Lunedì prossimo, 30 novembre, alle ore 11, al Palagiustizia di Brescia, in via L. Gambara, 40, si svolgerà il processo di appello che vede imputato il nostro collaboratore Flavio Guidi (e di conseguenza Brescia Anticapitalista, visto che i suoi articoli “imputati” sono stati pubblicati sul nostro blog) e come “parte lesa” (siamo all’assurdo!) il padroncino della Motive di Castenedolo, Giorgio Bosio. Come molti lettori sanno già, si tratta dell’appello, chiesto dal nostro compagno tramite l’avvocato Manlio Vicini, contro la sentenza emessa nell’ottobre 2019 (le cui motivazioni sono state pubblicate e commentate in un nostro articolo nel dicembre 2019) e che condannava, per quanto a pene lievi, il nostro compagno per aver detto e scritto che il sig. Bosio era un “negriero”, uno sfruttatore, un padrone. L’espressione di queste opinioni era stata considerata illecita e “lesiva dell’onore dell’imprenditore” (sic!), mentre gli insulti pubblicati sulla pagina Facebook del Giornale di Brescia (oltre che sulla sua pagina personale) dal sig. Bosio contro i sindacalisti del SICOBAS (e per estensione anche ai compagni che solidarizzavano con la lotta dei 22 operai, tra i quali il compagno Flavio), stigmatizzati come “criminali”, “pregiudicati” e “ladri” sarebbero, ci sembra di capire, l’espressione di un’opinione del tutto legittima. La logica dei due pesi e due misure balza agli occhi anche della persona meno attenta, ci sembra. Sia detto per inciso, ci stupisce la rapidità con cui la Corte di Appello di Brescia ha risposto alla richiesta di Appello: meno di 11 mesi. E pensare, sempre per restare ad un caso che riguarda il compagno Flavio, che una sua denuncia per un’aggressione fisica subita SOTTO GLI OCCHI DELLA DIGOS nel lontano 1996 da parte di un probabile estremista di destra, durante un volantinaggio al mercato della Badia, è scomparsa senza lasciare traccia! E si trattava di una testata (intesa come colpo dato con la testa, non come giornale), non di un’opinione. Probabilmente se un fascista dà una testata o un pugno ad un compagno, davanti a dei “servitori dello Stato”, è molto meno grave che dare del padrone o dello sfruttatore ad un “estorsore di plusvalore”. Comunque, a causa delle norme anti-Covid19, il processo si svolgerà a porte chiuse.