La manifestazione nazionale del 10 novembre a Roma (appuntamento ore 14:00 Piazza della Repubblica), “Uniti e Solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini”, a cui hanno finora aderito più di duecento associazioni, sindacati e pezzi di sindacato, organizzazioni politiche e molte centinaia di singoli, compresi artisti, scrittori, attori, intellettuali, costituisce un fatto centrale in questo difficile autunno segnato più che mai dall’offensiva delle varie componenti delle classi dominanti e delle forze della destra e dell’estrema destra.

E’ infatti il primo appuntamento da anni in cui avremo l’occasione di cominciare a praticare concretamente un fronte unitario su parole d’ordine chiare e contenuti radicali mobilitanti, di cui Sinistra Anticapitalista sostiene convintamente e da tempo la necessità.

L’impegno per la piena riuscita di questa manifestazione è fondamentale, ed è tanto più importante quanto più, dopo anni dall’esaurimento dell’esperienza internazionale dei Social Forum, riusciremo a mettere in campo una coalizione plurale al tempo stesso unitaria e autenticamente radicale, in grado di costruire mobilitazioni non solo nazionali, ma radicate nei territori e, cosa ancora più importante, nei luoghi di lavoro, sostenendo le esperienze conflittuali di sindacati e pezzi di sindacato, di delegati sindacali combattivi, che vadano nella prospettiva di creare le migliori condizioni per il protagonismo, l’indipendenza e la ri-soggettivazione politica della classe lavoratrice.

Abbiamo più volte scritto della pericolosità di questo governo, delle sue politiche, dell’ideologia di cui è impregnato, dell’egemonia che le forze reazionarie che lo compongono sono purtroppo oggi capaci di esercitare su una società stremata da decenni di neoliberismo e austerità. Abbiamo sempre sostenuto che la trasformazione della socialdemocrazia in social-liberismo prima, in liberismo tout court poi, e l’accomodamento sempre più spinto ai desiderata dei capitalisti, fino all’aperta complicità, delle burocrazie delle grandi confederazioni sindacali, hanno favorito lo sfaldamento della classe lavoratrice e l’individualismo impaurito e rancoroso della “guerra fra poveri”. Abbiamo sempre riconosciuto che le premesse materiali e politiche dell’affermazione nella società dell’ideologia reazionaria di cui sono portatrici un partito come la Lega e, in misure e forme diverse, una formazione come M5S, sono state poste dai precedenti governi targati centrodestra e centrosinistra, con il PD in posizione di particolare responsabilità. Tuttavia, siamo in presenza di un evidente salto di qualità, che non è possibile in alcun modo trascurare nella sua reale portata, o equiparare a ciò che c’è stato prima.  In un recente articolo scrivevamo, infatti, che: “non bisogna però sottovalutare che il fascismo viene preparato e può affermarsi (in condizioni di crisi economica acuta) attraverso una offensiva ideologica, politica e materiale costituita da una serie di tappe che ne preparano il terreno e ne facilitano lo sviluppo; queste vanno riconosciute e combattute prima che possano generalizzarsi e pervadere il corpo dell’intera società”. (https://anticapitalista.org/2018/10/15/contro-il-governo-gialloverde-organizzare-la-resistenza/).

Il governo gialloverde sta conducendo con decisione questa offensiva ideologica, concretizzandola in atti politici di inaudita gravità, che puntano a scardinare definitivamente conquiste sociali e democratiche che, per decenni, avevano anche lasciato tracce importanti nella coscienza di ampi settori della società, inclusi quelli operai e popolari.

