La Serbia si sta sollevando lentamente, l’intera città sta insorgendo… saremo sempre più numerosi”, ha dichiarato l’attore Branislav Trifunovic, uno dei leader del movimento, alla televisione privata N1. Come sabato scorso, i manifestanti hanno sfilato sventolando bandiere serbe e dietro un grande striscione con il nome del movimento: “1 su 5 milioni”. Lo slogan si riferisce a una dichiarazione di Vucic, che dopo la prima manifestazione promise di non cedere alle richieste del movimento nemmeno “se fossero scese in piazza cinque milioni di persone”.

Le proteste sono state scatenate da quello che è apparso come l’ennesimo atto di prevaricazione politica dell’SNS, il pestaggio del leader di sinistra Borko Stefanovic nella cittadina di Krusevac, Serbia centrale, il 23 novembre 2018. Per l’attacco sono stati arrestati 5 uomini, legati ad ambienti vicini al partito di governo, che sono stati rilasciati senza accuse. Il pestaggio di Stefanovic si aggiunge a una lunga serie di intimidazioni, attacchi e omicidi ai danni di militanti dell’opposizione e giornalisti, come l’assassinio del politico serbo di origini kosovare Oliver Ivanovic e il tentato omicidio del giornalista e blogger Milan Jovanovic. Solidarietà viene espressa anche nei confronti di “Pravda Za Davida”, “verità per Davide”, il movimento che sta scuotendo la Bosnia chiedendo giustizia per David Dragicevic, ragazzo ventunenne ucciso e torturato – probabilmente dalla polizia – nella città a maggioranza serba di Banja Luka.

Ma il sostrato sono le disastrose condizioni economiche della stragrande maggioranza. Da subito le proteste hanno coinvolto il taglio delle pensioni voluto dal governo Vucic.

Formalmente organizzate dal gruppo di opposizione “Protesta contro la Dittatura”, che aveva già riempito le piazze dopo l’ennesima vittoria elettorale dell’SNS e la nomina di Vucic a primo ministro nell’aprile del 2016 le manifestazioni sono prive di qualsiasi bandiera di partito e non fanno riferimento all’opposizione parlamentare, che pure le appoggia e sostiene.
Una parte massiccia del movimento, inoltre, rappresentata soprattutto dai giovani che già nel 2016 e nel 2017 avevano protestato per settimane a Belgrado contro Vucic.

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