, sia riuscito a portare il Partito Repubblicano alla vetta mai precedentemente raggiunta dei 70 milioni di voti, pur perdendo le elezioni, la dice lunga sulla barbarie che ci minaccia. Trump, Bolsonaro, Modi, Erdogan, ecc. sono solo alcune delle facce di una visione che mi sembra riduttivo definire semplicemente “conservatrice-reazionaria”.
  2. Non ho intenzione di sviluppare qui un’analisi delle ragioni di questo allarmante fenomeno, che non risparmia praticamente nessun’area del pianeta. Anche dove l’estrema destra non è al governo (come nella maggior parte dei paesi europei occidentali), ci siamo ormai abituati a vedere questo tipo di partiti e movimenti attestarsi su percentuali tra il 10, nel migliore dei casi, e il 25-30% (senza contare l’effetto “trascinamento” che il peso di questa destra ultrareazionaria ha sui partiti della destra tradizionale, spingendoli spesso su posizioni ancor più radicalmente conservatrici) dei voti. Ne abbiamo un triste esempio qui in Italia, dove i sondaggi danno alla destra radicale (Lega, FdI e gruppuscoli vari) percentuali tra il 38 e il 40% (percentuale d’altra parte già ottenuta nelle elezioni europee di due anni fa). Mi interessa invece sviluppare un minimo di riflessione sulla relazione tra questa nuova ondata reazionaria e le molteplici forme di fondamentalismo religioso (o, per così dire, etno-religioso, come nel caso dell’estrema destra israeliana, vincitrice di fatto delle ultime elezioni nello stato sionista).
  3. Diversamente dalla precedente ondata, quella degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, quella dei Mussolini, degli Hitler, dei Franco, ecc. che sostanzialmente non cercava (se non in alcune situazioni particolari – come in Spagna o in Croazia -) la sua radice più autentica nell’identità religiosa, l’estrema destra del XXI secolo sembra avere in comune, pur con mille differenze e contraddizioni, un rapporto molto stretto con quella che viene presentata (e percepita dai militanti e dal grosso degli elettori – dove si può votare -) come l’ideologia tradizionale del “popolo” in questione, cioè la religione dominante – o che almeno lo era fino a qualche decennio fa. Ed in particolare con gli aspetti meno aperti verso la modernità, meno disposti ad un minimo di compromesso con la razionalità scientifica. Antifemminismo, omofobia, razzismo più o meno esplicito, irrazionalismo teorizzato e praticato, odio verso la scienza (fino all’assurdo del “terrapiattismo” e del creazionismo più ingenuo nei casi più estremi) intolleranza e belligeranza violenta contro tutto ciò che “puzza” non solo di socialismo, ma persino di liberalismo. Cos’hanno in comune i sostenitori dell’ISIS o di Al-Qaeda con i fanatici dei gruppi “neo-cristiani” che sostengono Bolsonaro o Trump? E con gli integralisti induisti che appoggiano Modi, i fanatici “ortodossi” euroasiatisti pro Putin, i “banderisti” greco-cattolici uniati dell’Ucraina occidentale, i militanti di Alba Dorata, i buddisti estremisti birmani, thailandesi o giapponesi? E che dire dei Salvini, le Meloni, le Le Pen, così come Vox, Chega portoghese, gli Orban e i Moraviecki, gli Erdogan e gli Al-Sissi (per non parlare dei criminali sauditi) che puntano, un giorno sì e l’altro pure, a titillare quanto di peggio si cela nell’immenso, profondo pozzo stagnante delle rispettive superstizioni religiose? Pur percependosi spesso come “nemici” (basti pensare all’aggressione degli islamo-fascisti dell’Isis a tutte le altre sette presenti in Medio Oriente, e, di riflesso all’islamofobia razzista di quasi tutta l’estrema destra “occidentale”, o allo scontro tra sionisti e estremisti giudaici radicali da un lato ed Hamas dall’altro) in realtà tutti costoro condividono, in grandissima misura, la stessa visione del mondo, la stessa scala di valori letteralmente controrivoluzionaria (nel senso originale, alla De Maistre, di odio verso la Grande Rivoluzione e di ricorso alla violenza più brutale per soffocarla). La triade diabolica di Libertà, Uguaglianza e Fraternità (direi soprattutto la prima, a mio modesto parere) turba, oggi come due secoli fa, i sonni di questa composita e rissosa accozzaglia di ultra-reazionari di tutte le latitudini. Non nascondiamoci dietro un ottimismo fuori luogo: indubbiamente dobbiamo riconoscere il crescente successo presso settori “popolari” (in particolare presso la piccola borghesia rurale o dei piccoli centri, senza purtroppo escludere i segmenti più arretrati e privi di cultura politica – e di cultura tout court – dei lavoratori) di questa immondizia ideologica. E, grosso modo, nessun’ideologia religiosa è immune da questo “travaso” di “pseudo-valori”, atteggiamenti, riti, mitologie presunte, ecc. Non solo l’Islam (principale “imputato” nell’ultimo mezzo secolo, anche per caratteristiche peculiari che sarebbe interessante approfondire), e nemmeno solo le cosiddette religioni “abramitiche” monoteiste (con particolare attenzione alla “fioritura” più o meno recente delle variegate sette neo-cristiane che sembrano scaturite direttamente dai secoli più bui del Medioevo, se non ancor più indietro), ma praticamente tutti i “credi” religiosi: basti pensare all’uso dell’induismo-brahmanesimo in India, del buddismo nel sudest asiatico o in Giappone, del nazionalismo shintoista di nuovo in Giappone, ecc. Persino i gruppuscoli neonazisti (per altro tuttora, per fortuna, molto minoritari), che sembrerebbero lontani da queste suggestioni, in realtà cercano di “nutrirsi” alla fonte di un neo-paganesimo che è tutto meno che laico.
