Rivoluzione”. È questo lo slogan con cui la piazza di Beirut, gremita di manifestanti per il quinto giorno consecutivo, risponde al premier Saad Hariri e al suo discorso al termine della riunione del governo. “Il popolo vuole la caduta del regime”, hanno intonato i manifestanti riuniti nella centralissima piazza Riyad al-Solh, secondo quanto riportano i media libanesi. Già nel 2011 “Il popolo vuole la caduta del regime” era stato lo slogan simbolo della cosiddetta Primavera Araba.

Decine di migliaia di libanesi sono scesi in piazza per il quinto giorno consecutivo anche nelle altre città del paese per protestare contro la corruzione e la crisi economica.
 I manifestanti hanno sventolato le bandiere del Libano, ma non quelle di partito, contro una classe politica accusata di essersi arricchita alle spalle della popolazione per decenni. “La gente non ce la fa più”, “Non ci sono buone scuole, né elettricità né acqua”, sono alcune delle rivendicazioni di una protesta, la più imponente da cinque anni a questa parte, che si è estesa oltre Beirut, toccando anche le diverse comunità religiose, da quando il governo ha deciso di imporre nuove tasse per contenere il bilancio.

Questo giorno non è diverso dai giorni precedenti, poiché “la rivolta popolare degli affamati”, come alcuni lo chiamano, ha già annunciato la sua intenzione di continuare fino alle dimissioni del governo, anche se il Primo Ministro Saad Hariri ha promesso per attuare tutte le riforme richieste. I manifestanti non credono più alle vuote promesse della classe politica nel suo insieme. In questi gruppi eterogenei che crescono di ora in ora, che lanciano ognuno i propri slogan e cantano ognuno le proprie canzoni popolari, emerge una volontà sempre più chiara, e unitaria. Anche se nessun leader è emerso da questi movimenti di protesta.

Nel frattempo Saad Hariri, premier di un governo di unità nazionale, ha dichiarato che non intende dimettersi. Vedremo.