Teresa Rodríguez, la principale rappresentante di Anticapitalistas, componente andalusa fondatrice di Podemos, non concorrerà nuovamente alla guida del partito in Andalusia. Una separazione che i protagonisti non vogliono presentare come una rottura, tanto che Rodríguez e Pablo Iglesias hanno voluto annunciarla insieme in video. 

scritto da ETTORE SINISCALCHI 13 Febbraio 2020

Teresa Rodríguez, la principale rappresentante di Anticapitalistas, componente andalusa fondatrice di Podemos, non concorrerà nuovamente alla guida del partito in Andalusia. Una separazione che i protagonisti non vogliono presentare come una rottura, tanto che Rodríguez e Pablo Iglesias hanno voluto annunciarla insieme in video. 

“In politica e nella vita le strade a volte si separano. Grazie a Teresa per la sua lealtà”, ha twittato Iglesias. “Questo addio è un arrivederci. Da spazi differenti ci incontreremo difendendo la giustizia sociale”. 

“Sei anni fa abbiamo intrapreso un cammino che ha cambiato lo scenario politico. Bisogna apprendere da questi anni senza nascondere le differenze. A Pablo e alla sua squadra auguro ogni successo”, ha detto a sua volta Rodríguez.

A costituire il motivo principale di dissenso è il rapporto col Psoe. Anticapitalistas ha sempre mantenuto la barra sull’iniziale strategia di Podemos, consentire la nascita di giunte socialiste col voto ma restare fuori da accordi di governo. Già in alcune giunte locali questo metodo era stato contraddetto, l’alleanza con Pedro Sánchez nel governo nazionale ha sconfitto definitivamente questa posizione. Podemos ha seguito l’obiettivo strategico dell’entrata al governo con l’avallo di un referendum tra la militanza, anche in Andalusia.

Se sul piano nazionale la cosa non dovrebbe avere conseguenze, maggiore sarà l’impatto locale e nella lista Adelante Andalucia, alleanza tra Podemos, Izquierda Unida e altre formazioni “andalusiste” di sinistra. L’accordo prevede la permanenza nel gruppo parlamentare andaluso degli undici deputati su diciassette di Anticapitalistas. Per ora, che al governo ci sono Pp e Ciudadanos con l’appoggio dell’estrema destra di Vox, l’opposizione è unitaria. Poi, si vedrà col prossimo voto.

Pedro Sánchez e Pablo Iglesias, seguiti dai membri del nuovo governo, in ritiro per studiare i piani d’azione dei prossimi mesi 

Forse in futuro ci potremo incontrare in qualche progetto di collaborazione elettorale,

ha affermato Iglesias. Intanto a maggio quando in Andalusia, come in altre Comunità autonome, si terrà il congresso di Podemos, gli appartenenti ad Anticapitalistas si ritireranno dall’esecutivo e abbandoneranno il partito, lasciandolo a Iglesias:

Deve dirigere una nuova squadra, in sintonia con la direzione e con gli iscritti,

ha detto Rodríguez.

Teresa Rodríguez e Pablo Iglesias a Málaga, novembre 2018

Tra le figure maggiori della ormai ex componente ci sono l’eurodeputato Miguel Urbán e il sindaco di Cadice, José María González Santos, che però governa la città assieme al Psoe.

Una “scissione gentile”, dunque, nella quale Podemos si misura con la prova del governo – sia nelle conseguenze, col disaccordo che porta alla separazione, che nella sdrammatizzazione della stessa – confermando però l’incapacità di mantenere le divergenze, anche radicali, nel comune progetto politico.

Accade con Anticapitalistas, accadde con Íñigo Errejón a Madrid e prima ancora in una fitta sequenza di allontanamenti volontari, espulsioni, abbandoni che hanno caratterizzato la storia di Podemos – col fondamentale ruolo degli stessi Anticapitalistas, sempre con Iglesias nella gestione delle crisi interne. Anche per questo la separazione chiude veramente un primo ciclo della storia di Podemos, dalla nascita nel 2014 fino all’entrata nel governo col Psoe. 

Anticapitalistas era già presente e radicato in Andalusia, proveniente da IU, da prima della nascita del partito viola. Podemos ha anzi iniziato a camminare anche sulle gambe andaluse, sin dal manifesto “Mover Ficha”, che il 14 gennaio 2014 lanciò l’idea di una formazione elettorale che rispondesse alla domanda di rinnovamento politico degli Indignados, facendone proprie le istanze e la rappresentanza elettorale per “convertire l’indignazione in cambiamento politico”. Un cammino con Anticapitalistas sempre in Podemos, a sinistra, come principale componente di minoranza. Nei congressi il confronto si è tenuto a colpi di candidature e mozioni, sui temi della relazione col Psoe e dell’esigenza di mantenere la sinistra a presidiare l’opposizione sociale dall’offensiva delle destre. Iglesias è sempre uscito vincente, mentre Anticapitalistas consolidava l’egemonia dell’alternativa. Nelle crisi interne, però, sempre il maggiore e fondamentale alleato. Anche nell’isolamento e nell’espulsione della dissidenza, tanto che in rete si possono leggere ironici e amari commenti che dicono “con noi non son mica stati affettuosi come nel video”. 

