di Sinistra Anticapitalista Napoli

Cominciamo col dire che siamo fra quelli che hanno sostenuto la candidatura di Geppino Aragno al seggio senatoriale del collegio Campania 7. Una scelta che ritenevamo necessaria e che vogliamo riaffermare. Una scelta che atteneva, a nostro avviso, alla necessità di segnare un momento di chiarezza politica nel (purtroppo piccolo) mondo della sinistra di classe e non atteneva certo alla effettiva eleggibilità di Aragno né attribuiva importanza in sé a questa scadenza elettorale.

Circostanze di diversa natura, hanno portato al voto una percentuale di elettrici ed elettori inferiore al 10%. Una vera e propria débacle che deve interrogare tutte e tutti riguardo alla disconnessione, disaffezione e allontanamento dalla partecipazione politica. È questo a cui occorre guardare, non certo all’astensione in sé. Se fossimo in un periodo ascendente della lotta di classe dal basso, si potrebbe addirittura guardare al tasso di astensione con soddisfazione. Ma non siamo in questa situazione, e anzi, si rafforzano le tendenze all’apatia politica di larghe masse e aumentano le possibilità di avventure reazionarie. Da dove nasce questa disaffezione? Da numerosi fattori storici, ma non possiamo nasconderci che è indotta dal continuo svuotamento delle istituzioni nazionali perseguito dal neo-liberismo, funzionale a far comunque e dovunque prevalere le ragioni del profitto nelle scelte politiche. Conseguenza di ciò è lo sfarinamento sociale dovuto alle controriforme condotte con zelo degno di miglior causa dai governi di centrodestra e di centrosinistra nel corso degli ultimi trent’anni e più: insicurezza sociale, senso di sradicamento, impoverimento di larghe fasce popolari e di settori di piccola borghesia una volta garantiti nel proprio status sociale, mancanza di opportunità reali per tantissimi giovani, disuguaglianze spaventose, non solo di reddito, ma anche di accesso ai servizi. Questo è l’humus in cui le destre populiste e nazionaliste hanno tratto linfa vitale. Ma chi ha alimentato questo humus? Anche qui, senza infingimenti, è stato principalmente il centrosinistra nelle sue diverse incarnazioni, fino al PD, che, malgrado il maquillage zingarettiano, che conserva il nucleo fortemente conservatore e neo-liberale sul piano economico e sociale.

L’operazione Ruotolo, a prescindere dalla figura del neo-senatore, si inserisce obiettivamente nel quadro del tentativo di ricostruzione di un “nuovo” centrosinistra, di una coalizione larga dotata di un progetto politico che ruota attorno al perno di un PD “rinnovato”, nella quale dovrebbe trovare posto, oltre agli ex-LEU,  anche transfughi del M5S e DemA con il suo leader Luigi De Magistri in prima fila. Ed è innegabile che questo esperimento sia stato concepito anche in vista delle prossime elezioni regionali in Campania. Tuttavia, data la concreta probabile configurazione che assumerà questa tornata, con Vincenzo De Luca apparentemente inamovibile dalla sua posizione di candidato del PD, è molto difficile che questa coalizione possa prendere il via in questa tornata, ma potrà essere invece tenuta sospesa per successive occasioni. D’altro canto, che il progetto sia in campo è confermato dallo stesso Ruotolo, che quindi si disporrà al sostegno al governo Conte.

È per questo che siamo preoccupate/i del fatto che, alcune compagne e alcuni compagni, attiviste e attivisti, militanti della sinistra di alternativa abbiano deciso di sostenere questa opzione, o quantomeno non avversarla. Ci chiediamo: se si dovesse ripetere su scala più ampia, queste compagne e questi compagni, che farebbero? Si disporrebbero a sostenere la stampella di sinistra del centrosinistra o continuerebbero, tra mille difficoltà e mille contraddizioni, a tenere in vita un necessario progetto di sinistra antiliberista e anticapitalista? Nel quadro di enorme difficoltà in cui ci troviamo, sia dal punto di vista soggettivo che oggettivo, non si può prescindere, al netto delle inevitabili differenze, a ricostruire una capacità di dialogo e collaborazione. Fintantoché ci sia una condivisione strategica e la consapevolezza comune della necessità di dover aiutare nella ricostruzione di un movimento di classe autonomo e indipendente, le scelte tattiche diverse non possono e non devono essere da ostacolo all’esercizio dell’unità d’azione.

Fermo restando che riteniamo prioritario proporre questa unità d’azione nel sostenere le lotte sociali; unità d’azione non concepita come intergruppo di soggettività politiche esistenti a sinistra del quadro governativo, né come progetto di rifondazione di un unico nuovo soggetto politico. Non pensiamo certo che una tornata elettorale regionale possa portare concreti vantaggi alle masse, né pensiamo che questo quadro istituzionale regionale con questa legge elettorale, sia idonea a svolgere un ruolo politico di alternativa al sistema. Tuttavia sarebbe utile provare a sperimentare questa unità d’azione anche sul questo terreno elettorale, anche al solo scopo di denunciare le contraddizioni del sistema.

Perciò, come Sinistra Anticapitalista Napoli, rinnoviamo il nostro invito a tutte le organizzazioni, i collettivi, le associazioni che si muovono nel solco dell’orizzonte che abbiamo provato a definire a mettere da parte reciproche diffidenze e pur legittime auto-centrature, e a confrontarsi per mettere in piedi una lista unitaria alle prossime elezioni regionali, in grado di sostanziare un passaggio, certamente non prioritario ma comunque utile, della unità d’azione che tutte e tutti auspichiamo.