Di Beppe Moretti.

Dopo il cambiamento d’atteggiamento anche da parte di Boris Johnson e Donald Trump (grande e indiscusso idolo di Bolsonaro e sua figura di riferimento nello scacchiere mondiale) circa le misure di contenimento da attuare nei rispettivi paesi alle prese con il dilagare della pandemia da Covid-19, ormai solo il presidente di ultradestra del Brasile, Jair Bolsonaro, insiste ancora con appelli genocidi e irresponsabili a televisioni unificate sulla necessità di far ripartire e salvare l’economia al più presto, facendo pressioni sui governatori dei singoli Stati (il Brasile è un paese federale) e Sindaci delle immense municipalità per cancellare le già insufficienti misure di contenimento al fine di limitare i rischi di contagio connessi alla vita nelle megalopoli del paese. 

Il presidenzialissimo idiota sotto la minaccia dell’addivenire di una crisi economica senza precedenti e di una disoccupazione dilagante dipingendo scenari catastrofici chiede di ripartire come se nulla fosse, in quanto il virus che sta devastando il mondo “non è che un leggero raffreddore” come da lui ribadito anche nelle ultime ore. Riaprire tutto e subito quindi: imprese, commercio, uffici, scuole ed ogni tipo d’attività; un atteggiamento criminale, ovvio, che sembra però aver dato il via libera ad un isolamento politico ancor più marcato del Presidente già alle prese con un livello minimo di credibilità nei sondaggi ed un bassissimo consenso che mette in imbarazzo gli stessi membri del suo nefasto esecutivo. 

Alle prese con una crisi economica non certo causata dalla pandemia e che coinvolge il Brasile ormai da un quinquennio, con un Real sempre più debole e svalutato nei confronti delle valute mondiali ed una economia interna stagnante e sempre maggiormente contratta, la sua principale promessa e refren della campagna elettorale di 15 mesi fa di “nuovo miracolo economico brasiliano” (a scapito dei diritti sociali e dei lavoratori, chiaro) non sembra più illudere le grandi masse.  

Anche l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) polemizza apertamente con Bolsonaro circa la necessità di misure sociali-economiche e sanitarie (isolamento sociale in primis) che possano contenere o perlomeno limitare gli effetti del Covid-19 che a queste latitudini è nella sua fase di crescita iniziale e quindi fondamentale agire con tempestività e prudenza (42 morti dato di maggior crescita nelle ultime 24 ore, 201 morti totali ufficialmente riconosciute, 5.717 contagiati sono ad oggi i dati del Ministero della Sanità brasiliano). In merito a questo i partiti d’opposizione di sinistra PT, PSOL, PSB, PDT, PCB, PCdB e Rede hanno inoltrato atti e azioni istituzionali contro Bolsonaro per crimini contro la salute pubblica, che sembra abbiano dei risvolti in corso. 

Inoltre, nelle ultime ore Bolsonaro e Guedes (l’oltranzista Ministro dell’Economia) sono andati sotto nei numeri anche al Congresso, dove l’opposizione di sinistra è riuscita ad incassare il risultato d’innalzamento del sostegno economico alla fascia meno abbiente della popolazione per la crisi sanitaria in corso, dai 200 Real proposti dal Governo ai 600 Real e fino a 1200 Real nelle casistiche di maggiore necessità. Lo stesso Presidente è sotto pressione affinchè firmi e renda operativo il provvedimento nel minor tempo possibile e non lo tenga nel cassetto a fare la muffa come ogni qualvolta non si tratti di misure a favore del grande capitale concentrato (100 milioni di brasiliani attendono questa rendita emergenziale e non possono attendere il 16 d’Aprile come fa trapelare il genocida mandatario).   

Ma cosa si muove nei palazzi del potere? Sono successe un po’ di cose a Brasilia in questi giorni e le esternazioni, comportamenti irresponsabili (come la convocazione di manifestazioni di piazza a favore di uno “Stato forte”, le passeggiate pubbliche a minimizzare la crisi sanitaria – in realtà con pochissimo seguito – e le imbarazzanti posizioni sulla pandemia in corso sembra lo facciano restare sempre più isolato nel suo stesso esecutivo (governo) e tra gli organi istituzionali. In verità è già da tempo che il palazzo sta articolando contro Bolsonaro (nel triangolazione presidenza del Senato, presidenza della Camera e Supremo Tribunale) ma sembra che ora si muova qualcosa. 

Il STF (Supremo Tribunale Federale, in similitudine sarebbe la nostra Corte Costituzionale) ha inviato alla PGR Procura Generale della Repubblica (che secondo la Costituzione brasiliana deve essere ascoltata nella promozione d’azioni d’incostituzionalità contro il Presidente) la richiesta di “allontanamento” di Bolsonaro.

Purtroppo non è ancora richiesta di impeachment e soprattutto bisogna attendere il parere di Augusto Aras (il Procuratore Generale che là nominato dal Presidente stesso) che tipo di atteggiamento prenderà a riguardo e quindi procedere nel Congresso.  

Da diversi giorni, sempre la sera intorno alle ore 19, la popolazione sta manifestando da finestre e balconi la propria indignazione con i cosidetti “panelaço” trasformando gli agglomerati urbani in una rumorosa protesta di massa diffusa per l’impeachment contro il Presidente e raccogliendo milioni di persone che dall’auto-isolamento – oggi inteso quale maggiore atteggiamento di protesta civile – manifestano contro la dissennata politica di “Bolsovirus”.      

La situazione è in movimento. La battaglia per il potere infuria nel palazzo ma la lotta di classe è ancora in quarantena o poco più.