Di Daniele Alberti e Andrea Sparaciari

Doveva essere il “fiore all’occhiello” della navigazione green sul Lago D’Iseo. La motonave ibrida (doppia propulsione diesel/elettrica) che avrebbe fatto raggiungere alla società Navigazione Lago d’Iseo (Nli), controllata dell’Autorità di bacino dei laghi d’Iseo, Endine e Moro, quota 1,6 milioni di passeggeri l’anno nel 2018. Invece la “Predore”, questo il nome della motonave, da tre anni è ferma.

Inchiodata a un molo. Nonostante i 2,1 milioni pubblici spesi per la sua costruzione, a fronte di un prezzo previsto da bando di “soli” 1,8 milioni. Soldi stanziati da Regione Lombardia. A lanciare l’allarme, inascoltato per anni, i volontari del Circolo Legambiente del Lago D’Iseo, guidati da Dario Balotta. 

Una bella cifra, considerando che in tutta la sua carriera, la Predore, con i suoi 30 metri di lunghezza, 6,7 di larghezza, un dislocamento di circa 100 tonnellate e 149 posti a sedere, ha solcato per sole tre volte le acque del lago bresciano. Poi si è rotta. Non ha fatto più un miglio, in compenso i costi hanno continuato a lievitare per difficoltà progettuali e scontri tra committente pubblico e costruttore. Una vicenda sulla quale sono aperti numerosi contenziosi civili, che presto potrebbero passare anche a livello penale.

La società costruttrice, la Zara Metalmeccanica srl, ha infatti depositato presso la procura di Bergamo un esposto nel quale adombra pesanti sospetti di mala gestio del denaro pubblico.

Pietra dello scandalo, un motore prodotto da Siemens – dal valore di circa 600 mila euro -, che Zara sarebbe stata costretta a montare suo malgrado sul battello, obbligata delle pressioni subite dal committente pubblico. E ciò nonostante il propulsore non fosse né in regola con le normative del Registro italiano navale (Rina), né compatibile col progetto col quale Zara aveva vinto l’affidamento nel 2016.

Per il costruttore, dietro ai ritardi e ai fallimenti, esisterebbe “una rete di rapporti e circostanze quanto meno sospette”. Se quanto sostenuto da Zara fosse provato, per Siemens sarebbe un altro fronte aperto, dopo le accuse piovute su alcuni suoi manager dalla procura di Milano che li ha indagati per le tangenti versate ad alcuni funzionari Atm per ottenere gli appalti.https://video.it.businessinsider.com/embed/copertina/lago-diseo-la-motonave-ibrida-pagata-2-milioni-dalla-regione-ferma-sul-lago-tutto-a-causa-di-un-motore/2579/2574?adref=https://it.businessinsider.com/lago-diseo-motonave-predore-siemens-zara/&responsive=true

La storia inizia quando la società veneta, unica partecipante, vince l’affidamento per la costruzione della Predore e l’opzione per una seconda nave gemella. A scrivere quel bando per conto di NLI, era stata la Meccano Engineering, società di consulenza che intrattiene da anni stretti rapporti con l’azienda pubblica, il cui socio di maggioranza è l’ing. Stefano Reggente.

Nei documenti tecnici preparati da Meccano sette mesi prima della gara, già si notano, secondo Zara, “espressi riferimenti all’azienda Siemens”. Tanto che i suoi legali scrivono: “Meccano sembrerebbe aver stabilito ben prima della pubblicazione del bando di gara da parte di NLI che fosse Siemens a dover realizzare il sistema propulsivo (…) e in ogni caso indicano un operatore commerciale già a tutta evidenza consultato prima della pubblicazione del bando”. E, infatti, nella Specifica tecnica redatta da Meccano nel 2015 (sette mesi prima del bando) si legge: «Specifica tecnica funzionale Ecoprop Hybrid Advance (SIEMENS); caricabatterie SIEMENS; motore elettrico 1+1 tipo SIEMENS 1FV5168». Documenti questi che Zara ha potuto leggere solo dopo l’aggiudicazione dell’appalto.

Inoltre il costruttore racconta di esser stato “visitato” da un addetto commerciale di Siemens 20 giorni prima dell’assegnazione definitiva dell’appalto (avvenuta l’11 aprile 2016), il quale avrebbe fatto un’offerta per il suo motore “dando per scontato” la vittoria di Zara e “che il sistema di propulsione avrebbe dovuto essere Siemens”. In pratica, per Zara, Siemens sapeva chi avrebbe vinto la gara quando il procedimento a bando ancora aperto e secretato.

Altra stranezza è che quando la commissione di gara, presieduta dall’ing. Emiliano Zampolieri, direttore di NLI, si riunisce per analizzare le offerte tecniche, insieme ai membri nominati ufficialmente, è presente anche l’ing. Reggente (quello di Meccano). Tuttavia Reggente non aveva alcun titolo per essere in quel consesso per legge segreto e ristretto. Tanto che non firmò il verbale di aggiudicazione, né risultano atti di nomina a suo nome. Eppure c’era.

Non solo: Reggente, una volta aggiudicato l’appalto a Zara, viene nominato Direttore di esecuzione del Contratto nonché Direttore dei lavori. Due ruoli che gli permettono di “rifiutare a suo insindacabile giudizio, le parti ritenute non idonee o difettose e pretendere, se già in opera, la loro rimozione e completo rifacimento”. In pratica è lui che sceglie i pezzi da montare, motore compreso… Contemporaneamente Zampolieri diventa Responsabile Unico dei Lavori (Rup), fatto abbastanza inusuale, visto che presidente di gara pubblica e Rup non dovrebbero essere la medesima persona, per chiari motivi di potenziali conflitti di interesse.

