di Antonello Zecca

Al di là della propaganda, leggendo il contenuto delle misure (reddito di cittadinanza e quota 100), su cui torneremo nei prossimi giorni con un dettagliata analisi del decreto, emerge, una grande impostura, spacciata addirittura per “un nuovo welfare state” in Italia, come una “rivoluzione”.

Reddito di cittadinanza

un sussidio paternalista di controllo sociale, colpevolizzante verso i poveri e i disoccupati, in cui lo Stato punta alla gestione e alla razionalizzazione della forza-lavoro relativamente in eccedenza, disegnando un nuovo sistema di benefici alle imprese. E’ una misura tipica dei governi reazionari per garantire appieno lo sfruttamento padronale del lavoro distribuendo qualche pezzo di pane ai poveri considerati dei pericolosi minorati da controllare, disciplinare ed anche bastonare.

La misura è progettata infatti attraverso una miscela di fortissima condizionalità e sanzioni punitive.

L’effetto sarà quello di creare una nuova generazione di lavoratori precari e di lavoratori poveri, sottoposti a ricatto permanente. (Particolarmente ignobile è l’obbligo di accettare, dopo la terza offerta “congrua” rifiutata, un’offerta su tutto il territorio nazionale)

“Quota 100”

TFR solo fino a 30000 euro (un’inezia rispetto a quello versato in 38 anni di contributi); nessuna abolizione della  controriforma Fornero che viene confermata totalmente nel suo impianto, ma solo l’allargamento delle finestre di uscita, pagate però a caro prezzo sulla base dei principi cardine dell’austerità, cioè il calcolo contributivo e l’adeguamento dell’età pensionistica all’ “aspettativa di vita”: una penalizzazione che va dal 12% al 25% (tagli consistenti!), a chi decida di usufruirne. Difficile per le donne, la cui attività lavorativa altalenante è ben conosciuta, potervi accedervi e soprattutto senza dover pagare un alto prezzo economico.

Una classe ancora più divisa

Provvedimenti che rendono ancora più subalterni gli individui e più difficile l’organizzazione e lo sviluppo di un’unità di classe. Provvedimenti che frammentano e alimentano la superstizione nei confronti dello Stato. Provvedimenti coerenti con la visione nazionalistica dei proponenti

Di fronte a questi miraggi, c’è chi, abdicando completamente a qualsiasi ragionamento politico e strategico complessivo, sostituendo la parte per il tutto, adottando un metro di giudizio presuntamente sindacale o para-sindacale, sostiene queste misure più o meno larvatamente.

È il sintomo del disfacimento di qualche soggetto della sinistra che ha perso il ben dell’intelletto, cioè qualsiasi riferimento complessivo.

È il riflesso dell’assenza di un movimento della classe lavoratrice come soggetto politico, ma questo tira in ballo l’enorme responsabilità delle direzioni sindacali confederali che da decenni ormai hanno rinunciato a un organico programma di difesa delle condizioni di vita delle classe lavoratrici, supportato da una mobilitazione unitaria di massa.

Questi provvedimenti, che per altro sono sottoposti a pesantissimi clausole di salvaguardia e di continua verifica finanziarie, non sono aspetti da “sostenere” perché in fondo “andrebbero nella direzione giusta” , come qualcuno vaneggia, e occorrerebbe solo una loro “radicalizzazione”.

Sono provvedimenti che vanno esattamente in direzione CONTRARIA alla conquista di riforme significative per la classe, al suo rafforzamento e alla sue possibilità di organizzazione collettiva, sono misure di divisione delle lavoratrici e dei lavoratori e di irregimentazione dei disoccupati.

Un programma di emergenza

Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro con aumenti salariali, un vero salario sociale per studenti e disoccupati, stop alle privatizzazioni e ripubblicizzazione, a cominciare dai servizi pubblici e dai settori strategici, una vera patrimoniale e il ripristino di una forte progressività fiscale, sono solo alcune delle misure necessarie. Questo programma di emergenza può essere fatto vivere solo nelle lotte e per mezzo di esse, senza alcuna illusione, ma con direzioni in grado di aiutare a diradare le nebbie, non a renderle più fitte, pregiudicando così i propri fini dichiarati.

Resistere con ogni mezzo necessario allo tsunami reazionario in corso è la precondizione necessaria a mantenere aperta la prospettiva dell’alternativa radicale di società. Ci sono forze e soggetti nella società che provano a resistere e a riorganizzare una mobilitazione sociale e di classe. E’ certo difficile, ma per nulla impossibile

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