Ovvero perché noi non siamo sulla stessa barca del il presidente della Confindustria di Macerata e di tutti quelli come lui [Fabrizio Burattini]

Noi abbiamo cominciato a mettere nei nostri manifesti lo slogan “Le nostre vite valgono di più dei loro profitti” già nel 2009 (allora la nostra organizzazione si chiamava Sinistra critica, ma questa è un’altra storia…). Qualcuno allora ci criticò, ritenendo quella frase troppo “esistenziale”, poco politica, poco di sinistra.

Certo, il cinismo delle classi dominanti ci è evidente da sempre, ad esempio nella vergognosa noncuranza con cui tanti padroni disattendono le più elementari norme di prevenzione degli infortuni nella propria azienda, nello stress da ricatto a cui sottopongono di continuo tanti loro dipendenti, conducendone qualcuno anche al suicidio. Nella vita grama a cui condannano i loro salariati, in particolare i tanti precari.

Lo abbiamo sempre visto nello sfruttamento bestiale a cui i proprietari terrieri costringono i braccianti, pagandoli un’inezia e facendoli vivere nelle baraccopoli.

Ma i padroni, nella loro immagine “sociale”, quella che ostentano nelle loro uscite pubbliche, sono soliti sempre sbandierare, con la spocchia e l’arroganza che è propria alla loro classe, un loro presunto ruolo di benefattori. Chi “crea lavoro”, secondo l’ideologia dominante? Ma è l’azienda, perbacco! E’ chi è l’azienda, se non il suo padrone, quello che si assume il “rischio d’impresa”?

Salvo poi chiedere l’aiuto dello stato se per una cosa o per l’altra i profitti non sono quelli che ci si aspettava. Che cosa vuol dire “sostenere lo sviluppo”, per loro? Dare soldi alle aziende, naturalmente!

I soldi pubblici alle aziende infatti sono definiti, nel linguaggio corrente, “investimenti”. I soldi ai poveri sono “sussidi”.

Oggi vogliamo ringraziare il presidente della Confindustria di Macerata, Domenico Guzzini, padrone della nota azienda produttrice di oggetti di plastica per la tavola e per la cucina, che ha finalmente detto quello che lui e buona parte del padronato italiano e internazionale pensa ma si autocensura nel dichiarare, e che è l’esatto contrario del nostro slogan: “i loro profitti valgono di più delle nostre vite”.

Nella foga di partecipare al concorso nazionale per chi più beceramente critica le misure di contenimento del contagio si è lasciato sfuggire: “Bisogna riaprire tutto, se qualcuno morirà pazienza…”. L’autorevole pubblico che lo ascoltava durante il meeting online “Made For Italy per la Moda”, tra cui il neopresidente delle Marche fratelliteliota Acquaroli, è rimasto basito e forse ammirato per il coraggio di Guzzini di dire quel che anche molti di loro pensano ma non osano dire.

La sua goffa dichiarazione di ritrattazione non riesce certo a cancellare la bestialità della frase. Quanto a pazienza, le lavoratrici e i lavoratori, le vittime tutte del Covid-19, ne hanno dimostrata finora fin troppa.