Di Matthew Fox

  • Il mercato azionario statunitense si trova ai livelli più alti di tutti i tempi: l’indice S&P 500 per esempio ha segnato questo martedì il suo primo record infragiornaliero da febbraio
  • Il Nasdaq 100 di recente è stato il primo indice statunitense di rilievo a raggiungere i livelli più elevati di sempre grazie ai titoli tech, che hanno trainato la ripresa dal fondo toccato il 23 marzo
  • L’economia degli Stati Uniti nel frattempo sta soffrendo: il tasso di disoccupazione è al di sopra del 10% e il Pil nel secondo trimestre è sceso del 32,9%, la flessione più grave mai registrata
  • Lpl Financial ha proposto 4 possibili motivi di questa forte divergenza tra la performance del mercato azionario e quella dell’economia su cui poggia
  • Visita l’homepage di Business Insider per leggere altri articoli.

Mentre i titoli azionari negli Stati Uniti raggiungono livelli record, l’economia mostra ancora segnali di debolezza, dovuta alla sospensione delle attività economiche causata dalla pandemia di Covid-19.

Il tasso di disoccupazione rimane al di sopra del 10% e il calo del 32,9% del Pil nel secondo quarter è stato il peggior dato trimestrale nella storia.

L’indice S&P 500 nel frattempo ha segnato questo martedì un nuovo record infragiornaliero di tutti i tempi. Sta seguendo le orme del Nasdaq 100, che ha già raggiunto un picco senza precedenti grazie ai titoli tech, i quali hanno trainato la ripresa del mercato dal fondo toccato il 23 marzo.

Come può esserci una divergenza così netta fra le vette raggiunte dai titoli azionari e le peggiori condizioni economiche dai tempi della Grande depressione?

In una nota pubblicata questo lunedì da uno dei suoi team di analisti, Lpl Financial ha cercato di spiegare il recente rally azionario, fornendo 4 motivi che sarebbero alla base della differenza tra la performance dei mercati e quella dell’economia.

  1. La pandemia ha una data di scadenza. I mercati guardano al futuro, e quello azionario in questo momento “sta esprimendo fiducia nel fatto che la pandemia avrà fine quando si troverà un vaccino e, nel frattempo, verrà alleviata dalla disponibilità di cure migliori” ha scritto Lpl, aggiungendo che ci sono “molti tentativi in corso di centrare l’obiettivo richiesto”.

Questa osservazione riecheggia un commento fatto a luglio da Tom Lee di Fundstrat: a suo parere è probabile che almeno uno dei 133 candidati si riveli un vaccino efficace contro il coronavirus, il che potrebbe dar luogo a un evento binario sui mercati che potrebbe far volare i titoli azionari fino a vette ancora più elevate.

  1. Tassi d’interesse bassi. Malgrado le azioni siano care, in realtà sembrano a buon mercato se le si confronta con i titoli di Stato statunitensi, che hanno un rendimento a 10 anni dello 0,6% circa. “Se si rettificano i futuri profitti in base a questi tassi d’interesse così bassi, le valutazioni dei titoli azionari risultano significativamente più invitanti” ha affermato Lpl.

Anche questa posizione è in linea con un commento di Lee, in questo caso dei primi giorni di agosto, quando ha scritto che malgrado i prezzi delle azioni delle large cap del settore tech riflettessero un rapporto P/E pari a 20-30, sembravano a buon mercato rispetto ai Treasury bond statunitensi a 10 anni (P/E: 180) e alle obbligazioni societarie (P/E: 40).

  1. Stimoli monetari di enorme entità. Secondo Ldl le politiche di stimolo della Fed, improntate all’easy money, hanno spinto fortemente al rialzo l’offerta di moneta, come conferma l’aggregato monetario M2. “Una parte di quei soldi è stata riversata nel mercato azionario” ha scritto il team di analisti, aggiungendo che storicamente l’incremento dell’offerta di moneta è sempre stato accompagnato da un apprezzamento delle azioni.
  1. Supporto fornito dai titoli più premiati. I titoli delle società tech che hanno permesso ai dipendenti di effettuare un “passaggio morbido” allo smart working da casa sono andati a gonfie vele sul mercato, come hanno confermato le ottime trimestrali di Facebook, Apple, Amazon e Alphabet a fine luglio. “La buona notizia si estende al di là di queste aziende, dato che il 40% circa delle società quotate sull’indice S&P 500 appartiene al settore tecnologico, a quello dei media digitali o a quello dell’e-commerce” ha scritto Lpl.

Gli analisti hanno poi ricordato agli investitori che il rialzo delle azioni durante una recessione economica “non è fuori dal comune”. I titoli azionari secondo la società di ricerca si sono apprezzati in 7 delle ultime 12 recessioni a partire dalla Seconda guerra mondiale, con un rialzo mediano del 5,7%.

Pertanto, malgrado l’economia sia fiacca e si stia riprendendo lentamente dal crollo più grave che ha subito dai tempi della Grande depressione, non sorprendiamoci se i titoli azionari continueranno a segnare livelli record.

Da Business Insider Italia