Pubblichiamo questo primo bilancio delle elezioni politiche svoltesi in Israele la settimana scorsa.

Di Meir Margalit

Era un’alba tempestosa quella di mercoledì 24 marzo, forse come indicazione della tempesta politica che si sta preparando dopo i risultati delle elezioni parlamentari del giorno precedente. Al momento in cui scriviamo, non sappiamo chi sarà il primo ministro di Israele, poiché nessuno dei due blocchi contendenti è riuscito a raccogliere i 61 seggi necessari per formare un governo. L’unica cosa chiara è che i risultati sottolineano ancora una volta ciò che già sapevamo: la destra sta travolgendo Israele, mentre la sinistra è l’ombra di se stessa. Abbiamo assistito a un altro capitolo della triste storia di quello che si potrebbe chiamare il declino della sinistra”, con tutte le conseguenze etiche e morali che comporta.

La cosa più inquietante è che la nuova destra che si è affermata in queste elezioni sarà molto più estremista di quella che componeva il governo precedente: per la prima volta sono entrati in parlamento rappresentanti della destra più estrema, tra cui un partito di natura chiaramente fascista [Otzma Yehudit-Forza ebraica di Itamar Ben Gvir [1] e un altro apertamente omofobo [Noam di Avi Maoz, questi due partiti formano la coalizione Sionismo religioso-HaBayit HaYehudi]. D’ora in poi, l’estrema destra non sarà più un’eccezione, ma una parte legittima della scena politica israeliana. Due partiti religiosi ortodossi devono ancora essere menzionati: Torah Judaism con 7 seggi e Shas con 9 seggi(il sistema elettorale israeliano è puramente proporzionale con un quorum del 3,25%).

Per capire il peso reale della destra, è necessario sottolineare che i termini usati dai media, che dividono i due grandi blocchi in “destra” e “sinistra”, sono confusi. La maggior parte dei partiti che compongono il blocco dell’opposizione sono lontani dall’essere di sinistra nel senso stretto del termine. Il partito Yesh Atid di Yair Lapid, che è diventato il secondo partito più grande di Israele, si definisce “di centro” ma sulle politiche relative al conflitto palestinese condivide le stesse posizioni del Likud di Netanyahu. Avigdor Liberman, leader del partito degli emigrati russi [Israel Beytenou-Israel Our Home], non è meno di destra di Bibi, e solo l’odio personale li separa. Il partito Bianco Blu del generale Benny Gantz, che fino a ieri era ministro della difesa nel governo di Netanyahu, non è diverso dalla destra sulle questioni palestinesi, mentre il partito di Gideon Sa’ar [Nuova Speranza], una scissione del Likud composta da oppositori interni alla leadership di Benyamin Netanyahu, è ideologicamente una replica del Likud [vedi risultati nella nota 2].

Restano i 13 seggi di Labor [il cui leader è Merav Michaeli] e Meretz [il cui leader è Tamar Zandberg], che rappresentano poco più del 10% del parlamento – che non avranno molta influenza politica, ma hanno almeno salvato l’onore della sinistra – e la Lista Araba Unita con 6 seggi, che ha perso metà della sua forza elettorale a causa della scissione del Movimento islamico conservatore guidato da Mansour Abbas [con 4 seggi] e l’incapacità di attirare alle urne la popolazione araba, già stanca di promesse non mantenute.

Ciò che queste elezioni confermano ancora una volta è che Israele è un paese estremamente di destra, religioso e nazionalista nel senso peggiore della parola. Ancora una volta, dobbiamo riconoscere, per quanto paradossale possa sembrare, che il sistema democratico ha inferto un colpo mortale alla democrazia stessa. Il popolo d’Israele ha scelto “democraticamente” una strada che distruggerà la democrazia dall’interno: se c’è una cosa che infastidisce la nuova destra israeliana a non finire, sono i diritti umani, senza i quali nessuna democrazia può durare. È insolito che il popolo israeliano abbia votato ancora una volta per una persona accusata di corruzione, Netanyahu, senza preoccuparsi minimamente che il loro primo ministro sia un malvivente.

La combinazione di prosperità economica e populismo a buon mercato, così come la brillante gestione dell’operazione di vaccinazione (che è in realtà un prodotto del servizio sanitario creato dai laburisti, un servizio che Netanyahu non è riuscito a distruggere), così come l’immagine di un leader onnipotente che trasmette, hanno accecato una popolazione che cerca di aggrapparsi a qualsiasi figura che ispiri sicurezza. Questo dimostra quanto sia caduta la cosiddetta “unica democrazia del Medio Oriente”. Se Netanyahu forma un governo nei prossimi giorni, assisteremo a un forte deterioramento dei diritti civili degli arabi israeliani. Da lì, la strada verso un autoritarismo sempre più totalitario, e quindi antidemocratico, non è lunga. La democrazia israeliana perderà, ma coloro che pagheranno il prezzo di queste elezioni saranno i palestinesi, che dovranno affrontare una nuova ondata di confische, insediamenti, demolizioni e altre barbarie, che questo governo è sempre stato felice di realizzare, ma che ora intraprenderà con più slancio. Uno dei prossimi ministri, Itamar Ben Gvir, ha attaccato Netanyahu durante la sua campagna elettorale per non aver distrutto il villaggio beduino di Han el Ahmar, e c’è da aspettarsi che una volta formata la coalizione, questa sarà una delle prime misure che considererà di attuare.

Ecco perché ora, più che mai, è urgente che la comunità internazionale metta un freno alle aspirazioni espansionistiche di Israele. Forse la Corte internazionale di giustizia può arginare la marea di abusi futuri, ma per farlo deve agire con coraggio e fermezza. Solo la pressione internazionale, comprese le sanzioni economiche e politiche, può mettere fine al delirio di Israele e dare ai palestinesi la speranza di liberarsi da questa occupazione, che non solo colpisce il popolo palestinese ma distrugge anche le basi etiche e morali dello stesso popolo israeliano. (Articolo pubblicato sul sito Sin Permiso, 27 marzo 2021)

Meir Margalit, storico e urbanista che vive a Gerusalemme, è membro del comitato di redazione di Sin Permiso.


1] Itamar Ben Gvir, 44 anni, è un discepolo del rabbino Meir Kahane, fondatore del partito antiarabo Kach. Il partito è stato classificato come “terrorista” dopo l’omicidio del 1994 di 29 palestinesi a Hebron, Cisgiordania, da parte di uno dei suoi seguaci, Baruch Goldstein. Il signor Ben Gvir non esita a chiamare il signor Goldstein “eroe”, sostiene l’espulsione degli arabi da Israele e chiede l’annessione della Cisgiordania occupata, un territorio occupato da Israele dal 1967 dove vivono 2,8 milioni di palestinesi. (Ndr)

Likud: 30 seggi
Yesh Atid: 17 seggi
Shas: 9 seggi
Blu bianco: 8 seggi
Yamina: 7 seggi
Lavoro: 7 seggi
Giudaismo Torah: 7 seggi
Israel Beitenu: 7 seggi
Lista Unita: 6 seggi
Sionista religioso: 6 seggi
Nuova speranza: 6 seggi
Meretz: 6 seggi
Ra’am: 4 seggi