Il Coronavirus non è immune dalle teorie del complotto. È successo ancora ieri, in prima serata tv. Questo tipo di congetture diventa mainstream perché distoglie dalla domanda decisiva: chi è il vero nemico in questa battaglia contro il virus? 

1907, Odessa (Russia): «Alza il nostro simbolo Mikhail! Tiralo su!» urla il padre al figlio. Il bimbo stringe l’asta, inconsapevole di cosa stia succedendo. È galvanizzato dagli incitamenti dell’uomo e degli altri adulti che gli stanno attorno che cantano a squarciagola, e agita il braccio per far sventolare la bandiera giallo-nera. La città sul mare, Odessa, si è risvegliata con gran fracasso: è in corso la marcia dei Centoneri, una delle prime organizzazioni para-fasciste di sempre. «Oggi è un grande giorno, synok [figliolo], marciamo per lo Zar e per la Santa Russia tutta. E resistiamo contro le forze del male, contro il grande complotto giudaico».

2020, Tokyo: «Faccio questo video per farvi conoscere la verità e farvi resistere in Italia, perché, prima o poi ce la faremo», dice Cristiano, sguardo fiero, barbone, tatuaggio sul collo e favella poetica quanto basta («La gente passeggia e i sakura fioriscono»). Cristiano passeggia per il suo Giappone, terra civilissima che ha distrutto un male virale e pandemico grazie all’uso di un semplice antivirale, Avigan. «Vi nascondono la verità», dice il viandante, ma «basta cercare su Google» per scansare il velo. L’Avigan avrebbe sconfitto per il 90% l’epidemia in terra nipponica. «Io vi sto mostrando le immagini, non le immagini di repertorio, come fa il telegiornale che prende immagini ics di una metro, vecchissime, che ve le spaccia […] la domanda è perché in Italia non è stato preso?». Chi ci sta nascondendo la verità sul Coronavirus? 

Nella storia dei testi dell’Occidente ci sono due falsi storici che consideriamo monumentali. Il primo è quello sul quale inciampa qualsiasi studente di scuola media: la nota Donazione di Costantino. Siamo nel quarto secolo, forse il 314 d.C, più di cent’anni prima della caduta di Roma. L’imperatore è malato di lebbra e Papa Silvestro I lo battezza. Succede il miracolo. L’uomo guarisce dal male e, folgorato dagli eventi, si converte alla religione del Nuovo Testamento. Ma non basta. Scrive l’editto che legittima la nascita e l’assunzione di un potere temporale nella figura del Papa (oltre a quello già dato per assodato, il potere spirituale). Un’arma straordinaria per la classe ecclesiastica e per il pontefice nella guerra contro il Sacro Romano Impero. Dante nella Divina Commedia sbraita contro Costantino («Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo ricco patre!») e rimprovera l’imperatore di essere causa di simonia nel regno dei cieli. 

Abbiamo dovuto aspettare mille anni e la figura rinascimentale di Lorenzo Valla che, tramite analisi di inverosimiglianze e debolezze linguistiche, è riuscito a provarne la falsità (testimoniata in De falso credita et ementita Constantini donatione). Oggi tutti sanno che Costantino non aveva sottoscritto nessun accordo con Papa Silvestro.

L’altro grande falso della nostra storia, più interessante per i nostri giorni e per questo racconto, viene dal passato recente. Anch’esso è stato ampiamente smascherato dagli storici ma, nonostante ciò, continua a influenzare le fobie e la dialettica delle destre mondiali. Un artefatto ancora capace di influire sulle dinamiche del racconto politico. Stiamo parlando dei Protocolli dei Savi di Sion, serie di documenti che raccontano il piano di dominio degli ebrei sul mondo.

I Protocolli dei Savi di Sion hanno un’origine molto complessa, sono una somma di elementi letterari, storici, diletti filosofici e deliri che attraversano l’Ottocento. La robustezza dei Protocolli è nel loro essere una commistione di verità storica e falsità, dove il falso contamina il vero, creando la superstizione che diviene fatto, dove l’incubo è un presagio di un presente invisibile. I Protocolli, come ogni complotto, fioriscono e si concatenano di fatti storici: la nascita dell’Alliance Israelite Universelle nel 1860 a Parigi, l’assassinio dello Zar Alessandro II, la fine del potere temporale, l’affare Dreyfuss, il fallimento dell’Union Generale sono eventi che attraversano la fine del diciannovesimo secolo e preparano le crisi di quello successivo. 

