Per chi vuole diversificare il proprio portafoglio o proteggersi dalla volatilità del mercato azionario, l’investimento in opere d’arte è un’alternativa interessante. Ma quanto si deve investire? In quali tipi di opere? Quali sono le particolarità del mercato italiano? E quanto possono rendere gli investimenti di questo tipo?

Abbiamo posto queste e altre domande alla nota consulente artistica Vera Canevazzi, ex direttrice della Cortesi Gallery e attuale docente presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia, nonché autrice del libro “Professione Art Consultant” (FrancoAngeli 2020), in cui rivela i trucchi del mestiere a chi ambisce a praticare questa professione affiancando gli investitori nelle loro scelte.

Può darci un’idea dell’entità del mercato delle opere d’arte?

Nel 2018 il mercato globale dell’arte – costituito dalle vendite alle aste e tramite gallerie e mercanti – ha registrato un valore complessivo di 67,4 miliardi di dollari(+6% rispetto al 2017), con una stima di 39,8 milioni di transazioni, il livello più alto dopo il 2008. 

In questo scenario, in cui America, Inghilterra e Cina coprono da soli l’84% del mercato globale, l’Italia ha un ruolo abbastanza marginale, ma il giro d’affari stimato nel nostro Paese ammonta comunque a 430 milioni di dollari circa (Dati Art Market 2019).

Quanto può valere un’opera d’arte?

Le opere d’arte appartenenti al mercato primario, ovvero quelle che vengono messe in vendita per la prima volta dagli autori o dai loro galleristi, hanno un prezzo controllato che viene stabilito in base alle caratteristiche dell’opera e alla storia dell’artista (mostre, collezioni, premi, quotazioni alle aste).

Dalla seconda vendita in poi (mercato secondario) il valore delle opere si allinea tendenzialmente ai risultati d’asta dell’autore, della corrente di appartenenza, ad esempio la Pop Art, e della tipologia del manufatto, come l’arte applicata.

Ogni opera deve essere però valutata in maniera univoca, in base alle caratteristiche intrinseche del bene: soggetto, datazione, dimensione, tecnica, unicità, qualità e stato conservativo. Altri elementi che riguardano la storia dell’opera e la sua autenticità, come certificati, pubblicazioni e documenti d’archivio, ne accrescono ulteriormente il valore.

Infine vi sono delle variabili non trascurabili, che riguardano il gusto del periodo, il momento e il luogo in cui l’opera viene venduta: da Christie’s o da Sotheby’s a New York, solitamente, i lavori di artisti noti raggiungono quotazioni ben più alte che in Italia (dove spesso i capolavori d’arte antica vengono vincolati dal Ministeroe non possono quindi lasciare il territorio, dunque non sono acquistabili all’estero).

Consiglierebbe a chiunque di entrare in questo mercato?

A mio parere l’investimento in arte è consigliato a persone che siano comunque appassionate del settore, anche perché per vedere fruttare il proprio investimento possono essere necessari dieci o vent’anni. Tanto vale nel frattempo “godersi” le opere acquistate, magari tenendole in casa piuttosto che in un caveau.

Negli ultimi decenni sempre più privati e società si sono interessati all’investimento nell’arte per diversificare il proprio patrimonio, tanto che in numerose banche si è sviluppato, all’interno del settore del Wealth Management, il servizio dedicato all’Art Advisory.

Questi investimenti non sono tuttavia automaticamente un successo; le variabili da tenere in considerazione sono molteplici, e sono legate alle caratteristiche dell’autore e dell’opera. Comprare un’opera con una provenienza non verificata, che si può rivelare falsa o rubata, oppure a un prezzo inspiegabilmente alto, difficilmente potrà rivelarsi un buon investimento. 

Così come, al contrario, se un proprietario si muove per la valorizzazione di un proprio bene, facendolo esaminare da un esperto ed eventualmente restaurare, potrà accrescerne il valore: avere la certezza dell’autenticità di un’opera storica anche attraverso analisi di laboratorio porterà a un notevole incremento del proprio patrimonio.

Quali sono i vantaggi e i rischi rispetto alle altre forme d’investimento?

L’arte, oggi considerata un passion asset come vino e automobili, ha delle caratteristiche peculiari rispetto ad altri asset come azioni, obbligazioni e immobili. 

Come risulta dal report “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione” realizzato da Deloitte Luxembourg con ArtTactic nel 2019, il mercato dell’arte è da molti percepito come instabile, per la paura che le opere non siano autentiche, per la possibilità che i prezzi siano stati manipolati e per la mancanza di trasparenza. In effetti il mercato dell’arte, soprattutto quella contemporanea, è pieno di falsi, per cui è bene porre grande attenzione alle provenienze e alle certificazioni delle opere.

Tuttavia, da uno studio pubblicato dalla giornalista Marilena Pirrelli sul Sole 24 Ore, che prende come riferimento l’indice di Artprice100 – basato sui risultati d’asta dei 100 artisti più quotati – emerge che dal 2005 al 2019 l’investimento in arte ha reso di più rispetto a quello immobiliare.

