Tutti gli esperti di salute pubblica da anni avvertono che il mondo è minacciato da una grande pandemia. Ci hanno detto e ci dicono che le grandi aziende farmaceutiche hanno mostrato scarso interesse allo sviluppo di vaccini – o anche di antibiotici e antivirali – fino a quando l’ultima epidemia in ordine di tempo non offre loro l’opportunità di raccogliere fondi pubblici e realizzare profitti massicci correndo il minimo dei rischi.

Gli antibiotici e gli antivirali sono solitamente prescritti per brevi periodi e quindi non generano vendite massicce, afferma l’associazione Patients for Affordable Drugs (pazienti per farmaci a prezzi accessibili). Nel frattempo, l’industria farmaceutica ha gradualmente abbandonato lo sviluppo dei vaccini negli ultimi 50 anni, poiché si è concentrata sui medicamenti legati allo stile di vita e alle terapie per le malattie croniche come il cancro, che sono oggetto di una domanda costante. Le aziende farmaceutiche hanno pure ridotto in modo importante i loro investimenti in trattamenti e vaccini contro le malattie infettive emergenti nell’ultimo decennio. Nel 2018, secondo la Fondazione per l’accesso ai medicamenti, solo l’1% della spesa per la ricerca e lo sviluppo dell’industria farmaceutica mondiale è stato dedicato alle malattie infettive emergenti.

A gennaio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che la mancanza di interesse e di innovazione del settore farmaceutico nello sviluppo di nuovi antibiotici stava minando gli sforzi mondiali per combattere le infezioni resistenti ai farmaci. L’anno scorso le Nazioni Unite avevano lanciato un avvertimento altrettanto grave.

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Secondo Dana Brown, direttrice del Next System Project, un laboratorio di ricerca e sviluppo di alternative politiche ed economiche, le aziende farmaceutiche hanno sempre soddisfatto gli investitori promuovendo programmi di sviluppo di vaccini al momento dello scoppio delle epidemie, per poi abbandonarli tranquillamente in seguito. Nonostante l’epidemia che imperversa nella Repubblica del Congo, il produttore di farmaci britannico GlaxoSmithKline ha di recente abbandonato gli sforzi per sviluppare un vaccino contro il virus Ebola. Ha affidato le sue ricerche a un laboratorio senza scopo di lucro. Il virus Ebola è mortale, ma relativamente raro nel mondo, quindi con un mercato troppo ristretto per generare grandi profitti. Nel 2017, il grande produttore francese di farmaci Sanofi si è ritirato da una partnership con l’esercito statunitense per lo sviluppo di un vaccino contro il virus Zika trasmesso dalle zanzare.

Il modello di business delle grandi industrie farmaceutiche è quello di massimizzare il valore per gli azionisti – e si basa su rendimenti a breve termine“, ha affermato Dana Brown in una recente comunicazione “Sono pochi o nulli gli utili per gli azionisti quando le aziende investono nello sviluppo di vaccini… Un certo numero di aziende affermano di aver perso soldi sui programmi testi a sviluppare vaccini contro l’Ebola o la SARS“.

Secondo Public Citizen lo scorso anno ci sono stati solo sei studi clinici attivi su vaccini e prodotti terapeutici relativi al coronavirus, che hanno coinvolto aziende farmaceutiche private, tutti dipendenti fortemente da finanziamenti pubblici. Se ci fosse stato più interesse da parte del settore privato, i ricercatori avrebbero avuto più strumenti per combattere l’attuale epidemia, come ad esempio più tecnologie di piattaforma per lo sviluppo di vaccini.

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Ora che Covid-19 si è diffuso in tutto il mondo, Big Pharma si vanta del fatto che almeno 310 studi clinici per trattamenti e vaccini contro il virus siano in corso in tutto il mondo, di cui 40 negli Stati Uniti. I contribuenti statunitensi hanno già investito 700 milioni di dollari nella ricerca pubblica sul coronavirus e sui vaccini dopo lo scoppio della SARS nel 2002, in gran parte attraverso i National Institutes of Health (NIH). Dall’epidemia, il Congresso ha stanziato 1,8 miliardi di dollari ai NIH per la ricerca sul coronavirus.

A seguito dell’arrivo del Covid-19, il governo americano ha eliminato molti dei rischi che spesso scoraggiano le aziende farmaceutiche a investire nei vaccini“, hanno scritto David Mitchell e Ben Wakana di Patients for Affordable Drugs in un post del loro blog di questa settimana. “Finanziando la ricerca, sponsorizzando gli studi clinici ed eliminando ogni responsabilità per le aziende farmaceutiche, i contribuenti americani stanno sovvenzionando pesantemente la ricerca sul vaccino Covid-19 delle aziende farmaceutiche“.

