Sabato 30 marzo alle ore 14.30 presso il piazzale della stazione di Verona porta Nuova (piazza XXV aprile) partirà la grande manifestazione contro l’oscurantismo del congresso mondiale della famiglia.

FAMIGLIA: UN LAGER AL SERVIZIO DELLO STATO
Nessuna struttura repressiva dello stato (…) è così capillare come i genitori. Commissariati di zona e Carabinieri riescono a malapena a essere presenti in quasi tutti i quartieri e i paesi; adoperano come collaboratori portinai, baristi, negozianti ecc. Ma solo i genitori sono presenti in ogni appartamento per controllare e reprimere i figli (spesso anche quelli degli altri). In Italia, dove il capitalismo non funziona troppo bene, la famiglia è la struttura repressiva fondamentale.
Il discorso riguarda anche le famiglie di proletari e operai: fottuti dalle bugie dell’informazione, fottuti a loro volta dall’allevamento in famiglia quando erano piccoli, sono spesso complici (sia pure involontari) dell’ideologia e della repressione dominanti; e anche peggio vanno le cose nella sterminata massa dei piccolo-borghesi. In fondo sono una rarità (e coi loro pericoli) le famiglie tipo borghesi progressiste, e le famiglie “razionali”, diciamo con un po’ di buon senso, nel rapporto verso i figli: in una società dove la massa è schizofrenica, tutto questo è fin troppo logico.
Tema n. 1: “La mia mamma”
«Una sera quando avevo otto anni, venne da noi Pasquale, che vende i polli
e sta a Teramo. Mamma mi disse di andare in camera da letto. Poi allora
venne Pasquale. Un po’ sta in piedi e mi guarda senza parlare, poi chiude
la porta e si toglie i pantaloni. Io mi misi a strillare, chiamai la mamma,
ma lei non mi rispose. Allora Pasquale mi spogliò, mi mise sul letto e venne
sopra di me, sentii tanto male, urlai, piangevo. Prima di andare via, Pasquale
lasciò diecimila lire e un pollo alla mamma. La mamma non mi disse
nulla, e dopo un’ora mi portò a far vedere alla levatrice perché avevo
perso molto sangue. Da quella volta in poi, Pasquale è tornato ancora,
tante volte anche con gli amici; una volta lasciò alla mamma 50.000 lire.»
(Sabrina)
Tema n. 2: “Il mio papà”
«La mamma era morta da poco, io avevo dieci anni e vivevo sola col papà.
Una sera mi saltò addosso e mi sverginò. Poi ho conosciuto Massimo e anche
lui mi ha presa, e mi ha portato dai suoi amici. Dopo un po’ hanno
cominciato a pagarmi e io andavo a casa di Massimo a fare l’amore; un
giorno in tre ore ne ho fatti dieci di ragazzi. I soldi andavano un po’ a
Massimo e gli altri a papà. Adesso ho quattordici anni e un bambino di sei
mesi, non so di chi.» (Cinzia)

Tema n. 3: “La mia mamma e il mio papà”
«Quando sono andato all’ospedale, i medici pensavano che ero malato;
forse ha la lebbra dicevano. E m’hanno fatto la visita, poi hanno scritto
questo foglio: “Numerosissime lesioni al volto, al cuoio capelluto, al tronco
e agli arti. Alcune in fase crostosa, altre ulcerate e infette; piaghe, la
carne aperta e come ustionata”. I dottori hanno pensato che mi avevano
morso i topi; m’hanno fatto molte domande, e io gliel’ho detto chi mi aveva
morso a sangue: mio padre e mia madre.» (Nicolò, anni 11)

Questi tre temi sono tratti dalla (…) cronaca nera italiana. Ci mettono nel vivo di quella inchiesta, non ancora fatta, sulla violenza della
famiglia.

(…)

POLIZIA FANTASCIENTIFICA GRATUITA:
alcune funzioni della famiglia
Quando Huxley descriveva (Il mondo nuovo) una società dove ogni individuo era controllato in ogni momento della sua vita, da un meccanismo gigantesco,
con strumenti raffinati (droghe speciali, biologia, visite e ispezioni neurologiche), pensava a un futuro abbastanza prossimo in cui la scienza avrebbe offerto al potere tecnologie talmente potenti da permettere il dominio totale, pensava a un futuro abbastanza prossimo, ma pur sempre futuro.
Il dramma (e anche Huxley se ne accorse qualche anno più tardi) è che in questa situazione l’umanità (almeno quella occidentale) c’è da decenni, o forse da secoli.

(…)

La destra più reazionaria lamenta anch’essa la “crisi della famiglia”: i genitori controllano di meno, inculcano di meno, seguono di meno. I figli si danno all’ateismo, al marxismo (SIC), alla droga, al sesso. La “crisi” viene sottolineata da destra. Ma è una crisi parziale. In realtà, la famiglia funziona, male ma anche meglio della polizia o del governo o della televisione. È una presenza massiccia, continua, instancabile. Dove proprio serve qualcosa in più, si inserisce “Comunione e Liberazione”. Per l’essenziale poi del capitalismo all’italiana, funziona il grande meccanismo del miraggio: là dove forse aveva ancora qualche ragione Pasolini: la Standa, la Montedison, la Vespa; insomma un po’ di consumismo per poveri. Ma consumismo senza soldi, e senza oggetti: consumismo disperato.
«Abbiamo conservato il senso della nostra voluttà, del bisogno di muoverci
fuori dalla famiglia perché gli altri ci attirano. Ci siamo sempre
opposti agli orari non si rientra a quest’ora, dove sei stata, che hai fatto,
chi hai visto, finirai male. E invece noi vedevamo chi ci pareva, facevamo
un sacco di cose, cercando il piacere della scoperta, aspettando
sempre sensazioni nuove. E gli adulti ci apparivano tristi, accigliati,
fermi, soprattutto. Rossella ha persino dato fuoco alla porta dello studio
nel quale il padre-professore si chiudeva dentro per intere giornate.»

(Rivolta Femminile, “Comunichiamo solo con donne”, maggio 1974,
Roma)

(Da “CONTRO LA FAMIGLIA” – Stampa Alternativa: mi è parso interessante ricordare “un’antica” lotta di liberazione – Claudio)