Le prossime elezioni regionali che coinvolgeranno 7 regioni (Liguria Veneto, Toscana, Marche Puglia, Campania, da ultima si è aggiunta anche la Valle d’Aosta) avranno indubbie ripercussioni sociali e politiche nazionali, tanto più nel contesto della crisi sanitaria che tante contraddizioni e contrasti ha messo in luce tra i governi regionali e quello nazionale e che si esprime anche in queste settimane nel non meno decisivo terreno della riapertura delle scuole.

La sorte e le dinamiche future del governo Conte saranno fortemente condizionate dai risultati elettorali che si svolgeranno in contemporanea con il voto referendario istituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Vedasi in proposito la posizione della nostra organizzazione.

Di fronte a una crisi sociale, sanitaria ed occupazionale senza precedenti oggi più che mai c’è la necessità del rilancio di un movimento unitario delle lavoratrici e dei lavoratori e del loro protagonismo per dare visibilità politica a un’alternativa al liberismo a livello nazionale e locale e quindi anche di una forte iniziativa della sinistra di classe su tutti i terreni, rivolta a questa finalità. E’ con questa impostazione politica che affrontiamo la vicenda elettorale.

Le Regioni infatti nelle concrete scelte dei suoi governi, sia quelli della destra che del centro sinistra, invece di essere un elemento di partecipazione democratica, di allargamento dei diritti sociali e democratici, sono state sempre più uno strumento di articolazione delle politiche liberiste di austerità, di sviluppo delle privatizzazioni a partire dalla sanità pubblica con tutti i suoi nefasti effetti emersi nel corso della epidemia, di distruzione dell’ambiente con la cementificazione dei territori, con l’attacco al welfare attraverso la riduzione e l’esternalizzazione dei servizi sociali.

E’ la logica generale del capitalismo e del profitto che spinge ciascun territorio ad cercare di essere il più “attrattivo” possibile, e quindi in concorrenza tra loro, nei confronti delle aziende e del capitale a cui si fanno ponti d’oro, a scapito delle condizioni occupazionali e salariali nonché della dimensione e qualità del welfare.

A questo si aggiunge il ruolo “presidenzialista” autoritario e antidemocratico dei Presidenti delle regioni (gli infausti ”governatori”), nonché i sistemi elettorali artificiosi costruiti per favorire e garantire la governabilità borghese e impedire o rendere quasi impossibile la presenza nei Consigli delle forze che rappresentano gli interessi della classe lavoratrice.

Per tutte queste ragioni sarebbe stato necessario che le forze della sinistra di classe affrontassero questa scadenza con una chiara impostazione politica di costruzione di un movimento di massa unitario in questo difficile autunno, ricercando contemporaneamente una presenza unitaria elettorale comune in tutte le regioni che potesse essere riferimento politico, ma anche di supporto alle lotte sociali.

Sarebbe stata la modalità per superare, almeno in parte, la persistente irrilevanza politica delle forze della sinistra di alternativa. Per altro una volontà e un lavoro comune nazionale non avrebbe impedito la ricerca del coinvolgimento di forze sociali, ambientaliste, civiche di sinistra più ampie presenti nei diversi territori, dando loro una ipotesi di lavoro comune.

Non è questo quanto è avvenuto e lo scenario che si presenta risulta quindi molto più frammentato, con alcuni aspetti unitari importanti, ma anche con molte divisioni e frammentazioni ed anche la presenza di liste di sinistra in concorrenza tra di loro, che di certo non aiutano la credibilità di nessuno e che possono solo favorire il presunto voto “utile” agli schieramenti del PD. Conosciamo bene le divisioni politiche presenti, la disparità anche di contenuti politici delle organizzazioni della sinistra alternativa e quindi eravamo ben coscienti della difficoltà da affrontare, ma di certo non è emersa una volontà nazionale delle maggiori forze politiche nazionali, di provare a superarle.

Per parte nostra abbiamo agito in tutte le regioni con questo spirito e con questi contenuti, avendo anche un ruolo importante nei risultati positivi unitari ottenuti in alcune regioni. Abbiamo fatto un lungo lavoro in questa direzione anche in una regione, la Liguria, dove una forza come Rifondazione non ha mai voluto scegliere di lavorare per una lista alternativa al centro sinistra, finendo poi per sostenere dall’esterno il suo candidato, o in Campania dove alla fine hanno prevalso le scelte divisive con la presenza di due liste, di per se stesse significative, ma la cui divisione può preludere a una generale sconfitta politica prima ancora che elettorale. In proposito si veda la presa di posizione di Sinistra Anticapitalista della Campania.

In conclusione quindi la nostra indicazione politica è quella del pieno sostegno alla liste che abbiamo contribuito a costruire, a partire naturalmente dalla lista ”Toscana a Sinistra”, per cui i nostri circoli toscani hanno prodotto una lunga e prolungata azione per garantire l’unità delle maggiori forze nazionali (Rifondazione, Potere al popolo e la nostra organizzazione) congiunta a quella delle forze civiche locali di sinistra e la qualità alternativa del programma politico. Diamo poi una indicazione di voto più in generale alle liste di sinistra e di alternativa, presenti in altre regioni; non diamo invece indicazione di voto per quanto riguarda la peculiare e negativa situazione della Liguria. Vedasi in proposito la dichiarazione della nostra Federazione regionale.

L’indicazione di voto per le liste di sinistra alternativa si estende naturalmente alle numerose elezioni comunali che si svolgono contemporaneamente, segnalando in particolare la candidatura a sindaco del nostro compagno Gilberto Garbellotto nel comune di Cologno Monzese, una città di 50 mila abitanti dell’hinterland milanese, che guida la lista di Sinistra Alternativa promossa da Sinistra Anticapitalista e Rifondazione Comunista.

I temi politici e sociali che difenderemo in campagna elettorale sono naturalmente quelli che contrastano le divisioni e il liberismo, avendo al centro la battaglia per una sanità e scuola pubblica di qualità e garantita a tutte e tutti, contro la precarizzazione e la privatizzazione dei servizi, per la loro estensione, per la garanzia del lavoro, della casa, contro ogni forma di distruzione del territorio e dell’ambiente; tutto questo collegato alle battaglie generali dell’autunno per costruire una risposta complessiva delle classi lavoratrici.