Non è quindi un artificio retorico ma una constatazione dire che con la “scissione gentile” giunge a compimento la prima fase della storia di Podemos. Anticapitalistas, che è stata una colonna della nascita e del percorso di Podemos, se ne va. Ottenuto il governo, il controllo di Iglesias è pressoché totale, il partito è uno strumento compatto della scelta strategica della dirigenza per il governo del paese. Resta la “maledizione del frazionismo” della sinistra a sinistra del Psoe. Ma le sue modalità vengono agite, davanti alla responsabilità di governo, in maniera molto diversa. 

El Pais:

Anticapitalistas, el último sector crítico con la dirección nacional de Podemos, abandona el partido. La noticia se venía masticando desde hace días, con todas las miradas puestas en la líder de Podemos Andalucía, Teresa Rodríguez, cabeza visible de la corriente y una de las voces más críticas contra el pacto con el PSOE para el Gobierno de coalición. El anuncio de su salida se ha hecho a través de un vídeo de Pablo Iglesias y la propia Rodríguez difundido por redes sociales.

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La tensión entre la líder andaluza e Iglesias venía de lejos. Rodríguez, pese a representar a un sector minoritario de Podemos, se había hecho fuerte en Andalucía. Tras la salida de Íñigo Errejón de Podemos hace poco más de año, una ruptura que amenazó con dinamitar el partido, Anticapitalistas era ya el único sector crítico con Iglesias. Rodríguez siempre había mantenido una posición distante con la dirección nacional, pero sus críticas al Gobierno de coalición marcaron un punto de no retorno.

En el vídeo, la andaluza señala “diferencias políticas de carácter estratégico que es importante no ocultar” y anuncia su renuncia a un nuevo mandato por su “discrepancia con el nuevo Gobierno de coalición”. Iglesias, más acostumbrado a rupturas dramáticas y luchas cainitas, agradece las formas. “Comunicarlo así creo que es un ejemplo de cómo hay que hacer las cosas bien, que por desgracia no ha sido habitual en la izquierda”, reconoce.

La salida de Anticapitalistas, que celebrarán una asamblea el 28 de marzo para debatir su futuro, acaba por completar el cierre de filas total del partido con el ahora vicepresidente. Iglesias encara su momento más dulce sin contestación interna y con la vista puesta en Vistalegre III, el congreso del partido que se celebrará en marzo. Iglesias aspira a un tercer mandato en la secretaría general sin rival a la vista.

Anticapitalistas y Podemos, una separación amistosa

Anticapitalistas abandona Podemos Andalucía de la manera menos molesta posible para el proyecto de Iglesias ahora que es parte del gobierno de la quinta potencia imperialista europea junto al PSOE.

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Santiago Lupe@SantiagoLupeBCN

A última hora de este miércoles se anunciaba la salida de Anticapitalistas de Podemos en Andalucía. Lo hacían Teresa Rodríguez y Pablo Iglesias en un video en el que se presentaba la decisión como fruto de un acuerdo al que habrían llegado Anticapitalistas con el que es ya el vicepresidente del gobierno del Estado español, para que la separación no dañara a la formación morada a la que Rodríguez ha deseado suerte.

La ya excoordinadora general ha comenzado señalando que el proyecto político que impulsaron juntos hace ahora seis años “ha cambiado el panorama político de este país” y que siguen “compartiendo a día de hoy los motivos que nos llevaron a su fundación”. Reconoce que existen “diferencias políticas estratégicas que es importante no ocultar, conocer y tratar con respeto”, aunque solo menciona al pasar la “discrepancia del gobierno de coalición”. Presenta estas formas “civilizadas, respetuosas, empáticas, incluso cariñosas”, oponiéndolas a otras que serían “agresivas, violentas y patriarcales”.

Sin embargo el problema no es (solo) el tono, sino que lo qué se dice anuncia una ubicación frente al nuevo gobierno de lealísima oposición y colaboración. No olvidemos que el partido del que hoy sale Anticapitalistas será nada menos que parte del gobierno que ya ha anunciado que no derogará las reformas laborales, ni el pensionazo, seguirá pagando la deuda, negará el derecho de autodeterminación, mantendrá los CIEs abiertos, las misiones militares en el exterior, las bases como la de Rota o seguirá defendiendo los intereses de las multinacionales imperialistas españolas en todo el mundo. La posición ante este nuevo gobierno será sin embargo la de una “civilizada, respetuosa, empática, incluso cariñosa” indiferencia.