Ora, bisogna tenere presente che nel progetto originario presentato da Zara (risultato vincitore e quindi idoneo), il motore previsto era prodotto dall’americana Auxilia, un propulsore che rispettava “tutte le caratteristiche e i parametri richiesti nel bando di gara”, scrive Zara. Un sistema, non meno importante, in regola con tutte le certificazioni richieste.

Il sistema di propulsione ibrida Ecoprop di Siemens, invece, aveva “caratteristiche tecniche non conformi ai parametri Rina” e senza tale certificazione, le navi non sono abilitate alla navigazione. E Zara lo fa più volte presente al committente (cioè alla società pubblica) tramite Pec allegate all’esposto: avverte che quel motore non è a norma e che si rischiavano “ritardi a cascata” nella costruzione del natante e che, continuando con Siemens, si sarebbe “reso anomalo l’intero procedimento”.

Arriva a definire “inaccettabile” il motore Siemens. Tuttavia Nli è irremovibile: vuole Siemens. E il 9 dicembre 2016 Trampoleri lo scrive chiaramente: “Dopo aver attentamente analizzato le proposte formulate (…), con la presente comuniamo che il sistema propulsivo scelto è quello fornito dalla società Siemens Spa”.

Contattato da Business Insider Italia, Zampoleri offre una ricostruzione diversa:

«Il motore Siemens è stata una delle opzioni offerteci dall’appaltatore. Il cantiere ci disse: “Volete usare Siemens oppure l’altro?”. E noi abbiamo scelto Siemens». Una versione che non spiega come mai Zara avesse fin dall’inizio indicato il motore Auxilia, né dà conto del fatto che Zara, per usare Siemens, abbia dovuto sborsare anche dei soldi propri.

E, infatti,  i legali di Zara attaccano: “(Il committente, ndr) ha preferito uno specifico prodotto di una specifica azienda imponendolo all’appaltatore”, che oltretutto “non aveva i requisiti tecnici previsti dal contratto”. “Un comportamento gravemente lesivo della corretta, imparziale e trasparente esecuzione di un appalto pubblico”, sottolineano i legali.

Zara a quel punto capitola, il 31 gennaio 2017 firma con Siemens e monta il propulsore obtorto collo. Tuttavia, quando il progetto viene presentato al Rina il 19 maggio 2017, viene sonoramente bocciato. Colpa del motore, naturalmente. E ciò nonostante la multinazionale si fosse impegnata a far omologare il motore a proprie spese. Impegno mai ottemperato. Il costruttore propone quindi di risolvere il contratto con Siemens per inadempimento.

La società pubblica, invece, fa l’esatto contrario: grazie a una “Perizia suppletiva modificativia” firmata da Reggente, il 14 novembre 2017, non solo salva la multinazionale, ma prevede di “ampliare la fornitura, aggiungendo dei componenti”, che vanno “considerati elementi migliorativi”. Costo incrementato di 195.575 euro. Soldi che paga Nli, cioè una società pubblica con fondi pubblici per omologare il motore di una società privata.

“Per quale motivo Nli decide, suffragata dalla perizia di Meccano, di pagare una tale ingente somma di denaro pubblico quando di contro, avrebbe potuto servirsi più facilmente ed economicamente di un sistema che non abbisognava di alcun intervento/certificazione aggiuntiva?”, si chiede Zara.

Anche questa ricostruzione è contestata da Zampoleri: «No, adesso non ho qui le carte con i numeri», dice a Business Insider Italia, «ma direi che non sono stati spesi quei soldi per fare delle prove di certificazione».

Inoltre, per Zampoleri il contestato motore Siemens non aveva bisogno di alcuna omologa, «perché era già in uso su motonavi in Svizzera». Tuttavia la Svizzera non è un Paese Ue, quindi non richiede le omologazioni CE, necessarie per battelli operanti nelle acque dei paesi comunitari. Tuttavia il direttore-Rup è costretto ad ammette subito dopo che: «Sì, c’è stato un aggravio di spesa a causa di un ritardo, per alcune modifiche richieste da Rina…».

Tutto a posto a quel punto? Neanche per sogno: il 18 maggio 2018 la Predore viene varata sul Lago d’Iseo in pompa magna per i test di navigazione. Quatto prove su cinque vanno bene. Durante la quinta si rompe. Viene trascinata all’ormeggio e Nli comunica a Zara la rescissione del contratto per inadempimento.

Una decisione drastica, che però è arrivata solo alla fine della costruzione, quando il committente, cioè la controllata regionale Navigazione Lago d’Iseo, per oltre tre anni aveva seguito ogni singola fase dell’appalto attraverso il Rup (Zampoleri) e il Direttore di esecuzione del Contratto (Reggente). Possibile che si sia accorta solo alla fine di tutti i problemi?

Interrogata da Business Insider, Siemens ha rifiutato ogni commento, ricordando come la questione sia “oggetto di controversie legali”.

L’assessore regionale Claudia Maria Terzi, invece, ha comunicato che “Regione Lombardia si mantiene in costante contatto con i referenti dell’Autorità di bacino laghi d’Iseo, Endine e Moro e della Navigazione lago d’Iseo S.r.l. al fine di avere un periodico e continuo aggiornamento della situazione, oltre ad essere relazionata in merito sullo stato di avanzamento del contenzioso instauratosi tra il gestore del servizio e il soggetto Appaltatore”.

Una posizione molto blanda, considerando che la battaglia legale che durerà anni  – Nli ha già speso centinaia di migliaia di euro in avvocati – , mentre la motonave giace immobile.Monumento a un appalto pubblico nato male, finito peggio e costato un sacco di soldi. Nostri.

Da Business Insider Italia