di Roberto Brunelli

Tornano a crescere i contagi da coronavirus in Germania. Stando ai dati forniti in serata dal Robert Koch Institut, il centro epidemiologico tedesco, il tasso di di infezione è cresciuto all’1.1. Questo significa che una persona infetta da Covid-19 ne contagia in media poco più di una.
In numeri assoluti, sono oltre 169.300 i contagi registrati oggi nella Repubblica federale, mentre le vittime sono 7434.

Con un tasso di riproduzione che va oltre l’1, si supera anche una soglia psicologica: il Koch Institut (ma, in alcune occasioni, anche la stessa cancelliera Angela Merkel) ha sempre ribadito che il tasso d’infezione dovesse rimanere sotto quella soglia affinché l’epidemia segni un calo costante. Peraltro, si tratta del terzo aumento consecutivo: giovedì il tasso di contagio registrato era dello 0,71, il giorno precedente non superava lo 0,65.

Nel suo rapporto, l’Rki scrive che non si può ancora valutare se il trend del calo delle nuove infezioni continui oppure se ci sarà di nuovo una crescita alla crescita dei contagi, aggiungendo che continuerò “ad osservare con grande attenzione” lo sviluppo della situazione. 

La paura della pandemia riparte dai grandi macelli

Prima dei nuovi dati, ben cinque lander erano risultati oltre la “linea rossa” dei nuovi contagi da coronavirus stabilita da Angela Merkel con i governatori dei Laender, superata la quale è obbligatorio fare marcia indietro sulle misure di allentamento del lockdown.

A sfondare il tetto delle 50 nuove infezioni per 100 mila abitanti sono stati i distretti di Coesfeld (Nord-Reno Vestfalia), al primo posto con ben 84,6 neo-contagi, seguita da Greiz (Turingia) con 78,4, Steinburg (Schleswig Holstein) con 62,4, Sonneberg (Turingia) con 60,5 e Rosenheim (Baviera) con 50.

Quasi tutte queste località ospitano grandi macelli, ed è in questi impianti che sono deflagrati i nuovi focolai. Tanto che sia in Nord-Reno Vestfalia che nello Schleswig Holstein si è deciso di effettuare test su tutti i lavoratori del comparto della lavorazione della carne, ossia su decine di migliaia di persone.

Nella zona di Coesfeld, invece, sono state rinviate di una settimana – fino al 18 maggio – le riaperture già entrate in vigore. È un campanello d’allarme che preoccupa la Germania, dove è tornato a crescere, sia pur in modo lieve, il tasso di contagio: stando ai dati del Robert Koch Institut, l’indice di riproduzione dell’infezione è allo 0,83, il che si significa che dieci contagiati trasmettono l’infezione ad altre otto persone. Giovedì il tasso di contagio segnava ancora lo 0,71 e mercoledì lo 0,65.

A quanto riferiva ieri lo Spiegel online, sono almeno 600 i lavoratori dei macelli risultati positivi al Covid-19, di cui circa 300 solo nell’impianto Mueller Fleisch di Pforzheim, nel Baden Wuerttemberg, nella maggioranza impiegati di origine romena che spesso coabitano in spazi molto stretti.

Ed è un caso anche quello della Westfleisch a Coesfeld, nel Nord-Reno Vestfalia, dove risultano infetti da coronavirus oltre 200 lavoratori. Non solo: gli stabilimenti nei quali è stato registrato l’aumento improvviso delle infezioni sono stati chiusi fino a nuovo ordine.

La questione ha anche una dimensione nazionale perché tocca una delle principali misure decise pochi giorni fa al vertice tra la cancelliera Merkel e i governatori, appunto quella della ‘linea rossa’ dei 50 nuovi contagi su 100 mila abitanti entro una settimana.

Ora, è vero che la stragrande maggioranza dei distretti sono, stando ai dati forniti dal Robert Koch Institut (Rki), inferiori al ‘tetto’ stabilito. Ma il Centro epidemiologico nazionale mostra anche un altro dato preoccupante: fino ad oggi il numero dei nuovi infetti ‘attivi’ era in calo dal 25 aprile, oggi c’è un lieve aumento, da 20.338 casi a 21.384. Insieme al tasso di contagio in risalita, sono dimensioni suscettibili di variazioni notevoli proprio perché si tratta di piccoli numeri, ma è pur sempre un campanello d’allarme.

Anche nel profondo Nord, ossia nello Schleswig Holstein, si segnalano impennate di contagi nei mattatoi: la società Vion ha chiuso il suo macello a Bad Bramstedt (Segeberg), dove sono segnalati oltre 100 i nuovi infetti da Covid-19. Anche qui in molti casi si tratta di contratti stagionali, sistemati in piccole stanze per due persone in una ex caserma militare.

Un settore con criticità specifiche

Il rispetto delle regole di distanziamento pare una vera rarità tra i lavoratori di questo comparto: a quanto scrive lo Spiegel, i dipendenti di Mueller Fleisch vivono in gruppi da 16 in appartamenti di massimo 117 metri quadri. Molti degli stagionali in arrivo soprattutto dalla Romania e dalla Bulgaria: a quanto riferisce lo stesso ministro alla Salute della Vestfalia, Karl-Josef Laumann, “vi è la preoccupazione che queste strutture soprattutto per quello che riguarda la sistemazione dei dipendenti a contratto stagionale non possano essere conformi alle necessità igieniche di una pandemia”. 

“Quando si riapre, si deve poi agire di conseguenza quando c’è pericolo: la protezione della popolazione va avanti a tutto”, ha detto il governatore del Nord-Reno Vestfalia, Armin Laschet, difendendo la decisione di fermare gli allentamenti nell’area di Coesfeld. Il governo del Land ha anche deciso che tutti e 20 mila i dipendenti del comparto della lavorazione della carne dovranno sottoporsi al test del Covid-19 e che saranno sottoposte a controlli tutte le sistemazioni abitative dei lavoratori nonché in generale le condizioni igieniche nelle aziende.

Le stesse misure sono state prese nello Schleswig Holstein – il Land più nordico della Germania – e potrebbero essere imitate anche nella Bassa Sassonia, che confina con il Nord-Reno Vestfalia. Ed è uno dei maggiori centri per la lavorazione della carne in Germania, contando 35 grandi mattatoi, nel quali vengono uccisi complessivamente 18 milioni di suini e 600 mila bovini, con una forza lavoro comprensiva tra le 17 mila e le 20 mila unità.

Il dibattito sulle riaperture e sugli eventuali stop è in pieno corso. Il ministro alla Sanità Jens Spahn ha definito “esemplare” la decisione di rinviare gli allentamenti a Coesfeld: “Se vogliamo far calare il numero delle restrizioni della vita pubblica, di fronte a focolai locali dobbiamo essere in grado di agire con rapidità e decisione”.

Il ministro del Lavoro, Hubertus Heil, invece, chiede ai Laender di rafforzare i controlli sulla protezione del posto di lavoro per gli stagionali nell’agricoltura e nei grandi impianti della lavorazione della carne. “In particolare è necessario fare attenzione alla situazione negli alloggi collettivi e nel trasporto delle persone”, sottolinea Heil.    

Un altro segnale di prudenza arriva dalla Sassonia, dove il governatore Reiner Haseloff ha fatto sapere di essere pronto a rallentare le riaperture prima di quanto stabilito nell’accordo tra la cancelliera e i Laender: “Saremo più prudenti di quanto deciso dal governo federale”. 

Da agi.it