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Il 2 ottobre del ’68 l’esercito messicano spara sugli studenti riuniti in Piazza delle Tre Culture, nel quartiere di Tlatelolco, a Città del Messico. Il governo parlò di 34 morti (saliti poi ad oltre 50), mentre fonti indipendenti parlarono di oltre 300 morti (tutti tra i manifestanti, ovviamente). Il movimento studentesco messicano si era affermato soprattutto a partire dal mese di luglio (con l’occupazione dell’Università Nazionale Autonoma – UNAM), approfittando dei riflettori della stampa internazionale puntati sul paese centroamericano in occasione delle Olimpiadi. Già in settembre l’esercito era intervenuto pesantemente contro gli studenti, causando numerosi feriti. Ma l’indiscriminato massacro (molti i passanti e i semplici osservatori, tra i quali la giornalista Oriana Fallaci, colpita da un elicottero) fu veramente quanto di più atroce ci si potesse aspettare. La foto in basso mostra il livello di estrema brutalità mostrato dagli assassini in uniforme del governo di Diaz Ordaz. Risultati immagini per massacro di tlatelolco 1968

Anche per protestare contro questa orrenda strage, due settimane dopo, durante la premiazione per la gara dei 200 metri, il vincitore, l’afro-americano Tommie Smith (primo atleta al mondo ad essere sceso sotto il “muro” dei 20 secondi) e il terzo classificato, anch’egli afro-americano, John Carlos, fanno il loro ingresso in scena a piedi nudi, per sottolineare la povertà che a quell’epoca caratterizzava la popolazione nera statunitense, e con un guanto nero a coprire il pugno chiuso levato in alto. Da lì, lo stupore generale, gli sguardi attoniti e quel gesto leggendario: il capo chinato e il pugno alzato al cielo durante la riproduzione dell’inno nazionale, in sostegno dell’Olympic Project for Human Rights, movimento olimpico impegnato nella difesa dei diritti umani. Anche se meno eclatante, solidale con gli studenti messicani è pure il secondo classificato, l’australiano Peter Norman, che indossa lo stemma dell’Olympic Project for Human Rights. I tre atleti pagheranno il loro coraggioso gesto con l’espulsione dal Villaggio Olimpico e con la fine della carriera atletica. I loro penosi persecutori sono stati cancellati dalla storia. Loro tre sono diventati simboli della lotta per la liberazione dell’umanità.

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Pochi giorni prima a Derry, nell’Irlanda del Nord occupata dai britannici, la marcia per i diritti umani (la popolazione d’origine cattolica è tuttora discriminata nell’Irlanda del Nord) viene violentemente caricata dalla polizia britannica. È l’inizio dei cosiddetti “troubles”, cioè la ripresa del movimento repubblicano per la liberazione dal dominio britannico simboleggiato in particolare dalla lotta dell’Esercito Repubblicano Irlandese (I.R.A.).

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Il 17 novembre ad Atene viene condannato a morte Alekos Panagulis, per aver tentato di giustiziare il capo della giunta militare Papadopoulos. La condanna verrà sospesa per l’enorme mobilitazione internazionale contro la dittatura greca dei “colonnelli”.

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Il 2 dicembre del ’68 c’è lo sciopero generale dei braccianti per il contratto di lavoro. Ad Avola braccianti e studenti scendono in piazza insieme, effettuando blocchi stradali. Interviene la Celere di Catania, che fa fuoco sui manifestanti. Due braccianti, Giuseppe Scibilia, 47 anni, e Angelo Sigona, 25 anni, vengono uccisi. Scibilia, soccorso dai suoi compagni, dirà: “Lasciatemi riposare un po’ perché sto soffocando”. Verrà trasportato in ospedale su una 500 ma per lui non ci sarà niente da fare. Oltre ai due morti, si conteranno tra i braccianti 48 feriti, tra cui alcuni gravi. Il ’68, anno della contestazione e della presa di parola, termina nel sangue proletario, versato dalla polizia dei governi di “centro-sinistra”.

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Il 7 dicembre il movimento studentesco milanese (tra i cui leader emerge sempre più Mario Capanna) contesta con un fitto lancio di uova e di vernice la “sfilata” della borghesia milanese alla prima della Scala.

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Si chiude l’anno “della rivolta”: alla Bussola di Marina di Pietrasanta, locale esclusivo della borghesia della Versilia e non solo, è previsto il lussuoso veglione di Capodanno. Militanti del movimento studentesco e de Il Potere Operaio pisano contestano questo “schiaffo alla miseria”. La polizia interviene con violenza e spara. Lo studente Soriano Ceccanti, di 16 anni, viene ferito gravemente, restando paralizzato per tutta la vita.

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(continua)

Flavio Guidi

 

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