I Protocolli sono scritti come una vera e propria sceneggiatura thriller, intessuta come una rete di nodi (i fatti) collegati tra loro (le cause). L’organizzazione dietro i Savi è come la Spectre di James Bond, un’élite transnazionale che circumnaviga le borse, i parlamenti, le grandi scrivanie delle multinazionali e le infetta per creare una rete di dominio. Potreste chiedervi chi ha scritto i Protocolli. Legittimo. Probabilmente fu la polizia zarista o l’ordine nazionalista dei Centoneri (c’è chi li definisce il primo ordine fascista della Storia), ma non possiamo esserne sicuri ed è difficile fare nomi. A noi, ai fini di questa storia, non importa granché. Nei primi del Novecento i Protocolli fanno il giro della Russia, un paese in preda a una crisi lunga e sconvolgente che si risolverà solamente con l’instaurazione del regime comunista. Ma come un virus il mistero della setta giudaica si espande, supera i confini dell’est per invadere la Germania. 

In Germania in quegli anni si aggira tale Ludwig Muller von Hausen, innamorato di Schopenhauer e fondatore dell’Associazione contro la Presunzione ebraica. È una di quelle figure che formarono il retroterra culturale del nazionalsocialismo: von Hausen crede con fervore nella superiorità dei tedeschi su tutte le razze. Sarà lui a occuparsi della traduzione e stampa della prima versione extra-russa dei Protocolli. Interessante anche la prefazione inglese del 1920, soprattutto per la sua conclusione:

«Questo volume, oggi, ha una nota fortemente profetica che lo domina: nella storia dell’ex Santa Russia, ma anche rispetto ad alcune sinistre evoluzioni che si osservano nel mondo attuale. In guardia».

Quali erano le sinistre evoluzioni? Perché ex Santa? La rivoluzione bolscevica (quindi la fine della santa-ortodossa Russia degli Zar) certo, ma anche lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la vittoria delle democrazie liberali sono macroeventi storici che vengono letti come diaboliche manovre della comunità ebraica mondiale.

I Protocolli sono falsi ma influiscono ancora oggi sulle parole dei politici, è inutile fermarsi ad Adolf Hitler e dintorni. La brutta figura del senatore Lannutti a inizio del 2019 è uno dei tanti casi, forse anche tra i meno pericolosi. Talvolta in Medio Oriente vengono ancora letti durante le omelie fondamentaliste. Se cercate «Protocollo dei Savi» su Youtube ci trovate fior fior di documentari con titoli del tipo «Siamo SICURI che i Protocolli siano dei falsi?».

Fin dal Medioevo l’uomo  è sempre rimasto affascinato dalla paranoia del complotto. Scriveva Umberto Eco: il complotto ci dice che «tutto quello che avviene è agito da un centro misterioso che alle nostre spalle e a nostra insaputa muove la storia». Esistono i complotti? Certamente. Giulio Cesare venne ucciso con un complotto, così come degli aristocratici prussiani nel Luglio del 1944 hanno complottato contro il potere di Hitler. L’Italia è terra fertile: viene in mente l’Operazione Gladio, ordita contro la Repubblica, per non parlare delle lunghe linee di potere della P2 che nella superficie terrestre sono, letteralmente, esplose, come nel caso della Stazione di Bologna.

Ma la paranoia del complotto esiste anche quando manca il complemento che determina la paranoia stessa. Sempre Eco parlava di «dio hegeliano malriuscito» quando citava il signore che ossessiona i paranoici del complotto, che è sicuramente un elemento che attira, galvanizza, affascina. Chi? Tutti. L’idea (inconsciamente rassicurante) di un male che si cela ma che esiste. È fisico, perché generato da malvagità. Per forza di esclusione crea il bene. Un bene incarnato da chi il complotto lo (intra)vede e lo combatte. È il motivo per il quale i movimenti antivaccinisti ricordano, nell’estetica e nei gesti, un gruppo qualsiasi di forsennati evangelisti abitanti della prateria americana. Siamo quelli che sanno la verità nascosta. 