Il DL Salvini, il DDL Pillon, e prima ancora la chiusura dei porti alle navi con migranti a bordo e la criminalizzazione delle ONG che si occupano di salvataggi in mare, l’indegno accanimento contro il sindaco di Riace, Domenico Lucano, e la sua virtuosa esperienza di accoglienza alternativa, la passerella del ministro Salvini nel quartiere romano di San Lorenzo dopo il barbaro assassinio di Desiré, le pressoché quotidiane esternazioni di esponenti del governo, e di quelli della Lega, intrise di razzismo e violenza contro i migranti, i poveri, i “fannulloni”, un DEF che regala altri soldi a ricchi ed evasori fiscali, tentando la quadratura del cerchio di contemperare gli interessi della base sociale della Lega e del M5S (piccole e medie aziende, professionisti, lavoratori autonomi) con quelle della grande industria e, sul piano elettorale, di settori popolari catturati dai miraggi di questo governo. Le “bandiere” della quota 100 e del reddito di cittadinanza, su cui rispettivamente sono state costruite in gran parte le recenti fortune elettorali dei due partiti, vanno denunciate per ciò che sono: decurtazione di salario per i pensionandi (una sorta di riduzione d’orario accompagnata da una corrispondente riduzione di salario) da un lato; un disciplinamento della forza-lavoro eccedente accompagnata dall’individualizzazione e dall’ulteriore frammentazione del mondo del lavoro, dall’altro.

In tale contesto, lo scontro con la Commissione Europea assume i contorni di uno scontro tra diverse frazioni delle classi dominanti, che si intreccia con lo scontro per l’egemonia politica tra la vecchia e screditata rappresentanza tradizionale della grande borghesia (centrodestra e centrosinistra, conservatori e social-liberali), e le nuove forze della destra e dell’estrema destra in ascesa.

L’opposizione del PD al governo giallo verde condotta in nome dei principi liberisti e antipopolari dell’Unione Europea e della difesa delle scelte economiche e sociali praticate dai precedenti governi ha in se qualcosa di surreale, ma costituisce nello stesso tempo uno strumento politico essenziale della grande borghesia per mantenere il controllo della situazione ed è un elemento di profonda confusione nelle classi lavoratrici. L’esito di questo scontro tra le due fazioni della classe padronale è ovviamente incerto, e le prossime elezioni europee daranno un quadro più chiaro al riguardo.

Proprio per questo, dobbiamo prendere molto seriamente il tornante egemonico reazionario in cui siamo immersi. La valutazione dei nostri nemici e le potenzialità regressive di cui sono portatori, impone una precisa assunzione di responsabilità, quella di costruire un fronte ampio di lotta e mobilitazione contro l’affermazione di una versione particolarmente virulenta e reazionaria di “liberismo autoritario”, che può produrre, in condizioni favorevoli, un vero e proprio sfondamento neofascista. D’altro canto, quanto accaduto in Brasile con l’elezione di Bolsonaro, dovrebbe farci suonare più di un campanello d’allarme.

Continuare anche dopo il 10 novembre con lo spirito positivo con cui si sta costruendo questo corteo, pur senza rinunciare, e anzi favorendo in ogni modo possibile il dibattito, il confronto e la discussione politica e strategica, è un’indicazione che crediamo necessaria allo scopo.

Battere questo governo dal basso è dunque la priorità assoluta di questa fase politica e sociale, l’unica in grado di aprire una prospettiva di ricostruzione del movimento di classe e dei movimenti sociali, senza inseguire rovinose chimere e improbabili riedizioni di un centrosinistra ormai morto e sepolto, ma senza neanche concedere nulla ai metodi, alle concezioni, finanche ai linguaggi dei contraenti del “contratto di governo”.

La piattaforma con cui è stato convocato il 10 novembre a Roma ci pare tenga insieme l’esigenza di un fronte ampio a quella di non dare spazio ad ambiguità e a operazioni politiche dannose, utilizzando la spinta genuina di opposizione politica e sociale al governo Lega/M5S espressa dalla crescita delle adesioni e dall’attenzione a questo appuntamento.

Per parte nostra, lavoreremo non solo alla crescita e al rafforzamento di questo movimento, e al suo intreccio virtuoso con altre esperienze di lotta, prima fra tutte quella del movimento femminista, ma anche per la sua autonomia e indipendenza, affinché questa esperienza non si chiuda in una giornata autunnale a Roma, ma duri e si trasformi in un incubo per questo governo e per ciò che rappresenta.

Annunci