  4. Ovviamente non è possibile puntare, nella necessaria battaglia politico-culturale contro le ideologie dell’estrema destra, ad una (ahimè!) impossibile “abolizione” delle religioni. Ma tra il rivendicare un’utopica rapida fuoruscita dall’infanzia dell’umanità costituita, anche, dalle superstizioni religiose, e il restare passivamente con le mani in mano per timore di urtare la suscettibilità dei “credenti” ci sono molte possibilità intermedie concrete. Innanzitutto smettendo di essere, talvolta, più realisti del re. Per esempio quando, come in Catalogna poche settimane fa, i compagni della CUP hanno ottenuto (c’è proprio di che essere orgogliosi!) dalla Generalitat che venga introdotta nella scuola pubblica l’ora di religione islamica (sic!), ovviamente per un malinteso “antirazzismo”, accanto alla triste ora di religione cattolica! O rifiutandosi di manifestare contro il massacro di Charlie Hebdo con la ben fragile “scusa” che avrebbe favorito l’islamofobia di destra! Per non parlare della vera e propria colonizzazione linguistico-culturale di molta sinistra (non solo moderata e riformista) da parte dell’immaginario religioso (qui da noi soprattutto cattolico). Ormai mi capita sempre di più di sentir parlare degli “ultimi” invece che dei proletari, dei “fratelli” invece che dei compagni, di “aiutare i più sfortunati” ed altre perle del genere. Non dico di ripristinare linguaggi e iconografia più che secolare dell’Asino di Podrecca, ma mi sembra che qui si stia proprio esagerando! Un altro, e non il minore, dei sintomi dello sbandamento, della decadenza di una sinistra che si pretendeva “marxista” (quella di matrice anarchica avendo quasi sempre saputo mantenere più coerenza su questo punto). Riprendere, a testa alta, la necessaria lotta contro l’oscurantismo religioso è oggi più necessario che mai, viste le considerazioni che ho espresso poc’anzi. E dotarsi (o riprendere) gli storici obiettivi politici del movimento operaio su questa questione è un imperativo sempre più urgente. Ri-cominciando dalla totale laicizzazione delle istituzioni pubbliche (dai comuni agli stati, fino alle entità sovra-statali come UE e ONU): vuol dire ritirar fuori dal cassetto il divieto TOTALE di finanziamento a qualsiasi attività religiosa (che dev’essere finanziata esclusivamente dai fedeli, soci, adepti o iscritti che dir si voglia), comprese scuole di ogni ordine e grado, l’abolizione di ogni forma di “concordato” con tutte le sette religiose (dalle “grandi” come la cattolica fino alle più piccole), l’annullamento di imposte come il famigerato 8 per mille, l’espulsione dagli edifici pubblici (scuole, tribunali, ospedali, ecc.) di tutti i simboli religiosi, il licenziamento dalla sanità pubblica di chi si rifiuta di adempiere alla legge 194 per motivi religiosi, l’estinzione dell’ora di religione nelle scuole pubbliche, ecc. E far pagare, per fare un altro esempio, le tasse sugli immobili degli enti religiosi, in particolare quelli adibiti ad attività lucrative. E non sarebbe il caso di riprendersi i 44 ettari concessi da Mussolini ai papi per costruirvi la piccola monarchia assoluta chiamata Città del Vaticano? Tutto ciò non significa, ovvio, impedire a chi crede in dio, allah, brahama, Babbo Natale o che la Terra sia piatta di continuare a crederci: ma non a spese e con l’incoraggiamento della collettività e delle istituzioni. Non mi illudo che queste semplici, plurisecolari proposte (e la conseguente battaglia culturale che stimolerebbero) possano bloccare lo sviluppo dell’estrema destra, religiosa o meno, sviluppo che ha origini ben più profonde. Ma per lo meno che questa nuova ondata di barbarie non ci colga silenti e col capo chino e/o con lo sguardo distratto, o peggio ancora obiettivamente complici.

Vittorio Sergi