Da qualche anno la scienza della mente si occupa dei complotti e di chi li crea, ma soprattutto di chi ne rimane assuefatto. Studi più o meno nuovi parlano di psicopatologie, ma anche di bassa autostima, di cinismo. Menti sospettose. Perché siamo tutti complottisti è il saggio di Rob Brotherton che tratta di paranoia del complotto. Secondo Brotherton è affascinante cedere alla teoria di un complotto. E se il discorso si allarga dall’individuo a un gruppo, per arrivare a un popolo, allora potremmo spiegare le teorie che proliferano nei momenti di crisi. E darsi quindi una spiegazione del perché i nostri account whatsapp e Facebook in questi giorni siano pieni di fake news e strane teorie.

Cristiano, il ragazzo divenuto famoso con il video dal Giappone, vuole salvare l’Italia dal pericolo, da chi «nasconde la verità». Chi la starebbe nascondendo? Non lo sappiamo. Perché verso il terzo minuto il ragazzo spezza semanticamente in due il video: «quello che ho detto finora è tutto vero, tutto provato, adesso vi dò la mia opinione». E qui si chiude il tono divinatorio e si entra in supposizioni poco interessanti e banali: è l’Aifa che sta traccheggiando, questioni farmaceutiche, giochi di denaro, «italiani che fanno la solita storia delle mazzette». 

Nel giro di poche ore il governatore del Veneto Luca Zaia chiede di far partire la sperimentazione, il video finisce addirittura sulla home page di Repubblica e La Stampa. Intanto l’Aifa stessa interviene esprimendo perplessità sull’utilizzo del Favipiravir e dopo un giorno si scoprono gli effetti collaterali dell’antivirale. Non è intenzione di questo pezzo entrare nella complessità scientifica della questione, ben discussa però in questo articolo del Post. Una cosa è certa: se un Paese decide di far partire una sperimentazione farmaceutica solamente perché spinta dal volere popolare di un video Youtube, abbiamo un problema. Purtroppo niente di nuovo, basta ricordarsi della sperimentazione del Metodo Stamina dell’Ei fu Davide Vannoni.

Magari Cristiano potrebbe anche azzeccarci (dubitiamo fortemente, il Giappone oggi è a un passo dal lockdown) e l’Avigan si scopre un farmaco utile, ma quello che preoccupa di quel video sono le intenzioni: la creazione di un nemico più o meno invisibile. In un’altra diretta streaming lo stesso ragazzo si è detto in contatto con figure di alto spicco tecnico-scientifico: Red Ronnie e Vittorio Sgarbi. Dietro alla triste ironia e al manco troppo velato trash della questione si nascondono gli elementi di una vera e propria rete a tre della paranoia: Red Ronnie è noto per frasi del tipo «Demenza vaccinare i bambini», mentre Vittorio Sgarbi la settimana scorsa ha sbraitato nei confronti di tutti i medici e gli scienziati che consideravano il Covid-19 qualcosa di più di una semplice influenza. 

Le lunghe ombre dei Protocolli arrivano fin qui, nell’era della pandemia: ci sono persone che ci vogliono ammalati, c’è qualcuno che vuole assistere alla fine dell’Occidente. «Qui in Giappone sono morte 100 persone in 4 mesi», dice Cristiano alla fine del suo video. Perché? Be’, è argomento di discussione. Le ipotesi sono tante: si parla di distanziamento sociale di tipo culturale (i giapponesi sono abituati a essere distanti e freddi nei gesti, molti indossano mascherine tutto l’anno, ecc.), di fasce climatiche favorevoli, di ceppi diversi a causa della facilità di mutazione dell’Rna del virus, si parla addirittura di suscettibilità genetica tra gruppi etnici. Ma, ancora una volta, sono tutte teorie, ipotesi. E tutte e nessuna potrebbero essere corrette. La verità, mentre sto scrivendo questo articolo, è che anche il Giappone sta per affrontare il suo periodo di lockdown. I più maliziosi potrebbero dire che si è aspettato l’annuncio del rinvio delle Olimpiadi per confermare anche in terra del Sol Levante il rischio di una tragedia umana che richiede il distanziamento forzato.

Ci siamo concentrati sul video del farmacista italiano in Giappone perché evidenza molte caratteristiche della paranoia del complotto, ma ci sono più video del complotto ai tempi del Coronavirus che vagano per i social e si intrufolano nelle nostre vite. Per lo più sono nei gruppi dei nostri colleghi di lavoro, sicuramente delle famiglie. Ma poteva mancare l’ennesima mostruosità politica dell’ex Ministro dell’Interno? Matteo Salvini posta su Facebook una roba che comincia così: emoji di una sfera rossa, due punti esclamativi (rossi anche loro), le parole «INCREDIBILE» e poi di nuovo i segni di punteggiatura di apertura. E poi «Da Tgr Leonardo (Rai Tre) del 16.11.2015 servizio su un supervirus polmonare Coronavirus creato dai cinesi con pipistrelli e topi, pericolosissimo per l’uomo (con annesse preoccupazioni). Dalla Lega interrogazione urgente al presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri».