Esistono indici o strumenti che consentano di formulare previsioni attendibili sui rendimenti, come per le altre tipologie di investimento?

A livello generale possiamo cercare di prevedere quanto un’opera crescerà di valore in futuro basandoci sull’andamento del mercato nei decenni precedenti: interpretando i risultati d’asta, gli unici dati di pubblico dominio, possiamo vedere la curva di crescita o di decrescita di numerosi artisti o movimenti. 

Ma diversi docenti di economia hanno fatto un passo in più, creando degli indici di mercato per il settore artisticoattraverso la rielaborazione delle informazioni fornite dalle aste. Tra questi l’indice più utilizzato è il Mei Moses Index, che è stato creato dai docenti di finanza Jianping Mei e Michael Moses nel 2002 e acquistato da Sotheby’s nel 2016. 

Questo indice considera solo le opere più volte rivendute alle aste negli ultimi decenni, di cui l’esempio più noto è quello del Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci: nel 1958 è stato presentato da Sotheby’s Londra come opera di Giovanni Antonio Boltraffio e venduto per 45 sterline, mentre nel 2017, dopo diversi passaggi di compravendita intermedi e l’attribuzione a Leonardo, ha raggiunto 450.312.500 dollari da Christie’s New York, battendo ogni record d’asta precedente e rivelandosi il migliore investimento di sempre. 

Il Mei Moses Index ci fornisce alcuni dati molto interessanti sulla crescita del valore delle opere d’arte rimesse in asta negli ultimi settant’anni: in media dal 1950 al 2018 vi è stato un tasso di crescita medio annuo del 8,8% e dal 2016 al 2018 dell’11,2%.

Quanto è il caso di investire nelle opere degli artisti più famosi e di quelli giovani?

Dal mio punto di vista la cifra minima da investire per acquistare un’opera di un artista emergente è di 10.000 Euro; in questo caso quando parlo di potenziale investimento non prendo in considerazione il lavoro di artisti neodiplomati, ma di quelli già selezionati da gallerie significative o che hanno già ricevuto premiinteressanti. 

Puntare su giovani artisti può dare una grande soddisfazione sia finanziaria che culturale, se si individuano quelli giusti, ma il margine di rischio è ovviamente alto

Acquistare opere di autori già noti, con alle spalle mostre in gallerie storiche, istituzioni culturali e rassegne d’arte internazionali, è sicuramente un investimento più sicuro e per questo più costoso: certamente non si potrà spendere meno di 50.000 Euro, scegliendo autori solidi ma che non sono ancora entrati nel vortice al rialzo delle aste.

Se invece si vorrà puntare già su una “star delle aste” si dovranno investire anche centinaia di migliaia di euro. Si può comunque valutare di muoversi su più fronti, investendo contemporaneamente su artisti di tipologia differente.

Quali sono le particolarità del mercato e degli investitori in Italia?

Mi sembra che i collezionisti italiani, forse per cultura e tradizione, siano più attenti rispetto a quelli stranieri alla qualità delle opere e alla loro valenza estetica. D’altronde in Italia la produzione artistica, così come quella architettonica o tessile, si è da sempre differenziata per il pregio dei materiali utilizzati e la bellezza della foggia. 

Per quanto riguarda il mercato, l’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta ha conosciuto un grandissimo interesse a livello globale, soprattutto tra il 2012 e il 2016, con un elevato innalzamento del valore delle opere di alcuni autori come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Paolo Scheggi, Alighiero Boetti e altri.Lucio Fontana, quattro tele della serie “La Fine di Dio”, 1963-64, stand della Galleria Tornabuoni Arte ad Art Basel nel 2017, Basilea. Tornabuoni Arte

In particolare ricordo nel 2013 la frenesia dei collezionisti, che cercavano di garantirsi in tutta velocità i “pezzi giusti” e quella dei galleristi che aggiornavano mensilmente i loro listini prezzi, seguendo quelli che erano gli incoraggianti risultati d’asta. Se di alcuni di questi autori nel 2008 si acquistavano opere mediamente con 20.000-30.000 Euro, nel 2015, per alcuni lotti, si doveva spendere anche più di un milione di euro.

Come è normale che succeda dopo una crescita di valore così accelerata, negli ultimi tre anni si è assistito a un riassestamento del valore di questi autori e all’interessamento ad altre personalità, come Carol Rama, Gianfranco Baruchello e Giosetta Fioroni.

A chi ci si può rivolgere per muovere i primi passi?

Per cominciare a investire in arte è necessario rivolgersi a un esperto del settore, come un gallerista, il direttore di una casa d’asta oppure un consulente, come art advisor e art consultant

In Italia il numero di questi ultimi è ancora molto ridotto, perché si tratta di una professione che si è consolidata da noi solo negli ultimi anni – mentre nel mondo anglosassone si è affermata a partire dagli anni Ottanta. Il lato positivo è che questi esperti presentano il vantaggio di non essere legati a una “scuderia di artisti”, come i galleristi, o alle opere in catalogo, come le case d’asta, e possono quindi liberamente consigliare al loro cliente la soluzione più vantaggiosa.

Da Business Insider Italia