Il discorso di Mario Draghi al meeting di CL è un vero e proprio discorso programmatico.

Non nel senso che egli si prepari necessariamente a ricoprire un ruolo istituzionale, ma nel senso di aver fornito indicazioni precise all’insieme dei decisori politici che si riferiscono alle classi dominanti sullo spirito dell’agenda politica, economica, sociale per i prossimi decenni.

Un discorso di grande ampiezza, certamente di una maggiore profondità e spessore di quelli che siamo abituati ad ascoltare dai saltimbanchi della politica-spettacolo ad uso e consumo dei media. Quella stessa politica-spettacolo che la borghesia oggi vede come fumo negli occhi, dopo essersene servita per demolire non solo le organizzazioni politiche della classe operaia, ma anche l’idea stessa di alternativa possibile alla società del Capitale. Questo perché oggi gli stessi diritti democratici sono un intralcio e sono incompatibili con le necessità di riproduzione sociale del Capitale.

Non a caso, il neo-presidente di Confindustria Bonomi, ha apertamente lodato l’intervento dell’ex Presidente della BCE per l’indicazione di rotta al legislatore.

E’ chiaro che la borghesia, nelle sue menti pensanti, è pienamente consapevole delle sfide che sono poste al sistema del Capitale, quindi alla sua conservazione, quindi alla sua stessa conservazione in quanto classe dominante.

E’ spesso molto più consapevole di quanto non lo sia la “sinistra radicale” o ciò che ne resta, impantanata in una visione di corto respiro, tutta presa in dibattiti micragnosi, preoccupata solo ed esclusivamente di una qualche rappresentanza istituzionale, ingabbiata in una coazione a ripetere di vecchi schemi e vecchie formule inadeguate ad aggredire i nodi del presente. Una “sinistra radicale” in fondo conservatrice.

Il discorso di Draghi è invece uno stimolo a noi tutte/i, che restiamo convinti che la rivoluzione non sia solo necessaria, ma possibile, a fare di più, a fare meglio; a discutere di più, a discutere meglio; a porci i giusti problemi di strategia, di come possiamo arrivare da qui a là.

Perché una cosa è certa: il sistema del Capitale ha raggiunto i suoi limiti storici, e non può offrire più nulla al genere umano e a questo pianeta che non sia barbarie e distruzione.

Siamo sulla soglia del caos, e l’esito di ciò che verrà dopo dipenderà da quali forze riusciranno a orientare il cambiamento inevitabile, e in quale direzione.

Noi, nel nostro piccolo, ci siamo caparbiamente e ci mettiamo a disposizione di questa grande impresa.

Un’impresa necessaria se vogliamo vivere una vita degna di essere vissuta

Qui il discorso completo: https://formiche.net/2020/08/lagenda-draghi-la-ricostruzione-post-covid-nel-segno-de-gasperi/

Sinistra Anticapitalista