Il video viene condiviso 50 mila volte, Bruno Vespa ci fa una puntata su Porta a Porta (ma almeno la smette di criticare le Ong). A un cittadino qualunque è comprensibile che un servizio di qualche anno fa che parla di Coronavirus e pipistrelli, di esperimenti in laboratorio, possa sembrare minaccioso. Ma quanto sarebbe bastato a Salvini o al suo entourage per fare una breve ricerca su Google? Zero, ed è quindi una scelta politica. Il virus è stato creato dai cinesi, è colpa loro. Non solo, è colpa di tutto il Parlamento governativo, che sta zitto, che fa da complice ingenuo. Sarebbe bastato un attimo per scoprire che, in quella ricerca, parteciparono scienziati di altissimo profilo (tipo Antonio Lanzavecchia, che dirige l’Istituto di biomedicina all’Università di Bellinzona). Ma probabilmente l’equipe di Salvini, la stessa che negli ultimi anni ci ha regalato bignami della letteratura commovente come la strage dei bambini di Bibbiano, questo già lo sapeva. Comunque, questo video spiega benissimo perché vengono creati virus in laboratorio.



E quando non sono video di complotto si passa alla forza bruta con la scusa dell’unità politica. L’odio nei confronto dei runner e di chi vuole farsi una passeggiata, da solo e isolato unicamente per tutelare la propria sanità mentale, va di pari passo con il culto di una Patria perduta, quella dell’uomo forte. Proprio qualche minuto fa mi è apparso un video di Tony Sperandeo, attore di origini siciliane, che con indosso dei sobri occhiali color albicocca e la camera malamente piazzata dal basso verso l’alto dice qualcosa tipo: «Ci vuole forza, bloccare tutti quelli che continuano a camminare in mezzo alla strada». Pensiero detto dopo un farfugliamento dedicato agli sbarchi dal nord Africa. Poteva mancare la madre patria dei Protocolli dei Savi di Sion? Certo che no. Sempre su Whatsapp ho visto il video di due italiani che acquistano l’Arbidol, la panacea che neutralizza il «male». Anch’essa celata a Occidentale, ma facilmente acquistabile nel regno dell’ultimo Zar. Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare: il sito di informazione Sputnik Italiacondividere il video e segnalarlo come (quasi) bufala. 

Chi è il vero nemico in questa battaglia contro il virus? I signori del farmaco? Il comunismo cinese? Quelli che vi costruiscono le antenne del 5G sotto casa quando voi dormite sogni tranquilli?


«Aumenteremo il disordine, scateneremo le rivolte», era scritto nei piani dei dominatori di Sion. Quando poi i disordini effettivamente arrivarono, con il nome di rivoluzione bolscevica o biennio rosso, la profezia di dominio pareva in atto. È interessante, da storici, notare come i fedeli del complotto preferirono accettare un dominio orrorifico e gotico alla considerazione della realtà: il disfacimento del vecchio mondo non passava attraverso la mano di ricchi ebrei, ma attraverso decenni di ingiustizie aristocratiche e alto borghesi nei confronti delle classi subalterne. Nei tempi della pandemia Covid pare stia succedendo qualcosa di simile: c’è chi preferisce opinare che quello che stiamo vivendo sia guerra biologica cinese (o di semplice razzismo basato sulla pelle, vi ricordate che succedeva due mesi fa?) o un gioco tra case farmaceutiche. Chi per paura (la maggior parte degli italiani), chi per cattive intenzioni, in questo modo non mette al centro del discorso una società che oggi più che mai richiede un rinnovamento: di welfare, tecnologico e soprattutto climatico.

Così la nostra ignoranza condita all’indole fobica diventa paranoia, che in Europa galleggia come la nebbia di un vecchio film di John Carpenter. Silenziosa si dipana tra le acque del lago, dove filtra la voce sibillina degli scrittori dei Protocolli di Sion.

Diego De Angelis ha collaborato con NoiseyMotherboardEsquire, Everyeye e Not, scrivendo soprattutto di cultura popolare. Quando non scrive lavora come informatico.

Da Jacobin Italia