Di Luca Veronese

E’ la scelta di Nadia Calviño come ministra dell’Economia a segnare il percorso del nuovo governo di sinistra guidato dal socialista Pedro Sanchez, nel quale sono ben undici le donne e solo sei gli uomini (compreso lo stesso premier). Il segnale è chiaro: l’economia resta una priorità e il ribaltone con il quale Sanchez è diventato premier, scalzando il conservatore Mariano Rajoy dalla Moncloa dopo sette anni, non modifica in alcuna maniera la fedeltà della Spagna all’Europa e la partecipazione di Madrid al grande progetto dell’Unione e della moneta unica.

Calviño è stata fino a ieri a Bruxelles come direttrice generale del dipartimento della Commissione europea che gestisce il budget comunitario, di fatto il numero due di Günther Oettinger, commissario Ue per il Bilancio e le risorse umane. Nata a La Coruña in Galizia, madre di quattro figli, economista ed esperta di regolamentazioni dei sistemi finanziari, è nota per la determinazione e la dedizione al lavoro, per l’attenzione ai dettagli e il rigore professionale. Ha un profilo tecnico più che politico, quasi neutrale, ha sempre avuto ottimi rapporti anche con i governi della destra: la sua vicinanza ai Socialisti è rintracciabile tuttavia nel padre José Maria, primo direttore della televisione pubblica spagnola ai tempi di Felipe Gonzalez.

La nuova ministra eredita un’economia uscita con grande velocità dalla crisi e che anche quest’anno dovrebbe raggiungere un’espansione vicina al 3 per cento. Dovrà gestire – anche attraverso la rete di relazioni su cui può contare a livello internazionale – l’ultima fase del risanamento dei conti pubblici spagnoli con il deficit finalmente sceso sotto il 3% del Pil, per la prima volta dopo la grande recessione, ma con il debito pubblico salito pericolosamente vicino al 100% del Pil proprio dal 2007 in poi. Al suo fianco come responsabile del ministero del Tesoro ci sarà un’altra donna, Maria Jesus Montero. Mentre in un altro ruolo chiave per l’economia del Paese ci sarà Magdalena Valerio che come ministro del Lavoro si occuperà di un tasso di disoccupazione ancora altissimo, sopra il 15% nonostante il costante recupero. «Sanchez – dice Antonio Barroso, analista di Teneo Intelligence – sta tentando di bilanciare le capacità e l’esperienza dei tecnici con la strategia politica. È ben consapevole che l’economia resta il tema più rilevante del governo e sta dedicando all’economia particolare attenzione».

Continua dunque a Madrid il passaggio di consegne senza scosse, in economia ma anche nelle questioni di politica interna. Sanchez ha deciso di formare un governo socialista di minoranza che può contare solo su 84 seggi sui 350 complessivi del Parlamento: si affiderà quindi, di volta in volta, ai voti di Podemos e dei partiti nazionalisti dei Paesi Baschi e soprattutto della Catalogna che hanno contribuito a cacciare Rajoy e ora intendono negoziare il loro appoggio.

Alla Catalogna e alle rivendicazioni di indipendenza di Barcellona, Sanchez ha inviato altri segnali molto chiari nella formazione del suo governo. Carmen Calvo, ministra dell’Uguaglianza e vicepremier è una nota costituzionalista. È catalana Meritxell Batet, ministra delle Autonomie regionali. Mentre gli Esteri sono affidati a Josep Borrell, già presidente dell’Europarlamento, anch’egli catalano di nascita ma soprattutto, tra i Socialisti, uno dei più fermi avversari del fronte secessionista catalano

Dal sito del Sole 24 Ore

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