IRAN CONTRO CINA [di Daniele Santoro]

La Marina della Repubblica Islamica ha sequestrato una petroliera battente bandiera hongkonghese nel Golfo Persico rilasciandola solo dopo averla condotta nelle acque territoriali iraniane e perquisita. La nave è di proprietà della compagnia cinese Aoxing Ship Management Shanghai, sanzionata dagli Stati Uniti a marzo proprio per aver violato le sanzioni americane importando prodotti petrolchimici dall’Iran.

Perché conta: La mossa di Teheran è solo apparentemente controintuitiva. Rivela l’intenzione dei persiani di costringere i cinesi a esporsi, ad assumere una posizione più netta nella contesa. Manifesta il crescente disagio della Repubblica Islamica, la volontà di chiarire a Pechino che non può considerarsi immune dalle conseguenze del conflitto Usa-Iran.

Il sequestro segue di pochi giorni la disputa verbale tra il viceministro iraniano della Salute e l’ambasciatore cinese in Iran, con il primo che ha definito una “beffa amara” le statistiche cinesi sui contagi da coronavirus. I pasdaran hanno preso le parti di Pechino, attaccando il politico riformista. Il ruolo delle Forze armate nel sequestro della petroliera dimostra tuttavia che, al netto delle strumentalizzazioni e della polarizzazione politica interna, la crescente ostilità nei confronti della Repubblica Popolare è un sentimento diffuso in gran parte dell’establishment.

In tal senso, due dati sono significativi. Per quanto la Cina stia cercando di aggirare le sanzioni americane all’Iran, tra il 2018 e il 2019 l’import di petrolio dalla Repubblica Islamica si è ridotto di più del 50%. Di due terzi se si tiene in considerazione solo il secondo semestre dello scorso anno. Contestualmente, l’import di petrolio dall’Arabia Saudita – principale partner energetico cinese e rivale persiano – è aumentato di oltre il 40%. Pechino intende attribuire una dimensione propriamente geopolitica a tale relazione energetica, investendo nei progetti visionari di Mohammed bin Salman sulla costa del Mar Rosso e tentando di spingere il regno nella sua orbita strategica.

Di qui l’apprensione tra i persiani, determinati a coinvolgere la Cina nello scontro con gli Stati Uniti e con l’Arabia Saudita e ad alzare la posta in gioco nel Golfo Persico per forzare Washington ad attenuare l’embargo. Al sequestro della petroliera, la V Flotta Usa ha risposto con un eloquente silenzio. A conferma della minore disponibilità ad affrontare direttamente gli iraniani durante la pandemia.

Da Limes on line