Rodríguez anuncia que dan un paso atrás, para dejar que un nuevo equipo dirija Podemos en Andalucía, pero a la vez reitera que su apuesta seguirá siendo desarrollar Adelante Andalucía – la marca electoral formada hasta ahora por Podemos e IU – y que se mantenga como un espacio “amplio de la izquierda andaluza”, dejando pues la puerta abierta a seguir contando con quienes hoy son ya ministros y ministras de Su Majestad.

Concluye señalando que espera que sea su organización la que se esté equivocando respecto a la cuestión del cogobierno y deseándole suerte a Iglesias y su equipo. Da aire así a la ilusión, tan trabajada desde Unidas Podemos, de que su presencia en el gobierno será la garantía de la resolución de los problemas sociales de las mayorías, y que es el principal acicate para la desmovilización social.

Iglesias le responde agradeciéndoles hacer las cosas así, algo de esperar. Nada podría ahora mismo molestar más a Podemos que emergiera una voz con llegada que cuestionara, como se merece, tanto su integración en el gobierno social-liberal encabezado por Sánchez, como todas las claudicaciones programáticas y acatamientos de los consensos del 78 de los que han dado muestra en apenas dos meses.

Esto, y no una leal y pactada salida, es lo que Anticapitalistas debería proponerse. Que su ruptura no sea una decisión organizativa para levantar un nuevo proyecto político con los mismos mimbres programáticos de reforma de lo posible, aceptación del marco constitucional del 78 y una táctica diferente respecto al cogobierno que limite la subalternización al PSOE y sus gobiernos al soporte parlamentario a los mismos.

Este ha sido el proyecto que han venido defendiendo hasta ahora desde la dirección de Podemos Andalucía, cuya mejor expresión ha sido el “ayuntamiento del cambio” de Cádiz, en la misma línea que los consistorios de Colau en Barcelona, Carmena en Madrid o Santiesteve en Zaragoza.

Teresa Rodríguez, hasta ahora coordinadora general, no optará pues a la reelección en la asamblea ciudadana del próximo mes de mayo. Ni ella, ni ningún miembro de su equipo. La decisión se suma a la cadena de salidas en diferentes territorios, como Madrid, Catalunya, País Vasco o Baleares, en los últimos meses.

Anticapitalistas sí se mantendrá al frente del grupo parlamentario y la coalición Adelante Andalucía. Convertir esta marca, hegemonizada desde su creación por Rodríguez, en una entidad con plena autonomía política y financiera – siguiendo el modelo de los Comunes en Catalunya liderados por Ada Colau – ha sido el principal caballo de batalla entre el sector afín a Pablo Iglesias y Anticapitalistas en los últimos años.

La salida se produce después de la entrada de Podemos e IU en el gobierno del Estado en coalición con el PSOE. Una decisión que desde Anticapitalistas han considerado un error táctico, y a la que le oponían la alternativa de apoyar a Sánchez en la investidura y lograr un acuerdo programático para darle soporte parlamentario. Una posición similar a la que sostiene el Bloco de Esquerra de Portugal, organización que integran también el grupo hermano del de Rodríguez, con el gobierno del social-liberal Costa.

Hasta el momento esta salida escalonada la vienen realizando sin ningún balance de este proyecto político, del que ellos fueron parte impulsora clave en 2014, y que ha venido avanzando en la integración al régimen a pasos agigantados. La renuncia a buena parte de su programa de reformas sociales y económicas – a pesar de la moderación de las mismas -, su renuncia a cuestionar la monarquía, dar la espalda al movimiento democrático catalán o su conversión en los mejores defensores de la Constitución del 78, han sido solo algunos de estos hitos.

Desde la CRT hemos planteado que este salto en la integración de Podemos hacía urgente que Anticapitalista rompiera definitivamente con Podemos. Al mismo tiempo les planteábamos la necesidad de abrir un debate y reflexión sobre el balance de esta experiencia política, que ha terminado sirviendo como uno de los puntales con los que hoy, junto al PSOE, se intenta apuntalar al régimen del 78 y dar una salida gatopardista a su crisis orgánica. El rechazo al gobierno de coalición no es para nosotros un problema táctico, sino que hace a un problema de principios, el “ministerialismo”, contra el que marxismo revolucionario tiene una honda tradición de combate.

La bancarrota del proyecto neorreformista que ha representado Podemos y su integración en el régimen, debería al menos plantear la necesidad de repensar qué izquierda es necesario construir. Si se trata de volver al Podemos de “los orígenes”, en un marco corrido aún más a la derecha y con aires de restauración, o si es hora de plantearse una izquierda radicalmente distinta. La ruptura con Podemos de Anticapitalistas debería ser pues un punto de partida para hacer este balance pendiente y proponerse, junto al resto de la izquierda anticapitalista del Estado y formaciones como la CUP, abrir el debate para poner en pie una izquierda dispuesta a organizar la oposición al gobierno de coalición, desarrollar la movilización social y no la gestión “progre” del Estado imperialista español y pelear así por un programa claramente antirégimen y anticapitalista.