Ieri pomeriggio cinquemila persone hanno di nuovo attraversato le strade di Milano unite dalla convinzione che nessun lager dovrà più aprire – nè a Milano né altrove, né in Italia né sull’altra riva del Mediterraneo – e che alle leggi ingiuste bisogna disobbedire con atti concreti.

Associazioni, partiti, singoli, centri sociali, collettivi e tutte e tutti coloro che hanno deciso di opporsi dal basso alle politiche di questo governo (e degli altri che gli han spianato la strada) hanno dimostrato ancora una volta che esiste una parte del Paese che lotta e si mobilita per i diritti, la dignità e la libertà di muoversi. Una parte che si riconosce in proposte di resistenza quotidiana diffusa e rivendicazioni precise e concrete delle quali pretendere l’attuazione da parte delle istituzioni, dal singolo Comune all’UE. 

Su questo continueremo ancora a elaborare, informare, lavorare e fare pressione nei prossimi mesi: ognuno di noi, ciascuno nel proprio grande prezioso piccolo quotidiano, e al contempo tutti e tutte insieme, in difesa dalla vergognosa aggressione in atto, e non da oggi, dei diritti civili, e prima ancora sociali ed umani. Perché questi spettano a chiunque, e ovunque si trovi, indipendentemente dal luogo in cui gli è capitato di nascere. 

Si apre con oggi la fase nella quale si darà corpo alle istanze elaborate. Chi crede nell’antirazzismo come pratica quotidiana e ha coscienza nel fatto che ad essere a rischio in questo momento è la libertà di ciascuno e non solo dei migranti, non può assistere in silenzio alla macelleria sociale in atto, né accontentarsi di slogan vuoti ed ambigui di vaga solidarietà di facciata, specie se non si traducono in azioni e provvedimenti concreti ma, con il pretesto di una legalità di comodo, restano sulla superficie delle cose, cambiando qualcosa perché nulla cambi.

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