di Beppe Moretti

A Rio de Janeiro nel centrale, popolare e popoloso quartiere Estácio associato alle origini del samba e alle più recenti e indiscriminate speculazioni immobiliari, era la notte tra il 14 e il 15 Marzo del 2018 quando si consumò l’assassinio di Marielle Franco, dirigente, attivista politica e vereadora (consigliere comunale) del PSOL (Partito Socialismo e Libertà) e Anderson Gomes, suo assistente. A tre anni di distanza dal duplice barbaro omicidio i mandanti non sono stati individuati ed i probabili esecutori materiali rimangono da due anni nel Carcere federale di Porto Velho (capitale del lontano Stato amazzonico di Rondonia) imputati e con pesantissime prove a loro carico.

Proprio recentemente, nel Febbraio ultimo scorso, la Corte di Giustizia dello Stato di Rio, luogo del crimine, ha deciso all’unanimità di portare in giudizio i due accusati, entrambi ex-militari, davanti ad una giuria popolare (Giurì) istituto previsto dalla legislazione brasiliana ove gli imputati vengono giudicati da una giuria composta da cittadini comuni senza una specifica formazione in diritto e non da un Giudice, strumento questo previsto dalla Costituzione Federale solo per particolari tipologie di crimine (omicidio, infanticidio, partecipazione a suicidio e… aborto, sigh!) e che siano anche di particolare interesse dell’opinione pubblica e della società, mentre però l’attribuzione della pena da scontare resta decisione in capo al giudice.

La difesa dei due accusati, entrambi ex-appartenenti alla Polizia Militare, Ronnie Lessa in pensione e Élcio Vieira de Queiroz congedato, cerca di confutare le schiaccianti prove a loro carico presentate dal Pubblico Ministero. Dalle indagini svolte dagli inquirenti della Polizia Civile, il primo sarebbe l’autore materiale, mentre il secondo era alla guida dell’autovettura. Le indagini svolte non hanno tardato a portare direttamente verso Jair Bolsonaro e il suo clan familiare, il nido di vipere del gabinetto dell’odio come conosciuto, con il quale entrambi gli accusati avevano un forte e documentato legame. Fino a qui il processo in corso, ma sui mandanti del reato “su commissione” che porta direttamente alle milizie paramilitari legate al Presidente della Repubblica in carica nemmeno una parola.

Tre anni senza risposte, silenzio, omerta! Il potere politico, militare e parapoliziesco che controlla ampie zone del territorio carioca e molti aspetti della vita economica e sociale è un fenomeno con un radicamento profondo che arriva al potere centrale, in alto, molto in alto. Nulla resterà impunito… Fora Bolsonaro já!