Due premesse:

Prima: la Cina ha circa 23 volte la popolazione italiana e 25 volte la sua superfici.

Seconda: che i dati forniti dalla Cina, ma anche dall’Italia, siano affidabili.

I dati che saltano subito agli occhi è che a oggi, 19 marzo, la Cina con poco più di 4.000 morti e 81.000 malati, e con l’epidemia ormai ampiamente contenuta, ha in proporzione molti, ma molti meno morti e malati dell’Italia, che non ha ancora minimamente contenuto l’infezione.

Italia 2.978 morti (Calcolo 2978×23:4000=17,12) i morti in Italia sono, in proporzione alla popolazione, circa 17 volte di più che in Cina.

Italia 35.700 malati (calcolo 35.700×23:81.000=10,1) i malati i Italia sono, in proporzione alla popolazione circa 10 volte di più che in Cina.

E in Italia il consuntivo rischia di essere ben più pesante, soprattutto se l’epidemia dovesse assumere la virulenza che ha in Lombardia.

Come è possibile questa enorme differenza?

Sempre ammettendo che i dati cinesi abbiano una qualche affidabilità, ma a oggi nessuno ha contestato in modo serio quei dati (solo voci incontrollate dall’interno che affermano che i morti sarebbero 40.000, comunque in proporzione molto meno che in Italia) quali sono le differenze macroscopiche tra il comportamento cinese e quello italiano?

Le differenze maggiori sono essenzialmente 2.

La prima attiene alla velocità e decisione con cui sono state prese le misure di contenimento:

In poco tempo 1/3 giorni si sono chiuse tutte, tutte le attività non essenziali in quasi tutto il paese, comprese le fabbriche e le attività finanziarie non essenziali. ( sono state escluse alcune grandi regioni semidisabitate come Tibet, Mongolia interna, Xinjiang e l’estremo nord est siberiano)

Gli stessi supermercati nelle città sono stati costretti a chiudere gli accessi e i riforniment E sanitari i avvenivano fino alla settimana scorsa con prenotazioni telefoniche o digitali e consegne fuori dal domicilio.

Sono stati impediti i movimenti in tutta la Cina, in alcune regioni sono stati emessi passaporti provvisori per chi doveva spostarsi per servizi essenziali.

Solo dalla settimana scorsa in alcune regioni superata la crisi sono ricominciate le attività produttive. (Il recupero sarà rapido visto che i problemi economici cinesi sono dovuti a eccesso di capacità produttiva e sottoutilizzo degli impianti, come del resto in europa e USA)

La seconda differenza riguarda le ospedalizzazioni.

70.000 ricoverati su 81.000 malati in Cina, 4.000 Ricoverati su 35.700 in Italia. L’intervento sulla sanità in Cina è stato poderoso, non solo con la spettacolarizzazione della costruzione in 10 giorni di un ospedale d’emergenza a Whuan all’inizio della crisi, ma anche con un intervento di sostanziale requisizione delle strutture sanitarie private.

Prime osservazioni, ancora nel pieno della crisi in Italia ed Europa , possiamo dire che l’efficacia del contenimento dell’epidemia con il minore numero di malati sia dovuto alla chiusura drastica di TUTTE le attività non essenziali e degli spostamenti.

Questo ha ovviamente contribuito a limitare i casi di mortalità, i quali sono stati ulteriormente diminuiti in percentuale dall’alta ospedalizzazione dei malati, che ha prevenuto aggravarsi rapido e incontrollato delle complicanze della malattia. (La sospensione delle attività non essenziali ha permesso una gigantesca concentrazione di risorse sulla sanità in emergenza)

Ultima osservazione sulla durata dell’epidemia, è evidente che la sua limitazione nel tempo con misure drastiche favorisce una ripresa rapida e ordinata delle attività produttive, cosa che non si darà dove l’epidemia si trascinerà con misure nelle aziende sempre più caotiche e con disordine nell’attività dei mercati prolungato.

Gli effetti saranno quelli di una guerra con sconvolgimenti profondi, e interventi statali massicci per ricostruire i mercati e una ridefinizione dei rapporti geostrategici e geooeconomici, ma di questo un’altra volta, con più elementi.

Sauro