L’antico Egitto, vera radice di tutta la cultura occidentale, è sempre stato tacciato di politeismo. La tradizione dell’Egitto predinastico è però quella che esprime “l’unica concezione scientifica del Dio: la legge che regola nell’equilibrio più perfetto l’Universo. Questa legge è infinita, sempre e costantemente la stessa, qui e là; sulla terra, nel pensiero intelligente, fuori l’orbita terrestre, nella gravitazione dei mondi visibili, nella traslazione morale delle anime aggruppate in società. Questa legge è perfetta poiché non ammette violazioni di sorta, quindi impossibile il miracolo se deve violarla…è intelligente perché concede e sopprime con una giustizia di cui l’uomo è incapace” (G. Kremmerz).

Gli Egizi furono considerati politeisti perché espressero con profondo senso analogico la manifestazione di questa legge nella Natura illustrando attraverso le varie “divinità” il cammino dell’Uomo alla ricerca della sua perfezione.

Mutuata dalla cultura Caldaica , ritmata come quella egizia sul settenario, questa tradizione è arrivata fino a noi espressa nel Pantheon greco-romano. La traccia più comune è nel nostro nominare i giorni della settimana: Saturno, Giove, Marte….che sono sì i pianeti del nostro sistema solare ma portano i nomi degli dei Romani.

Possiamo vedere l’attività di quella legge cadenzata sul settenario nelle sette note, nei sette colori dell’iride, scomposizione della luce, nei sistemi di cristallizzazione (monoclino, cubico, rombico…) unici sette possibili, nei sette Periodi della Tavola degli Elementi di Mendeleev che definiscono le caratteristiche specifiche di ogni elemento, nelle sette ghiandole endocrine del corpo umano. (Nella tradizione orientale, che con cultura diversa esprime però l’intelligenza della stessa legge, sono ad esempio i sette chackra).

La tradizione chiama queste espressioni “funzionalità” e le vede agenti in ogni piano e in fenomeni diversi che possono essere accostati tra loro in modo non logico ma analogico.

Mercurio, il dio dai calzari alati, era il “messaggero degli dei” quella funzionalità, cioè, in grado di mettere in comunicazione piani diversi, gli aspetti più sottili e quelli più materiali (non si intenda qui un mondo superiore distaccato da quello inferiore ma un continuum, come potremmo pensare ad un raggio di luce che pian piano rallenti la sua vibrazione passando dall’essere energia a materia densa), un dentro e un fuori, un individuo con un altro. Era il signore delle strade, degli scambi, dei commerci, e con accezione negativa, protettore dei ladri.

E’ la legge che governa tutto ciò che in un modo o nell’altro determina un rapporto ed essendo una delle modalità della legge che regola nell’equilibrio più perfetto l’universo, la sua violazione comporta una reazione che tende a ristabilire quell’equilibrio.

Se consideriamo il vivere della nostra società, disgregata da rapporti umani basati sulla competizione, sull’egoismo, l’indifferenza quando non la paura e l’odio verso l’altro; il commercio più sregolato in cui lo scambio non ha come misura il valore di una merce ma il profitto che genera; il nostro modo di viaggiare dissennato che ha creato la follia di un viaggio aereo per andare in un fine settimana a mangiare la paella a Barcellona o sciare con l’elisky in Canada, non ci sembrerà così strano se oggi il re dei virus (non a caso ha la corona) ci costringe a rinchiuderci in casa e a considerare che forse questo serve a proteggere noi ma anche gli altri, magari più deboli di noi, a preservarci per poter aiutare chi è in difficoltà.

Né che la grande giostra consumistica rallenti con la chiusura dei centri commerciali riconducendo i nostri acquisti a ciò di cui abbiamo veramente necessità.

Avremo magari tempo di considerare che con quella funzionalità chiamata Mercurio hanno a che fare anche i grandi fenomeni migratori in cui milioni di persone si mettono in movimento per chiedere inconsapevolmente conto della ricchezza generata dallo sfruttamento imperialista delle loro terre, dalle armi che ingrassano i forzieri del capitalismo e insanguinano i loro paesi, devastano la loro vita.

