Il caos regna sovrano negli ambulatori delle Asl e degli ospedale del Lazio, ma non solo del Lazio. Ora si può avere accesso ai servizi solo con la dichiarazione d’urgenza sulla ricetta, e neanche così è scontato avere un appuntamento. I più fortunati sono costretti a fare spesso decine di chilometri per un esame clinico o una visita, gli altri se possono si rivolgono alla libera professione interna ad Asl e ospedali, la cosiddetta “intramoenia” o direttamente ad un medico privato.

Poi ci sono quelli che avevano preso appuntamento prima della pandemia e si sono visti rinviare a data da destinarsi ogni servizio, quelli che aspettano e sperano in una telefonata che chissà quando arriverà. Il Coordinamento Cittadino Sanità di Roma ha denunciato che sono oltre 600 mila le prestazioni e le visite “inevase” durante l’emergenza Covid 19.

La mercificazione della salute non è mai stata così evidente, e la pandemia non ha fatto altro che scoperchiare quel vaso di Pandora. Da quando gli squali, comitati d’affari della “imprenditoria sanitaria” hanno capito che la salute può essere fonte di profitto i malati sono diventati carne da macello un tanto al chilo. E se una patologia diventa fonte di profitto anche la prevenzione viene messa in discussione.

Le Unità Sanitarie Locale sono diventate Aziende Sanitarie Locali e, va ripetuto, Aziende che hanno portato all’esternalizzazione dei servizi, infermieri e operatori socio sanitari impiegati in ospedali pubblici ma al servizio di una cooperativa che non hanno gli stessi diritti dei loro colleghi lavoratori dipendenti. Persino il personale della servizio ARES 118 – quello della ambulanze che abbiamo visto correre e soccorre durante i giorni più bui del Covid 19, sfruttati, malpagati e ricattati – sono in buona parte esternalizzati, e la metà delle ambulanze che dovrebbero essere pubbliche sono in convenzione con privati.

Tanti validi motivi, e non sono i soli, che hanno portato una nutrita realtà di organizzazioni sociali e politiche romane e laziali ad organizzare una manifestazione di protesta per SABATO 26 GIUGNO ore 15 sotto i palazzi della Regione Lazio, in Piazza Oderico da Pordenone.

Chi organizza:

Coordinamento Cittadino Sanità,
Movimento per i diritti all’abitare,
Casale Alba 2,
Coordinamento lavoratrici e lavoratori Spallanzani,
Coordinamento lavoratrici e lavoratori Policlinico,
Comitato di lotta Quadraro,
Centro sociale Ipò Marino,
Comitato contro l’inceneritore di Albano,
Coordinamento delle donne e libere soggettività dei consultori di Roma e Lazio,
Frazione Anticapitalista,
Comitato di difesa della Costituzione XII municipio,
Casa del popolo “G. Tanas”,
Reti di pace,
Attac Roma,
Lavoratrici e lavoratori appalti Pertini.

(mail di riferimento: coordinamentocittadinosanità@gmail.com)