Tuttavia, le aziende farmaceutiche sostengono che potrebbero passare dai due ai tre anni prima che un efficace vaccino Covid-19 diventi largamente disponibile. E i critici dicono che non c’è alcuna garanzia che le aziende farmaceutiche private daranno seguito alla cosa. I generosi incentivi governativi hanno trasformato la pandemia in una massiccia opportunità di business, ma le aziende farmaceutiche private rimarranno coinvolte solo se ci saranno soldi da guadagnare.

In effetti, i CEO delle grandi aziende farmaceutiche sono già preoccupati poiché i governi taglieranno i finanziamenti quando la crisi comincerà ad essere riassorbita. Queste aziende chiedono miliardi di dollari di spesa pubblica supplementare. La Federal Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) ha versato 721 milioni di dollari a tre aziende farmaceutiche private in una sola settimana nello scorso mese di marzo, e il NIH ha appena annunciato una massiccia partnership pubblico-privata per accelerare lo sviluppo del farmaco Covid-19 con oltre una dozzina di aziende biofarmaceutiche private.

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Il ruolo importante delle aziende private nella ricerca sui vaccini solleva preoccupazioni sul loro coinvolgimento nella ricerca, così come sull’accesso dei pazienti al vaccino stesso. Gli esperti sostengono che per fermare la pandemia è necessario che il futuro vaccino Covid-19 possa essere liberamente disponibile in tutto il mondo. Tuttavia, secondo Dana Brown, la partnership NIH non contiene “disposizioni relative all’accesso” che obbligano le aziende private che ricevono fondi pubblici a rendere i farmaci che sviluppano accessibili e a prezzi abbordabili ai pazienti. Le aziende private vorranno probabilmente ottenere licenze esclusive e diritti di marketing in cambio del loro investimento nello sviluppo del farmaco Covid-19, affermano i sostenitori del progetto. Questo potrebbe creare un’enorme carenza di vaccino, soprattutto nei paesi a basso reddito.

Sostanzialmente, siamo di fronte ad una donazione di fondi pubblici ad aziende private – quelle che già beneficiano di ingenti finanziamenti pubblici, più i diritti di monopolio, più le sovvenzioni e le detrazioni fiscali – senza alcun vincolo“, ha dichiarato Brown.

Dana Brown ricorda alcune società private che hanno beneficiato finanziariamente di investimenti del governo canadese nello sviluppo del vaccino Ebola, ma che hanno combinato poco o nulla per sviluppare il vaccino stesso e che, forse, potrebbero anche averne ritardato il lancio.

Di fronte a una pandemia globale che condizionerà in modo permanente le nostre società – una pandemia a causa della quale perdiamo migliaia di persone ogni giorno – non possiamo permetterci tali ritardi“, ha aggiunto Dana Brown.

Per questo motivo Dana Brown e altri che sostengono la riforma del sistema propongono una “opzione pubblica” per lo sviluppo farmaceutico che vada ad esclusivo beneficio della sanità pubblica e non dei margini di profitto. Secondo i sostenitori di tale riforma, i contribuenti americano sono oggi costretti a pagare i farmaci due volte: prima, finanziando la ricerca attraverso agenzie come la BARDA e il NIH, e poi quando li comprano in farmacia. Invece di utilizzare fondi pubblici per sostenere la ricerca a scopo di lucro, il Congresso americano potrebbe costituire e finanziare una società farmaceutica pubblica. Dana Brown ha affermato che questo non farà certo sparire l’industria privata, che potrebbe continuare a rimanere focalizzata sui farmaci relativi allo stile di vita e alle cure di successo. Tuttavia, ha ricordato, quando si tratta di pandemie, gli interessi del pubblico e del privato non convergono.

Questo è semplicemente un caso esemplare in cui un ambiente di mercato competitivo non è un veicolo adeguato per risolvere il problema“, ha aggiunto, “Solo un approccio aperto e collaborativo allo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus può garantire che un vaccino sicuro ed efficace sia reso disponibile a tutti; e questa prospettiva permetterebbe di accelerare anche il processo verso la scoperta“.

* Mike Ludwig è un reporter della rivista americana Truthout. L’articolo è stato pubblicato sul sito web di Truthout, il 23 aprile 2020. La traduzione in italiano è stata curata dal segretariato MPS