Purtroppo, per quanto riguarda il congresso CGIL a Brescia, le cose vanno veramente male. Dopo un’ulteriore verifica di quanto è accaduto, dobbiamo mantenere le scuse ai nostri lettori, mentre le “ritiriamo” a chi, nel gruppo dirigente FIOM e CGIL, si sta comportando in una maniera veramente vergognosa (e lontana mille miglia dalle tradizioni di una FIOM bresciana che sembrano ormai dimenticate). Il fatto che, l’altro ieri, avessimo chiesto pubblicamente scusa (in seguito ad informazioni che apparivano contraddittorie) ci fa onore: pur nutrendo ben poca stima politico-sindacale verso il gruppo dirigente attuale della CGIL e della FIOM bresciana (responsabile, a nostro avviso, di aver spostato completamente dalla parte opposta un sindacato che, fino a pochi anni fa, era ritenuto come uno dei più “a sinistra” e più aperto dell’intera CGIL nazionale), di fronte a dei dubbi legittimamente sollevati, abbiamo, com’è tradizione nostra, scelto un approccio “garantista”. Per cui, fino a prova contraria, gli “imputati” (in senso politico-sindacale, ovviamente), anche se schierati dalla parte opposta rispetto a noi, sono da ritenere innocenti. Ora le cose si sono chiarite e, come si diceva all’inizio, nel senso denunciato nel primo articolo. Il carteggio intercorso tra Bertoli e la Commissione di Garanzia, tra i compagni della SAME di Treviglio e la stessa C.G.T., tra la portavoce della sinistra CGIL nazionale, Eliana Como, e la Commissione di Garanzia Nazionale (che, ripetiamolo, ha già dato ragione ai compagni della sinistra interna, contro la maggioranza del gruppo dirigente, ma il cui verdetto continua ad essere ignorato dai vertici bresciani) ci parlano di una vera e propria “emergenza democratica” nella FIOM e nella CGIL bresciana. Non era mai accaduto, nemmeno nello scorso congresso (dove furono varie e ripetute le violazioni della democrazia interna, ma non così massicciamente e non con queste modalità), che un gruppo dirigente si spingesse fino ad impedire, con tutti i mezzi, ad una parte della FIOM e della CGIL di poter far sentire le proprie ragioni in un congresso: sindacalisti respinti alla soglia delle fabbriche, funzionari che chiedono al padrone (sic!) di negare l’accesso ai sindacalisti della sinistra FIOM, atti di intimidazione ripetuti, ostruzionismi di ogni tipo. Ora la misura è colma: esigiamo dal gruppo dirigente della FIOM e della CGIL bresciane una vera e propria “svolta democratica”.  Se pensano di poter contare sulla maggioranza degli iscritti, perché temono tanto il confronto con i compagni del “Sindacato è un’altra cosa?” O forse non sono così sicuri di “rappresentare la maggioranza”? Questi atteggiamenti danneggiano non solo, com’è ovvio, la sinistra sindacale, ma l’intera CGIL e il movimento operaio in genere, che ha bisogno della più ampia democrazia come gli esseri umani dell’aria per respirare. Mortificare le libertà democratiche interne alla CGIL vuol dire soffocare la vita sindacale, rendere il sindacato un puro apparato passivo che sopravvive a se stesso, fatto da grigi burocrati abituati a dire sempre di sì al “capo” (e quindi ben poco adatti a combattere contro i padroni). La FIOM, la CGIL sono dei lavoratori, non dei “dirigenti”!

Flavio Guidi, ex membro del direttivo provinciale della CGIL Scuola (ora FLC).

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