Per analogia visto che Mercurio è signore degli scambi tra un dentro e un fuori simbolo ne sono le piante che assorbono anidride carbonica ed emettono ossigeno nel processo di organicazione del carbonio che con la fotosintesi clorofilliana avviene nelle loro foglie, processo capace di mantenere un equilibrio che l’estrazione dissennata di combustibili fossili, e il loro impiego ancor più folle, ha scosso in maniera irrimediabile, insieme alla deforestazione. Estendiamo l’analogia: i polmoni sono, nel nostro corpo, simbolo mercuriano e svolgono funzioni uguali e complementari alle foglie delle piante poiché sono l’organo che ci permette di scambiare ossigeno con anidride carbonica.

Forse è un caso ma la zona che per prima è stata colpita in Italia è quella più fortemente vocata alla produzione e alla produttività purchessia, al profitto come unica regola dei rapporti umani, all’esasperato individualismo o all’identificazione con simboli fasulli di appartenenza che nasconde la perdita completa del rapporto con il vero Sé – ciò che un tempo abbiamo chiamato alienazione – quella in cui le piante hanno lasciato il posto alle fabbriche e a un’urbanizzazione che segue la logica del cancro, dove i mezzi di trasporto non servono a portare in qualche posto ma a spostare qualche merce il più velocemente possibile, compresa la merce del lavoro umano. Né possiamo fingere di non aver avuto sentore del disastro viste le migliaia di morti per problemi respiratori e cardiaci legati alle “polveri sottili”.

Tucidide ci racconta che per fermare la peste che imperversava ad Atene gli ateniesi svolsero una grande processione in cui chiesero perdono agli dei per gli errori compiuti nella vita della città e la peste cessò.

Chiedere perdono agli dei significa prendere coscienza dell’infrazione alla legge di Natura e non può che essere un rito collettivo: ne è rimasta traccia, fino a che è stata sradicata completamente la cultura contadina legata per necessità ai ritmi di Natura, nei riti propiziatori e fino a qualche anno fa nelle processioni religiose anche se ormai nessuno più ne sentiva il senso profondo.

Conosciamo tutti la potenza delle grandi manifestazioni di massa, per averle vissute o per averne letto sui libri di storia: sono veri riorientamenti dell’animo umano e possono cambiare la Storia.

Forse l’ultimo slancio si è acceso ormai molti anni fa con i Forum Sociali, poi il deserto.

Mercurio è il primo ad alzare la voce ma presto potrebbe scagliare le sue folgori Giove, Zeus, il re degli dei, funzionalità che esprime su ogni piano la Giustizia: qualche segno c’è già, nell’indebolirsi di Olmi, Castagni, Querce piante sacre a questa divinità, piante sotto le quali un tempo si celebrava la giustizia.

Usiamo questo tempo per risentire dentro di noi queste forze, il tempo è ormai poco, l’Età del Ferro declina:

“…ma Giove annienterà questa razza di uomini perituri… (essi) mettendo il diritto nella forza, spoglieranno le città gli uni degli altri; nessun prezzo si attribuirà al giuramento tenuto, al giusto, al bene; è a colui che fa crimini, all’uomo smodato che andranno i loro rispetti. Il solo diritto sarà la forza, la coscienza non ci sarà più. L’infame attaccherà il bravo con parole distorte che appoggerà con falsi argomenti. A tutti i miserabili umani si attaccherà la gelosia, il linguaggio amaro, l’odio che si compiace del male. Allora dirigendosi verso l’Olimpo, lasciando la terra dalle larghe strade, nascondendo i loro bei corpi con veli bianchi, lasciando gli uomini, monteranno verso l’eterno Coscienza e Nemesi.

Rimangono tristi sofferenze ai mortali. Contro il male non ci sarà rimedio.

(Esiodo “Le Opere e i Giorni”)

RENATO DONATI